Protesi d’Anca Mininvasiva Anteriore | Il planning pre-operatorio

L’atto chirurgico in sé non è che la “punta dell’iceberg” di un progetto che comincia ben prima del giorno dell’intervento. Quando il paziente è difronte alla prospettiva di affrontare un intervento di protesi d’anca mininvasiva anteriore, intraprende un percorso che step dopo step costituisce il planning pre-operatorio, ovvero il progetto dell’intervento vero e proprio.

Dopo gli esami clinici di rito al paziente vengono prescritti particolari proiezioni radiografiche dell’area da trattare, sulla quale vengono eseguite tutte le necessarie misurazioni per valutare dimensioni e orientamenti della protesi. Tutti i dati raccolti in questa fase vengono messi in relazione con lo status scheletrico del paziente valutato clinicamente. In questa fase si rilevano per esempio eventuali dismetrie (asimmetrie nella lunghezza degli arti) ed altri parametri biometrici da tenere in considerazione in fase chirurgica.

Il Dr Cammarano a sinistra, e il Dr De Peppo

La più grande casistica in Italia

“PASSARE TRA I MUSCOLI SENZA INCIDERLI O STACCARLI”


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Dott. G. Cammarano +39 329 1214372 – ARS Medica 06 362081

Dott. M. de Peppo +39 329 1214439 – ARS Medica 06 362081

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Clinica ARS Medica

Approccio anteriore all’anca

Protesi d’anca mini invasiva anteriore | Tornare liberi di muoversi senza fisioterapia

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LA PROTESI D’ANCA MININVASIVA ANTERIORE A ROMA DAL 2003

“Passare tra i muscoli senza inciderli o staccarli”


Spesso i pazienti chiedono quale sia la terapia di riabilitazione post-operatoria relativa all’accesso anteriore mininvasivo e successivamente quali possano essere le attivà sportive compatibili o più semplicemente entro quali limiti si possa praticare del movimento.

Dopo un intervento all’anca effettuato con accesso mininvasivo anteriore, grazie all’assenza del dolore che caratterizzava l’artrosi e ad una ritrovata articolarità i pazienti tornano gradualmente al movimento semplicemente la ricominciando a camminare, a muoversi liberamente come un tempo.

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Approccio anteriore all’anca

Le caratteristiche peculiari dell’accesso mininvasivo anteriore, ovvero passare il tra i muscoli senza inciderli o staccarli, facilitano la ripresa del movimento poiché l’assenza di danno muscolare consente a tutti i muscoli  dell’anca di partecipare attivamente alla ripresa del movimento senza ostacolarne il processo grazie all’assenza di dolore.

Non sarà necessario limitare alcuni movimenti per evitare il rischio di lussazioni poiché grazie alla integrità di tutti i muscoli coinvolti nei movimenti dell’anca questo pericolo non esiste

Inoltre la natura stessa dell’accesso, situato sul lato anteriore, previene questa evenienza poiché nei movimenti di flessione, ovvero quando ci si accuccia o ci si siede, l’escursione di movimento dell’anca volge verso i glutei, zona assolutamente non interessata dall’intervento.

Il passaggio anatomico inter-muscolare caratteristico della mininvasiva anteriore consente di lavorare sull’anca senza effettuare alcun distacco o incisione e ciò permette al paziente di poter contare sull’integrità dei motori muscolari, questo a vantaggio di tutti i movimenti e di attività sportive eventualmente praticate.

LA PROTESI D’ANCA MININVASIVA ANTERIORE A ROMA DAL 2003

“Passare tra i muscoli senza inciderli o staccarli”

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Per la Divisione di Ortopedia Generale del CTO di Roma diretta dal Dott. Germano Cammarano, la protesica d’anca con accesso mininvasivo anteriore è una realtà suffragata da migliaia di pazienti operati con successo.

Prima struttura in Italia a utilizzarla sin dal 2003

Prima struttura in Italia per numero di pazienti operati

Primo centro di riferimento in Italia dal 2003

 Chirurgia mini invasiva, nuove tecnologie ed una grande esperienza maturata in tanti anni di casi comportano vantaggi concreti. Vieni a conoscerli di persona.

