Studi scientifici | L’artroscopia conferisce un beneficio nel trattamento dell’osteoartrosi?

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In quali circostanze l’artroscopia conferisce un beneficio clinico nel trattamento di osteoartrosi?

Una analisi prospettica pubblicata sul Journal of Bone & Joint Surgery sostiene che l’artroscopia non aiuta a prevenire l’eventuale conversione in protesi totale nelle anche con artrosi di grado 2. Gli autori hanno confrontato i risultati di due anni forniti da 37 pazienti con artrosi di grado 2 sottoposti ad artroscopia.

Si è dimostrato che all’aumentare del grado di gravità dell’artrosi aumenta anche il tasso di protesizzazione di questi pazienti. Da questa constatazione gli autori concludono che “l’artroscopia ha un ruolo limitato come procedura di conservativa nei pazienti con artrosi di grado 2. Essa in questo caso può ripristinare efficacemente il labbro acetabolare affetto da impingement, ma i pazienti continuano ad avere i sintomi associati all’osteoartrosi”.

Fonte: orthobuzz

Popolazione | Protesi d’anca in pazienti minori di 60 anni cresciute del 76% negli ultimi dieci anni

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Il numero di operazioni di sostituzione dell’anca su persone di età inferiore ai 60 anni è aumentato del 76% negli ultimi dieci anni, i dati NHS per l’Inghilterra lo rivelano.
Nel 2004-05 ci sono stati 10.145 protesi d’anca per le persone fino ai 59 anni e 17.883 nel 2014-15.
Il Royal College of Surgeons sostiene che questo è dovuto in parte al fatto che gli impianti odierni affidabili rispetto al passato e i pazienti sono anche meno disposti ad aspettare.

La domanda in tutte le fasce di età è aumentata da 89.919 nel 2004-05 e 122.154 nel 2014-15.
Stephen Cannon, vice-presidente della RCS, sostiene che le tecniche di sostituzione dell’anca e protesi sono migliorate chiesto a contribuito a far sì che anche pazienti più giovani si siano sottoposti con fiducia all’intervento. Inoltre le attività sportive che le generazioni di 40/50enni attuali sono abituati a sostenere fanno sì che per un paziente ancora in attività, l’intervento possa concedere un precoce ritorno alle sue attività preferite.

Approccio anteriore all'anca
Approccio anteriore all’anca

Le nuove tecniche chirurgiche mini invasive consentono ai pazienti di essere di nuovo in piedi con le stampelle nello stesso giorno o il giorno dopo l’intervento chirurgico e fuori dall’ospedale entro tre giorni dopo l’intervento. Con l’invecchiamento della popolazione la domanda per le operazioni all’anca potrebbe anche superare l’offerta in caso sarà sempre più elevata. La tecnologia dovrà quindi essere pronta ad offrire prodotti sempre più compatibili ad una richiesta funzionale sempre più esigente.

Studi Scientifici | Innovare gli impianti sì ma ponderatamente

cropped-IT-1La continua evoluzione tecnologica dei materiali e lo studio dei design contribuisce alla creazione di nuovi impianti protesici che si mettono in relazione ai modelli con anni di casistica comprovata nel tempo. Da quando sono sorti i problemi relativi alle protesi d’anca metallo/metallo, l’introduzione di nuovi impianti è stato al centro di grandi discussioni scientifiche e politiche.

Un gruppo di ricerca internazionale guidato dal Prof. Art Sedrakyan, professore associato presso il Weill Cornell Medical College di New York, sostiene che il forte impatto mediatico generato da questi recenti fallimenti non fa che riportare all’attenzione ai criteri di valutazione da prendere in considerazione prima di introdurre sul mercato nuovi prodotti. In uno studio sono stati esaminati cinque dispositivi impiantabili di recente introduzione e ampiamente utilizzati.

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I dati provenienti da studi clinici e studi osservazionali che coinvolgono 15.384 impianti in 13.164 pazienti ed i dati provenienti da registri comuni nazionali sono stati usati per confrontare sicurezza ed efficacia rispetto ai dispositivi già esistenti da tempo e ben collaudati e perfettamente compatibili. Ne è risultato che nessuno dei cinque nuovi prodotti è risultato essere migliorativo nella sua funzione. I dati comparativi con dispositivi alternativi ben consolidati (oltre 1,2 milioni di impianti nei registri nazionali) non hanno mostrato un miglioramento sostanziale nella sopravvivenza. I ricercatori hanno anche riscontrato più alti tassi di revisioni associati a tre dei nuovi dispositivi usati sia in chirurgia di sostituzione dell’anca e che del ginocchio.

