Accesso chirurgico mininvasivo anteriore all’anca e mini protesi

Molti pazienti ci chiedono quale sia la differenza tra accesso chirurgico mininvasivo anteriore e mini protesi. Le due cose sono ben distinte. L’accesso anteriore mininvasivo all’anca è una via chirurgica che senza tagliare o staccare i muscoli consente l’impianto di una protesi d’anca standard o a stelo corto. Il paziente ha il vantaggio di un breve ricovero, minor dolore, minore perdita ematica ed un rapido recupero al movimento.

Per mini protesi d’anca si intendono tutti gli impianti protesici a stelo corto, ovvero con l’impianto femorale più corto. Resta uguale invece la parte acetabolare, cioè la coppa impiantata nel cotile del paziente. Allo stato attuale l’uso di steli più corti o standard è nella maggior parte dei casi sovrapponibile soprattuto nei pazienti più giovani.

Negli ultimi anni l’evoluzione degli strumentari, l’impiego di nuovi materiali ed il successo dell’accesso chirurgico mininvasivo anteriore hanno fatto della chirurgia protesica dell’anca uno degli interventi di maggior successo nell’ortopedia.

Un esempio di stelo corto
Il Dr Cammarano a sinistra, e il Dr De Peppo

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Approccio anteriore all’anca

Quanto dura e come è fatta una protesi d’anca?

Come è fatta una protesi d’anca?

In una sostituzione totale dell’anca, sia parte del femore che l’acetabolo del paziente vengono sostituiti con impianti protesici. Un impianto è composto da quattro elementi fondamentali.

Lo stelo femorale

Realizzato in titanio viene inserito nel canale femorale appositamente preparato con delle apposite brocce. In commercio si possono distinguere tre tipologie fondamentali di steli femorali: Retti, Anatomici e cementati.

Questi ultimi (i cementati) vengono utilizzati con un apposito cemento (con o senza antibiotico) che agisce come collante per stabilizzare immediatamente lo stelo all’interno del femore piuttosto che attendere il processo di osteo-integrazione necessaria per gli steli retti e anatomici non cementati.

La Testa – Il Cotile – L’Inserto

Attaccato al collo di questo stelo c’è è una sfera in metallo o in ceramica che sostituisce la testa originale del paziente. Questa sfera articolerà in un cuscinetto (chiamato anche inserto) in polietilene ad alta reticolazione o in ceramica, a sua volta ancorato meccanicamente ad un involucro semi sferico sempre in titanio, detto cotile o coppa protesica. Questo involucro è inserito al bacino e completarà la nuova articolazione del paziente. 

Grazie ai progressi degli ultimi 30 anni, diversi tipi di materiali da impianto sono stati utilizzati e studiati, assieme anche a nuove procedure chirurgiche e strumentari sempre più evoluti. Ciò consente oggi al chirurgo soluzioni adeguate all’età del paziente e al suo stile di vita.

Fissazione dell’impianto all’osso

Oltre ai materiali relativi agli accoppiamenti testa / inserto acetabolare il chirurgo deve decidere se ancorare la protesi femorale all’osso utilizzando del cemento chirurgico o lasciare che sia l’osso con la sua attività di osteintegrazione a stabilizzare l’impianto ad esso.

Nel primo caso lo stelo femorale è in acciaio e piuttosto liscio, a volte lucidato a specchio. Nel secondo caso lo stelo è in titanio e può avere un’aspetto retto o “assomigliare” al canale femorale copiandone la forma. Questi ultimi sono detti “steli anatomici”.

Nella foto sopra una artroprotesi d’anca non cementata con stelo anatomico e cotile con inserto in polietilene.

Quanto dura un protesi d’anca?

Molti sono pazienti che ci rivolgono questa domanda. Non c’è una durata specifica sugli impianti, una sorta di “scadenza“. C’è da sottolineare però che negli ultimi 20 anni nuovi materiali soprattutto per quello che riguarda ceramiche e polietileni, hanno spostato questo limite oltre ogni previsione.

Quindi nella prospettiva di affrontare un intervento non c’è più da porsi la questione di quanto duri la protesi ma soprattutto, molto più importante, quella di poter riprendere il più rapidamente possibile il movimento.

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In alternativa potete riempire il form alla pagina dei contatti per essere richiamati.

