Studi scientifici | Le cellule senescenti il futuro per curare l’osteoartrite

L’osteoartrite (OA), nota anche come malattia degenerativa, è una condizione in cui la cartilagine – il tessuto che protegge l’osso delle articolazioni – si logora, finendo per far sfregare direttamente le ossa una contro l’altra. Ciò può causare dolore, gonfiore, e limitata articolarità. OA è la forma più comune di artrite negli Stati Uniti e colpisce circa 27 milioni di americani adulti. Mentre la condizione può verificarsi in tutte le età, è più comune tra le persone di età compresa tra 65 e più anziani.

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Non esiste una cura per l’OA, solo terapie che possono aiutare a gestire i sintomi. Queste includono farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS) e corticosteroidi. Nei casi gravi può essere necessario un intervento chirurgico articolare.

Il Dr. Kirkland e la sua equipe hanno evidenziato i risultati di uno studio cellulare sui ratti che può indicare una futura strada per la prevenzione ed il trattamento della OA. Per eseguire lo studio, il team ha utilizzato un modello di trapianto di cellule senescenti (Cellule al termine del loro ciclo rirpoduttivo) . Ciò ha comportato un prelievo di cellule sia senescenti che non senescenti dalla cartilagine dell’orecchio dei topi, per poi iniettarle nelle articolazioni del ginocchio dei roditori.

Rx necrosi ultimo stadio

Nel corso di un periodo di 10 giorni, i ricercatori hanno scoperto che l’accumulo di cellule senescenti intorno alle articolazioni del ginocchio dei roditori ha causato loro una serie di sintomi e caratteristiche tipiche dell’OA, tra cui dolore, danni della cartilagine e mobilità compromessa.

L’assenza di tali sintomi è stata prerogativa dei campioni iniettati con cellule non senescenti. Questi risultati, dicono gli autori, forniscono la prova di un nesso causale tra la senescenza cellulare e la OA, oltre ad aprire la strada verso nuovi modi per ritardare, prevenire o trattare l’OA.

“L’Osteoartrite è stata già in passato associata con l’accumulo di cellule senescenti presso le articolazioni, tuttavia, questa è la prima volta che si evidenzia un nesso causale. E’ chiaro che c’è ancora molto lavoro da fare ma questi risultati sono un passo fondamentale verso il traguardi di un trattamenti efficace”.

Dr. James Kirkland

Fonte: medicalnewstoday

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