 

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Il Dr Cammarano a sinistra, e il Dr De Peppo

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Cosa scrive il Ministero della Sanità sulle protesi d’anca da rivestimento Metallo su Metallo (MoM)

Depuy Hip Replacement

A proposito delle protesi da rivestimento metallo su metallo alleghiamo di seguito un articolo pubblicato sul sito ministero della salute.

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Le protesi d’anca Metallo su Metallo

Le protesi d’anca metallo su metallo, denominate MoM dall’inglese Metal on Metal, sono una particolare classe di protesi caratterizzata dall’accoppiamento di due componenti articolari metalliche, una femorale e l’altra acetabolare. Se ne distinguono due tipologie:

  • le protesi totali (THR dall’inglese Total Hip Replacement) composte da una testa metallica, uno stelo metallico e un acetabolo metallico (monoblocco o con un inserto anch’esso metallico);
  • le protesi di rivestimento (HRA dall’inglese Hip Resurfacing Arthroplasty) in cui la testa femorale viene rifilata e ricoperta da una calotta metallica, mentre a livello dell’acetabolo viene impiantato un cotile metallico privo di inserto.

Le protesi MoM sono state immesse sul mercato internazionale a partire dagli ultimi anni del ’90 con l’intento di offrire una serie di vantaggi:

  • minore usura delle superfici meccaniche rispetto agli impianti con accoppiamento di tipo convenzionale (metallo-polietilene; ceramica-ceramica; ceramica-polietilene; ceramica-metallo);
  • minore possibilità di mobilizzazione dell’impianto;
  • minore possibilità di rottura protesica;
  • nelle protesi MoM di superficie (HRA), una maggiore conservazione anatomica e funzionale dell’articolazione dell’anca che le rende particolarmente adatte ad un utilizzo nei soggetti più giovani e attivi.

A fronte di tali vantaggi bisogna però osservare che in questo tipo di protesi può realizzarsi una usura delle superfici articolari che conduce alla produzione ed accumulo di ioni metallici (metallosi da cobalto e cromo) e di detriti (debris) a livello dei tessuti peri-protesici.

Tali fenomeni possono essere all’origine, in alcuni pazienti, di reazioni infiammatorie locali a loro volta causa di comparsa di sintomatologia a carico dell’anca che può esitare in un fallimento dell’impianto e nella necessità di una revisione chirurgica del medesimo. In aggiunta, il rilascio locale e l’assorbimento in circolo dei citati ioni metallici può essere causa in alcuni pazienti di reazioni avverse a carico di vari apparati/organi bersaglio, del tipo:

  • reazioni generali da ipersensibilità (rush cutanei);
  • sintomi neurologici anche a carico degli organi sensoriali (alterazioni uditive o visive);
  • alterazioni  dello stato psicologico;
  • cardiomiopatia;
  • alterazioni della funzionalità renale;
  • disfunzioni tiroidee .

In considerazione di quanto esposto le protesi d’anca di tipo MoM sono state recentemente oggetto di un crescente interesse da parte della comunità scientifica internazionale e delle Autorità sanitarie nazionali e sovranazionali preposte alla vigilanza e sorveglianza sui dispositivi medici, al fine di rivederne e ridiscuterne l’utilizzo in termini di efficacia e sicurezza per i pazienti portatori e canditati all’impianto.

Lo SCENIHR, Organo istituito nel 2004 per fornire alla Commissione Europea inequivocabili pareri scientifici sulla sicurezza e sulla valutazione globale dei rischi connessi all´utilizzo delle nuove tecnologie, interrogato sulla valutazione dei rischi connessi all’utilizzo delle protesi MoM, ha raccomandato con parere del 25 settembre 2014 il follow-up clinico – strumentale – laboratoristico, secondo protocolli definiti localmente, di tutti i soggetti portatori di MoM, individuando categorie maggiormente a rischio. Inoltre lo SCENIHR ha evidenziato la necessità di studi a medio e a lungo termine al fine di ottenere evidenze conclusive sulla tossicità dei metalli nei soggetti portatori di MoM e in generale sulla sicurezza di tali protesi per i pazienti. Il Ministero della salute, a beneficio dei vari portatori d’interesse,  ha provveduto a tradurre in lingua italiana l’abstract del parere.