Suonerà al metal detector la mia protesi d’anca? Una tessera identificativa del tuo impianto ora toglie ogni dubbio

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Molti pazienti ci pongono questa domanda quando sono davanti alla prospettiva di un intervento di protesi d’anca mininvasiva anteriore.

Suonerà il metal detector dell’aeroporto al mio passaggio una volta che avrò una protesi all’anca?

E’ possibile che accada. Ed è per questo, ma anche per altri motivi, che abbiamo deciso di lasciare ad ogni paziente operato una tessera con le specifiche dell’impianto. Una sorta di piccola carta d’identità della protesi.

Essa si renderà utile soprattutto all’estero quando la lingua non ci assisterà troppo nell’intraprendere un discorso poco usuale.

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Sarà molto utile inoltre anche nel caso il paziente a distanza di anni dall’intervento, si dovesse sottoporre ad un intervento analogo sull’altro lato o a revisione dell’impianto o per qualsiasi necessità si renda utile sapere che tipo di protesi gli è stata impiantata.

Noi pensiamo che questa tessera sia un ausilio inoltre anche per il medico stesso in quanto le informazioni che contiene sono preziose per qualsiasi équipe chirurgica venisse in contatto con il paziente anche successivamente.

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Una RX di una protesi d’anca

Sembra strano dirlo ma spesso ci troviamo di fronte pazienti per revisioni protesiche di impianti di cui non si riesce a trovare traccia poiché sulla cartella clinica non sono state apposte le etichette (da anni unico strumento di tracciabilità dell’impianto) o addirittura la cartella clinica stessa non reca le informazioni sufficienti all’identificazione dell’impianto.

In conclusione si tratta di poche informazioni riassuntive ma molto utili per varie necessità. D’altra parte il rapporto del paziente con la propria protesi è destinato a durare molto tempo ed è giusto che si abbia la possibilità di tenere a portata di mano e specifiche tecniche di un oggetto così importante per la nostra vita di tutti giorni.

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LA PROTESI D’ANCA MININVASIVA ANTERIORE A ROMA DAL 2003

“Passare tra i muscoli senza inciderli o staccarli”

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Quali “tipi” o “modelli” di protesi d’anca esistono?

L’intervento di sostituzione dell’anca (artroprotesi d’anca) è stato definito come una delle più significative innovazioni della medicina degli ultimi 40 anni. Ha aiutato milioni di persone a superare l’artrosi dolorosa, recuperare velocemente da traumi dell’anca e migliorare la qualità della vita.

Nuovi materialinuovi approcci chirurgici mini invasivi e protocolli di riabilitazione più efficaci offrono ai pazienti un futuro più attivo ed un ritorno rapido alla vita quotidiana.

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Approccio anteriore all’anca

L’intervento di protesi d’anca non deve pregiudicare la pratica di attività sportive, al contrario, tornare in movimento deve ripristinare il corretto funzionamento dei motori muscolari da tempo meno tonici a causa del dolore.

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Artroprotesi totale dell’anca

Con la sostituzione totale dell’anca (artroprotesi totale) viene sostituita l’intera articolazione dell’anca, cioè la cavità acetabolare e la parte superiore del femore comprendente testa e collo. Questo tipo di intervento si esegue per artrosi(degenerazione della cartilagine dell’intera articolazione dell’anca) o per fratture dell’anca su pazienti giovani o comunque attivi. La protesi utilizzata è di conseguenza composta da 4 elementi: Stelo (in titanio), Testa (ceramica), Cotile (titanio), Inserto (polietilene)

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Artroprotesi totale d’anca

Nella sostituzione parziale (endoprotesi) viene sostituito con la protesi solo la parte prossimale del femore (testa e collo) lasciando intatto l’acetabolo. Questa procedura viene utilizzata solo per pazienti anziani o poco attivi con particolari patologie debilitanti dove è richiesto un intervento meno massivo.  L’impianto quindi sarà composto solo da stelo (acciaio), testa (acciaio) e una cupola (acciaio fuori e polietilene dentro) che articola su quest’ultima.