“Nessuno di questi cinque nuovi prodotti sono risultati essere più sicuri o migliori nei coefficienti sopravvivenza rispetto agli impianti già presenti storicamente sul mercato”, hanno commentato gli studiosi. Inoltre essi chiedono una migliore supervisione delle parti interessate “per evitare che i pazienti possano essere ulteriormente esposti a innovazioni introdotte senza una corretta evidenza di una migliore efficacia clinica”.

Non a caso negli ultimi anni si sono affermati di più i nuovi accessi chirurgici mini invasivi che non gli impianti protesici. La qualità raggiunta oggi consente di avere notevoli garanzie di durata nel tempo, e questo in associazione alla chirurgia mininvasiva forma un sodalizio d’eccellenza per il paziente (ndr).

Fonte: medicalnewstoday

 

Storia | 1957 nasce la protesi d’anca Austin Moore

520L’articolo di Austin Moore “The Self-Locking Metal Hip Prosthesis” fu pubblicato su The Journal of Bone & Joint Surgery nel 1957. Il Dr. Moore, specialista e pioniere della chirurgia dell’anca, era ben consapevole dei problemi connessi con le fratture del collo del femore. In precedenza aveva già progettato un dispositivo interno per la fissazione e la gestione di queste lesioni. Per i pazienti non esattamente indicati e per quelli cui la fissazione aveva fallito, studiò un metodo alternativo per la gestione di queste fratture.

evolution-of-hip-prosthesis-8-638Quattordici anni prima della pubblicazione di questo articolo divenuto di importanza storica, il Dr Moore pubblicò sul The Journal (luglio 1943), in cui documentò l’uso di una protesi metallica per sostituire l’estremità prossimale del femore per un paziente con un tumore del femore a cellule giganti. Alcuni anni più tardi il paziente morì per altre cause ed il suo femore fu recuperato in autopsia. I campioni dimostrarono una osteointegrazione soddisfacente dell’impianto nel femore prossimale e questo incoraggiò il Dr. Moore a sperimentare una serie di modelli di protesi femorali prossimali.

Lo studio del design e l’utilizzo degli impianti sono accuratamente descritti in questo articolo, che viene ampiamente illustrato con radiografie e campioni autoptici della protesi in evoluzione e che alla fine divenne nota come la protesi d’anca Austin Moore.IndianJOrthop_2012_46_3_297_96387_u8

Con questo articolo il Dr. Moore inaugurò il trattamento con endoprotesi per le fratture del collo del femore che è ormai lo standard di cura in gran parte del mondo per questa patologia. Durante lo sviluppo di questa tecnica, ha dimostrato l’importanza dell’osteointegrazione come metodo di stabilizzare delle protesi, l’importanza di una buona tecnica chirurgica e il valore di lungo periodo di follow-up nella gestione di pazienti con protesi d’anca. Il fatto che l’impianto che ha progettato 60 anni è stato usato fino al finire degli anni ’90 la dice lunga sulla sua visione.

News | Il primo paziente inglese ad essere dimesso in giornata dopo una protesi d’anca

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Chris Walker, un elettricista in pensione è stato la prima persona nel Regno Unito ad essere sottoposto ad un intervento chirurgico di sostituzione dell’anca con dimissione in giornata ed è tornato a casa appena dieci ore dopo il suo intervento presso il Castle Hill Hospital. (Fonte: opnews.com)

“E ‘stato grande,” ha detto il 71enne di Beverley. “Ho avuto in anticipò tutte le istruzioni per il post operatorie di cui necessitavo per essere pronto a ritornare a casa in giornata. E’ certamente più rilassante essere qui a casa piuttosto che in ospedale e non vedo l’ora di essere in grado di camminare, portare a spasso il cane e salire in moto di nuovo”. Forse la moto potrebbe essere accantonata per il momento… Troppo pericolosa (ndr).

La dottoressa Elizabeth Moulder, chirurgo ortopedico che sta coordinando il progetto ha commentato: “E ‘stato un cambiamento graduale di atteggiamento avvenuto solo negli ultimi anni dovuto ad una crescente consapevolezza che la mobilità precoce riduce il rischio di infarto e ictus per il paziente. Abbiamo iniziato a procedere quando siamo stati in grado di garantire lo stesso supporto dentro e fuori dall’ospedale”.

Ogni paziente lascia ospedale con una cartella contenente le istruzioni per la riabilitazione dedicata. Se hanno necessità di comunicare possono farlo anche via Skype con l’ospedale.