Il Ministero della Salute è in prima linea nel monitoraggio della problematica MoM, attraverso una continua azione di vigilanza e sorveglianza ed una partecipazione attiva alle discussioni scientifiche internazionali.

Il Ministero promuove l’istituzione del Registro delle protesi impiantabili, tra cui le protesi ortopediche. A tal fine supporta l’implementazione del Registro Nazionale delle Artroprotesi (RIAP) coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, per realizzare una raccolta dati completa che consenta di ottenere informazioni e successive elaborazioni quanto maggiormente accurate e valide da un punto di vista scientifico.

Per un approfondimento consulta i documenti:

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Come è fatta una protesi d’anca?

Come è fatta una protesi d’anca?

In una sostituzione totale dell’anca, sia parte del femore che l’acetabolo del paziente vengono sostituiti con impianti protesiciIn particolare, uno stelo in titanio viene inserito nel canale femorale appositamente preparato.

Attaccato al collo di questo stelo c’è è una sfera in metallo o in ceramica che sostituisce la testa originale del paziente. Questa sfera articolerà in un cuscinetto (chiamato anche inserto) in polietilene ad alta reticolazione o in ceramica a sua volta ancorato meccanicamente ad un involucro semi sferico sempre in titanio, detto cotile o coppa protesica. Questo involucro è inserito al bacino e completarà la nuova articolazione del paziente. 

Grazie ai progressi degli ultimi trent’anni, diversi tipi di materiali da impianto sono stati utilizzati e studiati, assieme anche a nuove procedure chirurgiche e strumentari sempre più evoluti. Ciò consente oggi al chirurgo soluzioni adeguate all’età del paziente e al suo stile di vita.

Fissazione dell’impianto all’osso

Oltre ai materiali relativi agli accoppiamenti testa / inserto acetabolare il chirurgo deve decidere se ancorare la protesi femorale all’osso utilizzando del cemento chirurgico o lasciare che sia l’osso con la sua attività di osteintegrazione a stabilizzare l’impianto ad esso. Nel primo caso lo stelo femorale è in acciaio e piuttosto liscio, a volte lucidato a specchio. Nel secondo caso lo stelo è in titanio e può avere un’aspetto retto o “assomigliare” al canale femorale copiandone la forma. Questi ultimi sono detti “steli anatomici” e sono generalmente scelti per essere usati con gli accessi mini-invasivi

Qui sopra una artroprotesi d’anca non cementata con stelo anatomico e cotile con inserto in polietilene.


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Alimentazione | I possibili benefici della dieta a Zona nei pazienti con protesi d’anca

Cinzia | Allenarsi nella corsa a 1 anno dall’intervento

Abbiamo il piacere di pubblicare un articolo della nostra paziente Cinzia circa la funzione dei radicali liberi prodotti durante l’alimentazione in rapporto alla durata dei polietileni in uso nelle protesi d’anca.

“Un’idea che mi è venuta nell’apprendere, da Manuel Galvez (editor del sito – ndr), che il polietilene per protesi va incontro a usura in seguito alla produzione di radicali liberi (prodotti dalle radiazioni cui veniva sottoposto per essere sterilizzato), i quali, reagendo con altre molecole riducono il peso molecolare del polimero. Negli ultimi anni si sono fatti grandi passi in avanti con le nuove tecnologie di sterilizzazione per ridurre la formazione di tali molecole altamente instabili e ho pensato che l’alimentazione potrebbe incidere negativamente sulla longevità del polietilene poiché ogni volta che ci alimentiamo il nostro organismo produce radicali liberi.

Cortile con inserto in polietilene

La produzione di radicali liberi è tanto più elevata quanto più ipercalorica è la dieta. In altre parole, più mangiamo più introduciamo calorie e più produciamo radicali liberi. Anche se non ingrassiamo. Un regime alimentare che riduce la produzione di radicali liberi è, per quanto concernono le mie conoscenze fino ad oggi, la dieta Zona del dott. Barry Sears. La Zona è una dieta in grado di fornire livelli adeguati di macro e micronutrienti col più basso apporto calorico e quindi con la più bassa produzione di radicali liberi.

