Fitness | Saltellare per 2 minuti al giorno rinforza le ossa delle anche

hip-hoperation-1500x575Fare dell’esercizio quotidiano, si sa, migliora il nostro stato psico-fisico ma contribuisce anche a rafforzare le ossa dell’anca e a ridurre il rischio di fratture a seguito di una caduta, suggerisce un nuovo studio su pazienti non anziani.

Le ossa diventano più sottili con l’età. Nelle ossa dell’anca, questo provoca un maggiore rischio di fratture. Lo studio effettuato alla Loughborough University (UK) dimostra che un esercizio fisico regolare e focalizzato può aiutare a contrastare l’effetto dell’invecchiamento all’osso.

Pubblicato sul Journal of Bone and Mineral Research, lo studio ha misurato l’effetto di brevi periodi di Hopping” quotidiano sulla densità ossea. I ricercatori hanno invitato 34 uomini di età superiore ai 65 anni a esercitarsi con saltelli per 2 minuti al giorno per un anno. Per poter misurare la differenza, l’esercizio è stato eseguito solo su di un lato ovvero solo con saltelli sempre sulla stessa gamba.

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Bene, a fine periodo, la massa ossea è aumentata fino al 7% sulle corticali acetabolari e femorali. I risultati hanno anche mostrato un aumento nella densità dello strato dell’osso spongioso sotto la corticale.

Questi effetti sono stati osservati anche nelle zone più sottili del osso dell’anca, le parti che hanno più probabilità di subire una frattura durante una caduta. I risultati potrebbero aiutare a prevenire e gestire l’osteoporosi, una patologia che è responsabile di oltre 8,9 milioni di fratture in tutto il mondo ogni anno, con una conseguente frattura osteoporotica ogni 3 secondi, secondo l’International Osteoporosis Foundation.

In tutto il mondo, 1 su 3 donne sopra i 50 anni subisce una frattura di origine osteoporotica e 1 su 5 gli uomini di età superiore ai 50. Anche se le donne hanno maggiori probabilità che ciò accada, in genere gli uomini hanno più alti tassi di mortalità legati a questo tipo di fratture.

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Le misurazioni sui risultati sono state effettuate con le nuove tecniche di mappatura delle ossa basate su TC che sono state sviluppate presso l’Università di Cambridge nel Regno Unito. Questi hanno mostrato chiare differenze tra le anche esercitate e quelle no.

I partecipanti erano tutti uomini e i ricercatori non possono dire se gli stessi risultati sarebbero stati raggiunti nelle donne. Inoltre, è importante notare che i partecipanti non sono pazienti con osteoporosi, quindi non è possibile stabilire se gli esercizi sarebbero poco sicuri per le persone in questa condizione. Queste sono alcune delle domande importanti cui ulteriori ricerche dovranno rispondere.

 

Patologie | Necrosi della testa femorale

Il Dr Cammarano e il Dr De Peppo durante un intervento di protesi d’anca Mininvasiva Anteriore | Ars Medica – Roma
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Nella testa femorale a destra si notano zone scure di rarefazione ossea

L’osteonecrosi della testa del femore si manifesta quando viene meno il giusto approvvigionamento di sangue alla testa del femore. Il risultato è la morte delle cellule ossee della testa e il conseguente crollo strutturale. L’osteonecrosi è anche chiamata necrosi avascolare o necrosi asettica.

Prof. Alexander Munro
Prof. Alexander Munro

Fu il medico scozzese Alexander Munro ad identificarla per primo nella prima metà dell’800. Il Prof. Cruveilhier fu il primo ad attribuire il disturbo ad un’aberrazione della circolazione sanguigna nella testa del femore. Da allora la diagnosi di questo disturbo è via via cresciuta grazie all’evoluzione tecnologica tecnologia e ad una maggiore consapevolezza.

L’osteonecrosi è ormai una malattia comunemente riconosciuta con una significativa morbilità (frequenza percentuale di una malattia in una collettività). La fase finale del processo è la grave distruzione della testa femorale con la degenerazione risultante dell’articolazione dell’anca. In molti pazienti, anche l’identificazione precoce non altera il risultato. Purtroppo, i pazienti che sono affetti da osteonecrosi sono giovani, di solito dal terzo al sesto decade di vita.

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Nella testa femorale a destra zone chiare che indicano sclerotizzazione dell’osso

L’osteonecrosi può essere di origine traumatica o atraumatica. La forma traumatica ha un evento causale originante e viene isolata al particolare frammento osseo coinvolto. La forma atraumatica ha più eziologie e può coinvolgere più ossa. La forma traumatica di osteonecrosi si verifica nel 10% delle fratture del collo del femore composte, il 15-30% delle fratture del collo del femore scomposte e il 10% delle lussazioni dell’anca.