Queste procedure guidate basate su tecniche chirurgiche mini invasive associate a percorsi ospedalieri e riabilitativi veloci (fast track) offrono oggi possibilità e soluzioni che fino ha qualche anno fa non erano neanche immaginabili (ndr).

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Approccio anteriore all’anca

Imprese | Triatleta vince tre mesi dopo un intervento di protesi d’anca

capetown-em-hr-msj-013_resize-632x421Un atleta dilettante bloccato da una grave osteoartrosi ha vinto una gara di triathlon appena 12 settimane dopo aver subito un intervento di protesi d’anca.

Michael Rix pensava che la sua attività sportiva fosse finita quando ha sviluppato la malattia ossea all’anca sinistra a 40 anni. Ma l’intervento di artroprotesi d’anca ha gli ha consentito di competere di nuovo al massimo livello e addirittura di vincere una medaglia d’argento ai Mondiali di Duathlon del 2015.

Michael di Pulborough, West Sussex, era sovrappeso quando ha ottenuto un posto nella Maratona di Londra e Triathlon del 2004. “Ero sovrappeso e avevo la pressione alta, mi bastava una rampa di scale per andare in affanno”. Ma il suo impegno costante negli allenamenti lo ha reso presto un vero atleta molto competitivo. “Correvo da 100 a 120 miglia a settimana e ad un certo punto mi sentivo quasi invincibile, ma poi un giorno mi alzai dal letto e ho tristemente notato che non riuscivo più a mettermi un calzino”.

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Per i successivi due anni, Michael ha visto aumentare il dolore e un esame ai raggi X ha rivelato che la sua anca sinistra era crivellata da una grave osteoartrosi. Una protesi d’anca è stata l’unica risposta possibile al suo problema. Due settimane dopo l’intervento chirurgico Mike era in palestra a fare Spinning su una bicicletta statica e a fare nuoto, tre mesi dopo ha battuto 105 concorrenti per vincere il Dorney Lake Super Sprint Triathlon.

“Anche se la mia carriera sulla lunga distanza è finita la nuova anca mi ha permesso di competere in eventi multisport come Duathlon sprint e Triathlon a un livello molto alto il che è sorprendente”, ha aggiunto Michael. C’è stato un notevole aumento del numero di giovani che si sottopongono ad una protesi d’anca. Un recente rapporto del Royal College of Surgeons ha rivelato uno sbalorditivo aumento 76% negli ultimi dieci anni nelle persone sotto i 60 anni che hanno subito un intervento chirurgico di sostituzione dell’anca.

Venti anni fa ai pazienti come Mike sarebbe stato detto di rinunciare allo sport e aspettare, sopportando il dolore, fino ad arrivare ai 60 o 70 anni. Ciò che rende le protesi d’anca oggi più durature sono nuovi materiali che offrono una incomparabile resistenza all’attrito e una ottima integrazione con l’osso.

Scoperte | Identificata una nuova mutazione genetica connessa alla osteonecrosi del testa femorale

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McGill University Health Centre (RI-MUHC)

Gli scienziati dell’Istituto di ricerca del McGill University Health Centre (RI-MUHC) hanno scoperto una nuova mutazione genetica legata alla osteonecrosi della testa femorale. Questa scoperta potrebbe consentire ai medici di identificare e trattare la malattia prima che si presentino i sintomi.

L’osteonecrosi o “morte dell’osso” della testa del femore è una grave malattia che è causata da interruzione del flusso di sangue nell’osso della testa. “Si tratta di una malattia gravemente invalidante che di solito è legata a fattori di rischio identificabili come i trattamenti glucocorticoidi, tumori del sangue e in alcuni rari casi, ad una causa genetica”, spiega il Dr Chantal Séguin, ematologo-oncologo presso la Bone Engineering and Vascular Biology Research Lab del RI-MUHC, e autore delll’articolo scientifico pubblicato sul Journal of Medical Genetics.

Attraverso gli studi specialistici condotti presso il MUHC’s Montreal General Hospital, guidati da Séguin e dal chirurgo ortopedico Ed Harvey, i ricercatori hanno diagnosticato l‘osteonecrosi avanzata in quattro di sei fratelli in una famiglia di discendenza europea. Il loro team ha scoperto una mutazione genetica su un gene chiamato TRPV4 (transient receptor potential vanilloidi 4). Il gene TRPV4 è noto a svolgere un ruolo critico nel controllo del flusso di sangue e lo sviluppo delle cellule delle ossa.

