Record | Un 91enne inglese è l’uomo con le protesi d’anca più “vecchie” al mondo

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Per i pazienti più giovani, più attivi, una protesi d’anca deve necessariamente garantire una durata più lunga nel tempo rispetto a pazienti più anziani con una aspettativa di vita meno lunga. Ma ciò come si sa non esclude eccezioni che confermano la regola.

Un uomo di 91 anni è stato riconosciuto dal Guinness World Records come il paziente con le più durevoli protesi d’anca al mondo. Norman Sharp, di Somerset, si sottopose nel novembre 1948 ad una artroprotesi bilaterale d’anca, un operazione ai tempi innovativa, presso il Royal National Orthopaedic Hospital (RNOH) di Stanmore (UK) e questi impianti sono al loro posto da allora, senza nessuna revisione. Secondo gli esperti si tratta di un record senza precedenti.

Le protesi di Norman sono in una lega acciaiosa denominata Vitallium, sviluppata negli Stati Uniti nel 1932, furono impiantate dal chirurgo ortopedico Philip Newman in quella che molti pensano sia stata la prima procedura chirurgica di questo tipo da parte del servizio sanitario nazionale, allora di recente formazione. A ciò si aggiunge che Norman al tempo aveva solo 23 anni.

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Norman Sharp all’epoca dell’intervento

“E ‘stato un evento senza precedenti”, ha commentato il Norman. “Sono stato il primo paziente di Newman ad aver accettato di essere sottoposto ad un evento chirurgico di tale portata scientifica. Molti altri medici erano critici nei suoi confronti. Sono entusiasta a pensare di essere stato parte di qualcosa di pionieristico. E pensare che altre persone hanno beneficiato della mia esperienza mi riempie di orgoglio. Sono molto grato ai medici che mi hanno operato con il coraggio di andare avanti verso l’innovazione. E’ incredibile, oggi la comunità scientifica non si allarga a prevedere la vita di un impianto oltre 15 anni. Sono stato fortunato. Ho guidato la moto e sono andato a ballare, ne ho fatto certamente buon uso”.

John Skinner, ortopedico al RNOH ha commentato: “La storia di Norman è stupefacente. E ‘ancora attivo e ancora felice con le sue protesi dopo tutto questo tempo. Gli impianti sono Vitallium una lega di cromo-cobalto (in uso ancora oggi n.d.r.) ed erano molto innovativi al momento. Le moderne protesi d’anca si sono evolute nel corso degli anni e sono ora una delle operazioni di maggior successo che abbiamo. Sono state definite l’intervento del ventesimo secolo”.

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Come abbiamo già scritto in articoli precedenti, in tutti questi anni i materiali si sono molto evoluti garantendo una sempre migliore efficienza. I traguardi attuali quindi si sono spostati verso gli accessi chirurgici mini invasivi. Tra questi si è affermata la via mini invasiva anteriore come unica soluzione chirurgica senza distacchi o lesioni muscolari. Oggi come allora sono i chirurghi con una chiara visione del futuro che firmano con il loro nome il percorso storico dell’evoluzione scientifica.

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Animazione video della tecnica mininvasiva

In questa semplice animazione viene mostrata la via anteriore all’anca e la conseguente protesizzazione del femore e dell’acetabolo. Di facile comprensione, ci permette di osservare l’articolartià dell’anca in relazione all’accesso chirurgico anteriore.

Video messo a disposizione da nucleushealth.com, una società di professionisti che si occupano di realizzare video descrittivi di varie discipline chirurgiche.

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La protesi anatomica più famosa al mondo

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Recentemente si è affacciata al mercato la terza generazione dello stelo femorale anatomico più famoso al mondo: lo stelo protesico femorale ABG.

Nato in Francia negli anni ’80 si affermò presto come protesi antitetica al concetto di stelo retto prodotto largamente dall’industria del settore. Il suo disegno ricopia esattamente il canale midollare del femore umano usando come appoggio principalmente la parte superiore del femore e non invadendo il canale nella parte che pian piano si restringe, causa quest’ultima, di frequenti lamentele dei pazienti circa il dolore di coscia. Una volta infatti gli steli protesici erano molto più lunghi di quelli di oggi e spesso la parte terminale di essi finiva col puntare eccessivamente l’osso in questa stretta zona. Con il tempo e grazie alla sollecitazione dei carichi il conflitto causava spesso dolore.

