Scoperte | Cellule staminali possono essere utilizzate per rigenerare la cartilagine

Alcuni ricercatori del Columbia College Dental Medicine hanno identificato alcune cellule staminali che possono essere utilizzate come rigeneratrici della cartilagine.

Le cellule risiedono all’interno dell’articolazione temporomandibolare (ATM), che articola l’osso della mascella al cranio. Queste cellule staminali sono state manipolate in animali con degenerazione dell’ATM e hanno riparato il difetto cartilagineo con nuovo tessuto. I risultati sono stati pubblicati su Nature Communications questo mese.

“Questo è molto interessante anche in campo maxillo-facciale poichè i pazienti che hanno problemi con l’ATM sono molto limitati in termini di trattamenti clinici disponibili”, ha detto Mildred Embree, assistente dell’autore principale dello studio.

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Fino a 10 milioni di persone negli Stati Uniti, soprattutto donne, hanno disfunzioni articolari, secondo il National Institutes of Health. Opzioni per il trattamento attualmente includono sia l’intervento chirurgico che cure palliative ma non si può rigenerare il tessuto danneggiato.  Lo studio del Prof. Embree suggerisce che le cellule staminali potrebbero essere manipolate per ripararlo.

Il tipo di cartilagine dell’interno dell’ATM è fibrocartilagine e si trova anche nel menisco del ginocchio e nei dischi tra le vertebre. I ricercatori hanno preso anche in considerazione in passato anche il trapianto di cellule staminali da donatore ma ciò include problemi di rigetto, quindi sono particolarmente interessati a trovare il modo di utilizzare le cellule staminali che già vivono nel corpo del paziente.

In una serie di esperimenti descritti nel nuovo studio dal Prof. Embree sono state isolate cellule staminali di fibrocartilagine dell’ATM hanno dimostrato che queste possono formare cartilagine sia in laboratorio che su animali.

I risultati potrebbero portare a strategie per la riparazione di fibrocartilagine in altre articolazioni, comprese le ginocchia e dischi vertebrali.

FonteOpnews

 Perché scegliere l’accesso mininvasivo anteriore?

Spesso i pazienti chiedono quale sia la terapia di riabilitazione post-operatoriarelativa all’accesso anteriore mininvasivo e successivamente quali possano essere le attivà sportive compatibili o più semplicemente entro quali limiti si possa praticare del movimento.

Le caratteristiche peculiari dell’accesso mininvasivo anteriore, ovvero passare il tra i muscoli senza inciderli o staccarli, facilitano la ripresa del movimento poiché l’assenza di danno muscolare consente a tutti i muscoli  dell’anca di partecipare attivamente alla ripresa del movimento senza ostacolarne il processo grazie all’assenza di dolore.

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Non sarà necessario limitare alcuni movimenti per evitare il rischio di lussazioni poiché grazie alla integrità di tutti i muscoli coinvolti nei movimenti dell’anca questo pericolo non esiste

Inoltre la natura stessa dell’accesso, situato sul lato anteriore, previene questa evenienza poiché nei movimenti di flessione, ovvero quando ci si accuccia o ci si siede, l’escursione di movimento dell’anca volge verso i glutei, zona assolutamente non interessata dall’intervento.

Il passaggio anatomico inter-muscolare caratteristico della mininvasiva anteriore consente di lavorare sull’anca senza effettuare alcun distacco o incisione e ciò permette al paziente di poter contare sull’integrità dei motori muscolari, questo a vantaggio di tutti i movimenti e di attività sportive eventualmente praticate.

La via inter-muscolare

L’accesso chirurgico mininvasivo anteriore è una via anatomica che sfrutta l’interstizio tra i muscoli sartorio e retto femorale (medialmente) ed il tensore della fascia lata (lateralmente) per accedere all’anca, senza inciderli o staccarli. 

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Passare tra i muscoli senza inciderli o staccarli

Ogni altro accesso chirurgico all’anca, laterale (freccia azzurra) o postero-laterale (freccia verde) necessita l’incisione o il distacco delle inserzioni muscolari. Un passaggio anatomico inter-muscolare consente invece a chi pratica la mininvasiva anteriore di lavorare sull’anca senza effettuare alcun distacco o incisione. Tutto questo grazie anche all’impiego di nuovi impianti protesici e strumentari specifici

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Il risultato è una immediata ripresa funzionale e la consapevolezza di avere al loro posto integre, tutte le strutture muscolo-tendinee dell’articolazione. Questo protegge il paziente dal rischio di lussazione insito negli interventi di artroprotesi d’anca e accelera di conseguenza il recupero post-operatorio.

Chirurgia mininvasiva, nuove tecnologie ed una grande esperienza maturata in tanti anni di casi comportano vantaggi concreti. Vieni a conoscerli di persona.


Il Dr Cammarano a sinistra, e il Dr De Peppo

La più grande casistica in Italia

“PASSARE TRA I MUSCOLI SENZA INCIDERLI O STACCARLI”


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Approccio anteriore all’anca

Studi scientifici | Cellule staminali per rigenerare la cartilagine dell’anca

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Uno studio pubblicato dalla National Academy of Sciences, i ricercatori dimostra come sia possibile utilizzare le cellule staminali del paziente per far crescere nuova cartilagine attorno ad un apposito modello 3-D.

Come se non bastasse il team, che include alcuni ricercatori della Washington University School of Medicine di St. Louis, sostiene sia possibile programmare la cartilagine appena cresciuta fino a rilasciare molecole anti-infiammatorie atte a difenderla dal ritorno dell’artrite, la causa più comune del dolore all’anca.

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Secondo il National Institute of Arthritis, l’artrosi è la causa primaria del danno articolare all’anca e richiede un intervento chirurgico di sostituzione protesica della stessa. Ogni anno negli Stati Uniti vengono eseguiti più di 332.000 interventi chirurgici di sostituzione dell’anca.

Nella prospettiva futura di prevenire l’artrosi questa rappresenta sicuramente una delle strade maestre ma occorrerà attendere ancora per poterne sfruttare tutti i benefici. Si è solo all’inizio di questo tipo di terapie e la cautela è d’obbligo.

Fonte: medicalnestoday