Fino a questa nuova scoperta, una sola altra mutazione era stata identificata in alcune famiglie di origine asiatica ed i risultati hanno avuto un potenziale limitato per la diagnosi precoce e la nuova terapia mirata. Anche se la vera origine della malattia è sconosciuta, ben 30.000 nuovi casi sono diagnosticati ogni anno negli Stati Uniti, e l’incidenza è in aumento. Molti pazienti sono sotto i 25 anni al momento della diagnosi.

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“L’identificazione di questo nuova mutazione contribuirà a rivelare i percorsi biologici che portano alla malattia, e contribuire allo sviluppo di nuove terapie che hanno come target la sua causa, piuttosto che i suoi sintomi”, il Dr Chantal Séguin.

Questa nuova scoperta potrebbe anche aiutare a comprendere meglio i meccanismi biologici nelle osteonecrosi indotte dall’uso di glucocorticoidi, o più comunemente, steroidi. I glucocorticoidi sono una famiglia di farmaci usati in tutto il mondo sia come un agente anti-infiammatorio che come farmaco importante in molti trattamenti chemioterapici. E ‘anche noto che le persone che utilizzano il farmaco steroideo per varie malattie sono a rischio e si stima che oltre 60 milioni di persone stanno attualmente assumendo questo farmaco in tutto il mondo.

Fonte: opnewsMcGill University Health Centre

Reference: Wayne Mah, Swapnil K Sonkusare, Tracy Wang, Bouziane Azeddine, Mihaela Pupavac, Jian Carrot-Zhang, Kwangseok Hong, Jacek Majewski, Edward J Harvey, Laura Russell, Colin Chalk, David S Rosenblatt, Mark T Nelson, Chantal Séguin. Gain-of-function mutation inTRPV4identified in patients with osteonecrosis of the femoral head. Journal of Medical Genetics, 2016

Studi scientifici | Il Dr. Harold Rees parla dei vantaggi dei suoi pazienti operati all’anca con la mininvasiva anteriore

Da un post pubblicato su: Medical News Today

L’approccio anteriore (accesso mininvasivo anteriore), permette al paziente di avvertire meno dolore, avere un recupero più rapido e una più efficace mobilità.

Il Dr. Harold Rees ha descritto questa tecnica dopo aver eseguito l’intervento chirurgico su uno dei suoi pazienti, Sean Toohey ed ha evidenziato i suoi risultati sorprendenti. Il paziente, che giorno dopo l’intervento, era in grado di camminare a passo medio su una rampa di scale in ospedale. Più tardi, nel pomeriggio, ha fatto ha ripetuto il percorso più rapidamente aiutandosi con un bastone. Ha ricominciato a lavorare 15 giorni dopo l’intervento.

“Mio fratello, che ha entrambe le anche protesizzate, era molto invidioso del mio risultato”, ha detto Toohey. La maggior parte dei pazienti che hanno subito un intervento chirurgico in precedenza con altre tecniche probabilmente pensano la stessa cosa, considerando che uno studio del 2009 ha evidenziato che il tempo di recupero per un intervento chirurgico di sostituzione totale dell’anca è compreso tra 1 a 6 mesi.

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Approccio anteriore all’anca

Il Dr. Rees ora usa l’approccio anteriore in tutti i suoi interventi chirurgici di sostituzione dell’anca primaria al Loyla’s main campus in Maywood and at Loyola’s Gottlieb Memorial Hospital in Melrose Park dopo aver visto Toohey recuperare rapidamente con meno dolore e una migliore mobilità, rispetto ai pazienti che hanno ha subito l’approccio posteriore. La tecnica è chiamata approccio anteriore poichè l’intervento chirurgico viene eseguito con il paziente supino e l’incisione è nella parte anteriore dell’anca, al contrario dell’approccio posteriore dove il paziente è su un fianco sul letto operatorio e l’incisione è postero-laterale rispetto all’anca. L’approccio posteriore attraversa necessariamente muscoli e tendini, mentre la tecnica anteriore non comporta nessuna sezione o distacco di muscoli o tendini. 

Dal momento che i muscoli e tendini non sono tagliati, c’è meno dolore, mentre il paziente recupera perché non è costretti a sedersi sulle incisioni. Con questa tecnica, il paziente ha anche un ridotto rischio di lussazione della protesi. La maggior parte degli interventi chirurgici di sostituzione dell’anca fanno ricorso ad altre tecniche, poiché molti ospedali non offrono ancora l’approccio anteriore mininvasivo. Tuttavia, le persone sono sempre più consapevoli dei suoi benefici. Entro i prossimi 5 a 10 anni, il dottor Rees ritiene che diventerà la tecnica principale.