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Impianto per endoprotesi d’anca

Con queste due tipologie di impianto si copre la stragrande maggioranza degli interventi all’anca. L’unica eccezione riguarda la protesi cementata. Essa è generalmente utilizzata quasi esclusivamente sulle endoprotesi o protesi parziali (vedi sopra), consiste nel poter cementare lo stelo protesico femorale (in acciaio anziché in titanio in questo caso) direttamente nel femore. Ciò consente l’immediata stabilità dello stelo che viene bloccato dal cemento all’interno dell’osso.

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Stelo femorale da cementare

Non è quindi necessario attendere la presa ossea biologica (osteointegrazione) come avviene per gli steli in titanio tradizionali, ciò consente al paziente di deambulare immediatamente. Si usa per lo più su pazienti anziani poco attivi e con scarsa qualità dell’osso cosi da poterli rimettere in movimento rapidamente evitando complicazioni legate alla degenza.

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Da 15 anni la protesi d’anca mini invasiva anteriore a Roma

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La doppia mobilità e gli altri accoppiamenti nella protesi d’anca

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Cotile a doppia mobilità

Molte persone ci chiedono informazioni su sistemi di accoppiamento nella protesi d’anca. Uno di questi è la doppia mobilità.

Nel corso degli ultimi anni l’evoluzione dei materiali, le nuove tecnologie ed i nuovi accessi chirurgici mini invasivi, hanno fatto grandi passi in avanti mettendo a disposizione del paziente e del chirurgo nuove soluzioni.

Uno degli argomenti più trattati dalla comunità scientifica è il sistema di accoppiamento protesico tra femore e acetabolo. Così come avviene per l’osso, anche per la protesi d’anca il punto sottoposto a maggiore stress meccanico è proprio tra le due superfici di contatto della testa del femore e della cavità acetabolare.

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Artrosi dell’anca

Il consumo precoce delle componenti di sostituzione protesica è da sempre il pericolo numero uno e la ricerca di nuovi materiali e soluzioni rappresenta l’arma per combatterlo.

La scienza che si occupa di questo problema, ovvero dello studio degli attriti, è la tribologia. Quindi le soluzioni di cui si occupa rappresentano i materiali e i sistemi di accoppiamento a disposizione del chirurgo relativamente alla protesi d’anca che sta utilizzando. Attualmente vengono utilizzate principalmente tre tipi di soluzioni.

Ceramica con polietilene

trident-showing-poly.jpgIn questo tipo di accoppiamento la testa è in ceramica e l’inserto (cioè il materiale che riveste l’interno del cotile protesico) è in polietilene di ultima generazione. Negli anni si sono succedute diverse generazioni di polietilene in quanto le prime mostravano segni di usura precoce.

Grazie ai nuovi sistemi di sterilizzazione e a nuovi polietileni ad alta reticolazione oggi questa soluzione offre standard qualitativi elevatissimi ed è il sistema di accoppiamento più utilizzato rispetto alla media, soprattutto per pazienti sportivi. Le proprietà plastiche del polietilene fanno anche sì che si possano costruire inserti con protezioni contro la lussazione involontaria della protesi.

Ceramica con ceramica

774XLfit_Acetabular_CupIn questo tipo di accoppiamento, oltre la testa anche l’inserto è in ceramica, cioè dello stesso materiale della testa. Si utilizza generalmente per pazienti giovani in quanto la resistenza all’attrito è molto elevata grazie al bassissimo coefficiente di usura della ceramica. Questo tipo di materiale però non consente la produzione di inserti anti-lussanti come nel caso del polietilene.

Doppia mobilità

 

5oowcbnrUltimamente è stato ripreso in considerazione un sistema di doppia articolazione che non è nuovo presso la comunità scientifica ma grazie a nuovi materiali sta vivendo una nuova giovinezza. Si tratta di un sistema a doppia mobilità che funziona attraverso la doppia articolazione che si viene a formare tra la testa e una grande cupola e tra quest’ultima e la coppa acetabolare.

Schermata 2019-08-31 alle 10.33.05È un ottimo sistema da utilizzare su pazienti anziani e/o tendenti alla lussazione non volontaria ovvero che hanno delle articolazioni poco resistenti dal punto di vista muscolare. Questa sorta di doppia articolazione ovvero di doppia mobilità amplifica l’escursione di movimento della protesi riducendone le possibilità di lussazione.