E, al contempo, è ricca di antiossidanti che, tra l’altro, vengono impiegati nell’industria delle materie plastiche, tra cui il polietilene, proprio per evitare il loro invecchiamento. In conclusione, il polietilene potrebbe beneficiare di un’alimentazione a bassa produzione di radicali liberi e elevata attività antiossidante come lo è l’organismo che è costituito da materia organica”.

Cinzia T.


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Il vantaggio della protesi d’anca con accesso mini invasivo anteriore

Con l’evoluzione di nuovi accessi chirurgici, migliori tecniche di anestesia, nuovi impianti protesici e sistemi infirmatici di pianificazione pre-operatoria, i chirurghi sono in grado di ridurre i tempi di recupero dopo la sostituzione protesica dell’anca. Gli effetti di tali metodi e tecnologie permettono al chirurgo di operare con maggiore precisione e minore invasività. La chirurgia mini invasiva per la sostituzione dell’anca ha questo come obiettivo.

Approccio anteriore all’anca

Il vantaggio della protesi d’anca con accesso mini invasivo anteriore è certamente nella minore lesione ai tessuti. Grazie a questo i pazienti si sentono meglio e si riprendono più velocemente. Il paziente è incoraggiato a muoversi e riabilitarsi in tempi brevissimi e soprattutto nei pazienti più giovani quasi sempre non è necessaria la fisioterapia. Questo non vuol dire che le tecniche chirurgiche mini invasive siano prive di rischi e complicazioni come d’altra parte non lo è qualsiasi tipo di intervento chirurgico.

Per maggiori informazioni non esitate a contattarci.

Tribologia | Il fallimento dell’accoppiamento metallo-metallo nella protesi d’anca

Uno studio ha dimostrato che le protesi d’anca che utilizzano l‘accompimento metallo metallo (testa e intero acetabolare metallici) sono più a rischio di una revisione entro il breve e medio periodo. Sono stati presi in esame numerosi impianti di una nota azienda americana con l’intento di scoprire i fattori di rischio associati con il fallimento precoce e la necessità di un ulteriore intervento chirurgico.

L’uso del metallo metallo è precipitato negli ultimi cinque anni, ma “centinaia di migliaia” di impianti rimangono al loro posto. Una migliore comprensione dei fattori associati al rischio di fallimento fornisce preziosi informazioni per i lavoratori di ricerca di sviluppo dei materiali. Sono stati esaminati i dati di 434 pazienti (243 donne e 191 uomini) relativi a 489 protesi totali d’anca metallo metallo riferiti ad un ospedale nel nord dell’Inghilterra e monitorati per una media di 7,5 anni dopo l’intervento.

Ne è risultato che 71 impianti pari al 16% del totale sono stati revisionati nel corso di questo periodo. Un tasso drammaticamente inaccettabile, come ritenuto dagli studiosi. Tra le altre cose è stato rilevato che in oltre il 40% dei casi esaminati la superficie del cono era difettosa. La superficie conica descrive l’interno della testa femorale che si collega allo stelo femorale. Questo difetto era significativamente associato con l’eccessivo rilascio di particelle di metallo nell’organismo, fattore determinante per il fallimento dell’impianto.

Metallosi

Una evidente colorazione metallica dei tessuti, visibile ad occhio nudo (metallosi) è stata riscontrata in circa un quinto dei casi. Il fenomeno è stato riscontrato maggiormente nei pazienti di sesso femminile in quanto più spesso soggette a sostituzione protesica di entrambe le anche.

I dati del Registro Nazionale congiunto per l’Inghilterra e il Galles per il 2014 indicano che sono state impiantate 11.871 protesi d’anca metallo su metallo, ciò suggerisce i ricercatori a calcolare che circa 180.000 persone in tutto il mondo hanno questo tipo di protesi. Questi pazienti potrebbero essere a rischio di un intervento chirurgico di revisione precoce.