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Con l’avvento di questi steli anatomici di nuova generazione il rischio fu ridotto fino quasi a scomparire. Siamo ormai all’inizio gli anni ’90 e l’impiego degli steli anatomici comincia a diffondersi rapidamente fino a diventare la vera alternativa ai tradizionali steli retti. Con l’inizio del nuovo millennio si passò alla seconda generazione, ovvero alla sua evoluzione. La Stryker lanciò sul mercato lo stelo protesico femorale ABG II. Era più sottile, aveva un incremento di taglie più graduale e soprattutto l’angolo di inclinazione del collo era cambiato da 135° a 130°. Anche questa volta fu un successo, se vogliamo, ancora più grande di quello precedente. Rappresenta oggi il parametro cui si riferisce qualsiasi azienda voglia produrre uno stelo anatomico.Schermata 2016-03-28 alle 12.42.13

Dallo scorso gennaio la storia continua, è stata infatti lanciata sul mercato la terza generazione: lo stelo protesico femorale ANATO. Come è facile notare questa volta oltre agli aggiornamenti biomeccanici si è aggiunto anche un re-styling del brand che è cambiato in ANATO, contrazione del termine anatomico al quale tutto la storia di questo prodotto si riferisce.Schermata 2016-03-28 alle 13.35.41

Ancora più sottile nella sua parte distale, rivestito nella sua parte prossimale con un materiale più ruvido, ma soprattutto disponibile con due diverse inclinazioni del collo: neutro e antiverso. Infatti le due versioni precedenti erano caratterizzate dall’avere un collo protesico spostato in avanti (antiverso) rispettando la naturale inclinazione del collo femorale umano.

Questa nuova caratteristica si adatta ulteriormente a quei pazienti che non hanno delle situazioni anatomiche comuni, ovvero difformi dagli standard sheletrici cui riferisce il design della ABG e della ABG II. Una qualità in più che farà apprezzare questo storico prodotto ancora di più e che valorizzerà ulteriormente l’accesso mini invasivo anteriore, pratica chirurgica che si adatta perfettamente all’uso di questo tipo di steli.

Protesidanca.net | La Mininvasiva Anteriore a Roma dal 2003 | Una storia d’Eccellenza

Il CTO di Roma nel 1954

Spesso difronte alla scoperta di un problema di salute non sappiamo come orientarci. L’improvviso avvento della notizia ci mette a disagio; la natura stessa del problema non ci è del tutto chiara e la mancanza di conoscenze specialistiche ci lascia in imbarazzo difronte alla necessità di prendere l’iniziativa ed iniziare un percorso di cura. L’ortopedia non fa eccezione e come da prassi il paziente comincia una spasmodica ricerca di informazioni sul web circa la propria patologia e i centri di cura specializzati al suo trattamento.

Come speso avviene, purtroppo, il grande pubblico ignora la storia che accompagna un ospedale e questo grazie anche al fatto che le eccellenze in questo paese rimangono spesso immerse in una confusione che sembra voluta. La conseguenza per una persona alla ricerca di una soluzione è che ha più dubbi di prima.

Il Dr Cammarano ed il Dr De PeppoClinica ARS Medica Roma

Questo sito vuole essere un riferimento chiaro per chi è alla ricerca di una soluzione ortopedica e allo stesso tempo un luogo dove si racconta una storia, un percorso che trae le sue radici più sessant’anni fà in una Italia diversa, mai più proiettata al futuro come allora.

Il CTO di Roma nasce nel 1954 come ospedale per la cura degli infortuni sul lavoro assieme ad altri CTO a Torino, Firenza e Napoli. L’Italia correva nella sua ricostruizione ed in un certo senso cera bisogno di “ricostruire” meglio chi a questa ricostruzione stava contribuendo con il sudore e spesso con il sangue.

Negli anni il numero di pazienti curati crebbe di pari passo alla notorietà del CTO tanto che sul finire degli anni ’70 divenne il primo centro di reimpianti della mano in Italia. Sono molti i pazienti che oggi possono ancora stringere la mano al prossimo con la propria ancora al suo posto…

Alcuni dei giovani protagonisti di quell’epoca pionieristica, come il Dott. Cammarano e il Dott. De Peppo, conclusa la loro esperienza al CTO dirigono oggi nuovi progetti, come quello sulla protesica d’anca mini invasiva presso i due centri d’eccellenza ARS Medica e Guarnieri. Progetti d’avanguardia sempre in anticipo sui tempi, che spostano in avanti i confini della chirurgia.

Il Dr Cammarano a sinistra, e il Dr De Peppo

La più grande casistica in Italia

“PASSARE TRA I MUSCOLI SENZA INCIDERLI O STACCARLI”


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