L’assunzione di corticosteroidi (cortisone) contribuisce alla forma atraumatica di osteonecrosi nel 5-25% dei pazienti. Il rapporto maschio-femmina è di circa 4:1. Almeno il 50% dei pazienti con osteonecrosi atraumatica dell’anca sono predisposti a quella bilaterale. Altre ossa possono essere coinvolte nella forma atraumatica, compresa la spalla, il ginocchio e l’astragalo.

La soluzione quando l’articolazione dell’anca è ormai compromessa è la artroprotesi d’anca. Terapie conservative non hanno gli esiti sperati nella quasi totalità dei casi lasciando al paziente la sola opzione protesica. Tecniche mininvasive applicate alla sostituzione totale dell’anca sono oggi un forte contributo ad una veloce ripresa funzionale soprattutto per il paziente giovane ed affetto da questa patologia.

Approccio anteriore all’anca

Dal 2003 a Roma l’equipe del Dr Cammarano e del Dr De Peppo sono stati i primi a Roma e in Italia a dedicarsi alla protesi d’anca con accesso mininvasivo anteriore contribuendo fortemente al successo di questo intervento oggi sempre più richiesto da giovani pazienti ad alta richiesta funzionale.

Quali sono i vantaggi dell’accesso mininvasivo anteriore?

  • Un più rapido recupero post operatorio poiché permette al chirurgo di lavorare tra i muscoli e i tessuti senza staccarli o tagliarli mantenendoli integri.
  • Minore dolore muscolare = immediata ripresa della funzionalità dell’articolazione
  • Aiuta a prevenire il rischio di lussazioni protesiche mantenendo la nuova articolazione in sede proprio grazie alla conservazione integrale delle strutture muscolari. 
  • Rende minore la perdita ematica intra-operatoria.
Il Dr Cammarano a sinistra, e il Dr De Peppo

La più grande casistica in Italia

“PASSARE TRA I MUSCOLI SENZA INCIDERLI O STACCARLI”


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Dott. G. Cammarano +39 329 1214372 – ARS Medica 06 362081

Dott. M. de Peppo +39 329 1214439 – ARS Medica 06 362081

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Clinica ARS Medica

Approccio anteriore all’anca

La protesi anatomica più famosa al mondo

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Recentemente si è affacciata al mercato la terza generazione dello stelo femorale anatomico più famoso al mondo: lo stelo protesico femorale ABG.

Nato in Francia negli anni ’80 si affermò presto come protesi antitetica al concetto di stelo retto prodotto largamente dall’industria del settore. Il suo disegno ricopia esattamente il canale midollare del femore umano usando come appoggio principalmente la parte superiore del femore e non invadendo il canale nella parte che pian piano si restringe, causa quest’ultima, di frequenti lamentele dei pazienti circa il dolore di coscia. Una volta infatti gli steli protesici erano molto più lunghi di quelli di oggi e spesso la parte terminale di essi finiva col puntare eccessivamente l’osso in questa stretta zona. Con il tempo e grazie alla sollecitazione dei carichi il conflitto causava spesso dolore.

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Con l’avvento di questi steli anatomici di nuova generazione il rischio fu ridotto fino quasi a scomparire. Siamo ormai all’inizio gli anni ’90 e l’impiego degli steli anatomici comincia a diffondersi rapidamente fino a diventare la vera alternativa ai tradizionali steli retti. Con l’inizio del nuovo millennio si passò alla seconda generazione, ovvero alla sua evoluzione. La Stryker lanciò sul mercato lo stelo protesico femorale ABG II. Era più sottile, aveva un incremento di taglie più graduale e soprattutto l’angolo di inclinazione del collo era cambiato da 135° a 130°. Anche questa volta fu un successo, se vogliamo, ancora più grande di quello precedente. Rappresenta oggi il parametro cui si riferisce qualsiasi azienda voglia produrre uno stelo anatomico.Schermata 2016-03-28 alle 12.42.13

Dallo scorso gennaio la storia continua, è stata infatti lanciata sul mercato la terza generazione: lo stelo protesico femorale ANATO. Come è facile notare questa volta oltre agli aggiornamenti biomeccanici si è aggiunto anche un re-styling del brand che è cambiato in ANATO, contrazione del termine anatomico al quale tutto la storia di questo prodotto si riferisce.Schermata 2016-03-28 alle 13.35.41

Ancora più sottile nella sua parte distale, rivestito nella sua parte prossimale con un materiale più ruvido, ma soprattutto disponibile con due diverse inclinazioni del collo: neutro e antiverso. Infatti le due versioni precedenti erano caratterizzate dall’avere un collo protesico spostato in avanti (antiverso) rispettando la naturale inclinazione del collo femorale umano.

Questa nuova caratteristica si adatta ulteriormente a quei pazienti che non hanno delle situazioni anatomiche comuni, ovvero difformi dagli standard sheletrici cui riferisce il design della ABG e della ABG II. Una qualità in più che farà apprezzare questo storico prodotto ancora di più e che valorizzerà ulteriormente l’accesso mini invasivo anteriore, pratica chirurgica che si adatta perfettamente all’uso di questo tipo di steli.