Fonte: Opnews

News | L’approccio anteriore mini invasivo candidato a diventare la tecnica più diffusa al mondo

Da un post pubblicato su Medicalnewstoday nel 2012.

“In tutto il mondo la maggior parte degli interventi chirurgici di sostituzione dell’anca vengono eseguiti con altre tecniche, poiché per padroneggiare l’approccio anteriore occorre una competenza specifica di alto livello. Tuttavia, le persone sono sempre più consapevoli dei suoi benefici ed entro i prossimi 5/10 anni diventerà la tecnica principale“. Dr. Harold Rees – Gottlieb Memorial Hospital

Approccio anteriore all'anca
Approccio anteriore all’anca

Una nuova tecnica per eseguire gli interventi di protesi d’anca, l’approccio anteriore che permette al paziente di avere meno dolore, recuperare più rapidamente e avere un bassissimo rischio di lussazione.

Il Dr. Harold Rees ha descritto questa tecnica dopo aver eseguito l’intervento chirurgico su uno dei suoi pazienti testimoniando dei risultati sorprendenti. Il giorno dopo l’intervento il paziente era in grado di salire metà rampa di scale in ospedale e solo 15 giorni dopo ha ripreso a lavorare.

La maggior parte dei pazienti che hanno subito un intervento chirurgico con tecniche tradizionali, considerando uno studio del 2009, ha dichiarato che il tempo medio di recupero per un intervento del genere è compreso tra 1 a 6 mesi. Il Dr. Rees ora usa l’approccio anteriore in tutti i suoi interventi di sostituzione protesica dell’anca presso il Gottlieb Memorial Hospital di Loyola a Melrose Park.

La tecnica è chiamata approccio anteriore perché l’intervento chirurgico viene eseguito attraverso la parte anteriore dell’anca, invece che lateralmente o postero-lateralmente dove per avere accesso all’articolazione dell’anca si tagliano muscoli e tendini. Al contrario la tecnica mini invasiva anteriore vi passa attraverso senza inciderli o staccarli.

 

Bone & Joint Journal | L’approccio mini invasivo anteriore all’anca: analisi dei risultati di 1511 pazienti operati tra gennaio 2006 e dicembre 2010

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Gli approcci anteriori diretti per l’anca hanno guadagnato popolarità come metodo mini invasivo durante l’esecuzione di interventi di sostituzione totale dell’anca. Si presentano i risultati di una analisi retrospettiva basata su pazienti operati con l’approccio mini invasivo anteriore rispetto a quelli operati con il più convenzionale approccio laterale diretto. Una banca dati elettronica ha selezionato da un registro comune 1511 pazienti operati tra gennaio 2006 e dicembre 2010 di protesi d’anca da primo impianto. I nostri risultati rappresentano una sintesi dei risultati del nostro lavoro precedentemente pubblicato. Abbiamo riscontrato che i pazienti operati con approccio mini invasivo anteriore hanno avuto un più rapido recupero funzionale e superiori punteggi di Harris* dell’anca nel post-operatorio rispetto ai pazienti operati con approccio laterale diretto. Il tasso di complicanze complessivo nel gruppo mini invasivo è relativamente basso 1,7%, così come le fratture femorali peri-proteiche con un tasso del 0,9%, le lussazioni solo lo 0,4% e il tasso di infezione è stato dello 0,1%. Si evince che l’approccio mini invasivo anteriore nella sostituzione protesica del’anca è affidabile e sicuro e favorisce il precoce recupero funzionale dei nostri pazienti.

Fonte: Bone & Joint Journal

*Punteggi di Harris – William Harris, un medico ortopedico del Massachusetts (USA), ha sviluppato l’Harris HIP score per misurare il funzionamento dell’anca di un paziente dopo l’intervento chirurgico. La valutazione fornisce un punteggio standard utilizzato per valutare il recupero post-operatorio. Sono presi in considerazione otto fattori: dolore, distanza percorsa, attività, mezzi pubblici, supporti utilizzati, zoppia, scale e seduta.