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La doppia mobilità e gli altri accoppiamenti nella protesi d’anca

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Nel corso degli ultimi anni l’evoluzione dei materiali le nuove tecnologie assieme ai nuovi accessi chirurgici mininvasivi hanno fatto grandi passi in avanti mettendo a disposizione del paziente e del chirurgo nuove soluzioni.

Approccio anteriore all’anca

Uno degli argomenti più trattati dalla comunità scientifica è il sistema di accoppiamento protesico tra femore e acetabolo. Così come avviene per l’osso con l’artrosi, anche per la protesi d’anca il punto sottoposto a maggiore stress meccanico è proprio tra le due superfici di contatto della testa del femore e della cavità acetabolare.

Depuy Hip Replacement

Il consumo precoce delle componenti di sostituzione protesica è da sempre il pericolo numero uno e la ricerca di nuovi materiali e soluzioni rappresenta l’arma per combatterlo. La scienza che si occupa di questo problema, ovvero dello studio degli attriti, è la tribologia.

Quindi le soluzioni di cui si occupa rappresentano i materiali e i sistemi di accoppiamento a disposizione del chirurgo relativamente alla protesi d’anca che sta utilizzando. Attualmente vengono utilizzate principalmente tre tipi di soluzioni.

Ceramica con polietilene

In questo tipo di accoppiamento la testa è in ceramica e l’inserto (cioè il materiale d’attrito che riveste l’interno della protesi acetabolare) è in polietilene di ultima generazione. Negli anni si sono succedute diverse generazioni di polietilene in quanto le prime mostravano segni di usura precoce. Grazie ai nuovi sistemi di sterilizzazione e a nuovi polietileni ad alta reticolazione oggi questa soluzione offre standard qualitativi elevatissimi ed è il sistema di accoppiamento più utilizzato rispetto alla media. Le proprietà plastiche del polietilene fanno anche sì che si possano costruire inserti con protezioni contro la lussazione involontaria della protesi.

Ceramica con ceramica

In questo tipo di accoppiamento, oltre la testa anche l’inserto è in ceramica, cioè dello stesso materiale della testa. Si utilizza generalmente per pazienti giovani in quanto la resistenza all’attrito è molto elevata grazie al bassissimo coefficiente di usura della ceramica. Questo tipo di materiale però non consente la produzione di inserti anti-lussanti come nel caso del polietilene.

Doppia mobilità

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Ultimamente è stato ripreso in considerazione un sistema di doppia articolazione che non è nuovo presso la comunità scientifica ma grazie a nuovi materiali sta vivendo una nuova giovinezza. Si tratta di un sistema a doppia mobilità che funziona attraverso la doppia articolazione che si viene a formare tra la testa e una grande cupola e tra quest’ultima e la coppa acetabolare. È un ottimo sistema da utilizzare su pazienti anziani e/o tendenti alla lussazione non volontaria ovvero che hanno delle articolazioni poco resistenti dal punto di vista muscolare.

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Questa sorta di doppia articolazione ovvero di doppia mobilità amplifica l’escursione di movimento della protesi riducendone le possibilità di lussazione. Da considerare concludendo, che l’inserto utilizzato per questo particolare tipo di accoppiamento è in cromo cobalto. La cronaca del settore ultimamente, riguardo a questo tipo di metallo, è stata un po’ critica in quanto si sono verificati casi di rilascio di ioni metallici provenienti da questo tipo di acciaio, all’interno dell’organismo.

Il Dr Cammarano ed il Dr De Peppo | La protesi d’anca mini invasiva anteriore a Roma dal 2003

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Approccio anteriore all’anca

Alimentazione | I possibili benefici della dieta a Zona nei pazienti con protesi d’anca

Cinzia | Allenarsi nella corsa a 1 anno dall’intervento

Abbiamo il piacere di pubblicare un articolo della nostra paziente Cinzia circa la funzione dei radicali liberi prodotti durante l’alimentazione in rapporto alla durata dei polietileni in uso nelle protesi d’anca.

“Un’idea che mi è venuta nell’apprendere, da Manuel Galvez (editor del sito – ndr), che il polietilene per protesi va incontro a usura in seguito alla produzione di radicali liberi (prodotti dalle radiazioni cui veniva sottoposto per essere sterilizzato), i quali, reagendo con altre molecole riducono il peso molecolare del polimero. Negli ultimi anni si sono fatti grandi passi in avanti con le nuove tecnologie di sterilizzazione per ridurre la formazione di tali molecole altamente instabili e ho pensato che l’alimentazione potrebbe incidere negativamente sulla longevità del polietilene poiché ogni volta che ci alimentiamo il nostro organismo produce radicali liberi.