 

Fonte: Medical News Today

Studi scientifici | Gli ioni metallici rilasciati dalle protesi d’anca metallo-metallo impediscono la formazione di cellule ossee

fotorLe protesi d’anca metallo-metallo (sia cotile che testa sono in metallo e sfregano tra loro) gli elementi in contatto sono costituiti da una lega di cromo-cobalto-molibdeno. Il rilascio di ioni metallici nel corpo è stato constatato come effetto dell’usura dell’impianto. La perdita ossea (osteolisi) è stata osservata in molti casi. Alcuni produttori di impianti hanno ritirato i dispositivi di questo tipo dal mercato. Recentemente, uno studio condotto da medici e ricercatori Charité – Universitätsmedizin Berlin and DRK Klinikum Vestendo sono stati in grado di dimostrare che il cobalto e il rilascio di cromo contribuiscono alla perdita di massa ossea. I loro risultati, che dimostrano che gli ioni metallici danneggiano le cellule che formano l’osso, sono stati pubblicati nella corrente edizione della rivista Biomaterials.

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La protesi totale dell’anca è stata eletta “operazione del secolo’, e circa 220.000 tali procedure vengono eseguite in Germania ogni anno. La maggior parte delle operazioni di sostituzione dell’anca producono risultati soddisfacenti, consentendo ai pazienti di riacquistare la loro mobilità e lo stato senza dolore.  I ricercatori sono stati in grado di replicare gli effetti dannosi prodotti da alte concentrazioni di metalli esponendo colture cellulari derivate da pazienti non esposti ad un livello rilevante di cromo-cobalto disciolto con risultati identici.

Anastasia Rakow,  uno dei ricercatori, sottolinea che i rischi associati con abbinamenti metallo-metallo superano chiaramente i loro benefici. L’obiettivo a lungo termine dei ricercatori è quello di ottimizzare la sicurezza del paziente, utilizzando le loro scoperte per migliorare il design e la composizione degli impianti futuri.

La maggior parte delle procedure svolte oggi utilizzano accoppiamenti ceramica-polietilene o ceramica su ceramica con elevatissimi standard di sicurezza.

Fonte: opnews

Innovazione | I nuovi inserti in polietilene Stryker X3

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Il polietilene ad altissimo peso molecolare (UHMWPE) è stato impiegato come superficie d’appoggio per gli impianti portesici per oltre quarant’anni. La combinazione di inerzia chimica, resistenza agli urti e resistenza all’usura dell’UHMWPE ha contribuito al successo delle protesi articolari. L’UHMWPE è stato utilizzato per gli inserti acetabolari delle protesi d’anca e per gli inserti tibiali e la rotula nella protesi di ginocchio.

L’esperienza clinica è stata eccellente. La sopravvivenza nelle protesi d’anca è tra l’87 e il 97 % a 9 anni di follow-up e dell’80 per cento a 20 anni. Nonostante questi successi, l’usura di queste componenti d’attrito rimane un problema per entrambe le protesi sia d’anca che di ginocchio. L’usura è maggiore nei giovani solitamente più attivi e di conseguenza la ricerca ha come obiettivo la resistenza all’usura del UHMWPE nel tempo.

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Il passo avanti più recente è stato rappresentato dall’introduzione dei polietileni altamente reticolati (fine anni ’90) che hanno dimostrato un’usura inferiore all’UHMWPE convenzionale.  Il loro uso si è diffuso a livello dell’anca ma è stato limitato nel ginocchio a causa di dubbi nelle proprietà meccaniche. I primi dati clinici giunti in laboratorio evidenziano che gli inserti altamente reticolati hanno concretamente ridotto l’usura rispetto ai tradizionali UHMWPE.

Negli anni 2000 un attento esame del processo di reticolazione e il suo impatto sulla microstruttura dei polietileni ha portato alla conclusione che un processo graduale di irradiazione seguito da ricottura mantiene la microstruttura e permette anche livelli più elevati di reticolazione con la conseguente eliminazione dei radicali liberi. Il risultato di questo processo di irradiazione e di ricottura sequenziale consiste nel nuovo polietilene Stryker X3.

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Questa nuova generazione di UHMWPE altamente reticolato X3 ha eccellenti proprietà meccaniche e di fatica, oltre a bassissima usura e alta resistenza all’ossidazione. Ciò ha aperto nuove prospettive nella protesizzazione dell’anca nel paziente giovane dove le caratteristiche elastiche del polietilene garantiscono un miglior assorbimento meccanico degli urti ed ora con il nuovo X3 anche una resistenza nel tempo. La sfida tra ceramica/ceramica e polietilene/cereamica è appena cominciata.