Cortile con inserto in polietilene

La produzione di radicali liberi è tanto più elevata quanto più ipercalorica è la dieta. In altre parole, più mangiamo più introduciamo calorie e più produciamo radicali liberi. Anche se non ingrassiamo. Un regime alimentare che riduce la produzione di radicali liberi è, per quanto concernono le mie conoscenze fino ad oggi, la dieta Zona del dott. Barry Sears. La Zona è una dieta in grado di fornire livelli adeguati di macro e micronutrienti col più basso apporto calorico e quindi con la più bassa produzione di radicali liberi.

E, al contempo, è ricca di antiossidanti che, tra l’altro, vengono impiegati nell’industria delle materie plastiche, tra cui il polietilene, proprio per evitare il loro invecchiamento. In conclusione, il polietilene potrebbe beneficiare di un’alimentazione a bassa produzione di radicali liberi e elevata attività antiossidante come lo è l’organismo che è costituito da materia organica”.

Cinzia T.


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Innovazione | La stampa 3D per produrre protesi d’anca e di ginocchio

E’ ormai noto che la stampa 3D può essere usata per fare praticamente qualsiasi cosa dalle pistole agli occhiali da vista. Al posto dell’inchiostro utilizzato dalle loro controparti 2-D, le stampanti 3-D utilizzano materiali che vanno dalla plastica alla ceramica, ai metalli che, strato per strato, creano oggetti tridimensionali basati su file digitali.

Chiamata anche produzione additiva, il processo supporta un alto grado di personalizzazione, rendendolo particolarmente attraente per la creazione di soluzioni personalizzate ai problemi, inclusi naturalmente quelli della sanità.

In ambito ortopedico le multinazionali del settore hanno già da tempo intrapreso la produzione di impianti protesici in Titanio con stampa 3-D strato per strato. Questa tecnologia consente un accuratissimo design della protesi e della superficie, fondamentali per ottenere il miglior ancoraggi possibile all’osso.

Nuove tecnologie ed accessi chirurgici mini invasivi consentono oggi ai pazienti livelli di performance mai raggiunti fino ad ora. Affidarsi ad un Team di esperti dalla grande esperienza è il primo passo verso il ritorno alle nostra vita


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Protesi d’anca mininvasiva anteriore e nuove tecnologie


Le protesi sono da sempre state oggetto di evoluzione nella forma, dimensioni e materiali. Vediamo qui fotografato un esempio di stelo anatomico di ultima generazione. Da qualche anno a questa parte si è ormai raggiunto un elevatissimo grado di affidabilità degli impianti protesici con nuove leghe al Titanio, nuove ceramiche e polietileni ad alta reticolazione.

L’attenzione quindi si è spostata di più verso gli accessi chirurgici come quello mininvasivo anteriore all’anca e nuove tecnologie robotizzate da associare a questo tipo di accessi a risparmio muscolare. Breve ricovero e rapido recupero della qualità della vita sono obiettivi ormai raggiunti e molto richiesti da pazienti sempre più esigenti e alla ricerca delle più aggiornate tecnologie.


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News | FDA conferma che le protesi d’anca metallo-metallo possono causare danni ai tessuti molli e osso

Recenti comunicazioni provenienti dall’FDA (Food and Drug Administration USA) confermano che le protesi d’anca metallo-metallo possono causare danni ai tessuti molli, alle ossa e quindi mobilizzazione dell’impianto.

Gli impianti metallo su metallo (testa metallica che articola su cotile metallico) sono stati introdotti sul mercato nell’ottica di una soluzione il più durevole possibile, ma sono diventati causa di preoccupazione a seguito delle reazioni agli ioni metallici che si sviluppano nel corpo.

Negli ultimi anni la tendenza mondiale si è attestata all’uso di impianti con ceramica-ceramica o ceramica-polietilene. Tali soluzioni, suffragate da un larghissimo follow-up, si sono dimostrate le più affidabili e le aziende del settore hanno ulteriormente migliorato questi materiali rendendoli ancor più durevoli.

Fonte: Opnews