Praticare sport con una protesi d’anca

Da una pubblicazione dell’ IJSPT del 2014

Con “l’invecchiamento” della generazione “baby boom” che si somma a quanti di questi erano atleti e desiderano tornare a praticare sport con continuità, l’attenzione di come l’attività sportiva sia compatibile con i pazienti sottoposti ad intervento di protesi totale d’anca (PTA) sta diventando sempre più importante. Lo scopo di questo articolo è quello di sottolineare le raccomandazioni e i rischi per coloro che ritornano allo sport dopo un intervento nonché discutere le implicazioni del cambiamento demografico e i protocolli di riabilitazione.

Anche se i rischi reali associati a praticare sport dopo una PTA sono ancora allo studio, occorre tenere presente che una intensa attività fisica può aumentare il rischio di fratture e lussazioni. La tribologia delle componenti in attrito rappresenta un altro punto focale tanto più su pazienti che richiedono alle protesi delle prestazioni sempre più elevate. Polietileni, ceramiche e metalli hanno caratteristiche e prestazioni diverse. Recenti alternative come l’accoppiamento metallo-metallo hanno destato preoccupazioni per il rilascio di ioni metallici. I nuovi polietileni di terza generazione stanno dando ottimi risultati sia in termini di durata che in termini di percezione per il paziente.

Il medico a colloquio con un atleta che considera di tornare a fare sport dopo una PTA, deve prendere in considerazione il suo livello di attività, l’attuale forma fisica, la qualità dell’osso e di conseguenza valutare l’approccio chirurgico e il tipo di protesi.

Animazione video della tecnica mininvasiva

In questa semplice animazione viene mostrata la via anteriore all’anca e la conseguente protesizzazione del femore e dell’acetabolo. Di facile comprensione, ci permette di osservare l’articolartià dell’anca in relazione all’accesso chirurgico anteriore.

Video messo a disposizione da nucleushealth.com, una società di professionisti che si occupano di realizzare video descrittivi di varie discipline chirurgiche.

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Protesidanca.net | La Mininvasiva Anteriore a Roma dal 2003 | Comprendere le cause del dolore all’anca ci aiuta a trovare una soluzione

E’ tempo di tornare in movimento e fare le cose che amiamo fare. Facciamo il primo passo verso la comprensione delle soluzioni.

Ritornare allo sport dopo una protesi d’anca

Le cause del dolore all’anca

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Le articolazioni sono coinvolte in quasi tutte le attività che facciamo. Movimenti come camminare, piegarsi e girare richiedono l’uso di dell’anca e del ginocchio. Quando l’anca ha un problema, il dolore che ne consegue può gravemente limitare la capacità di muoversi e lavorare.

Artrosi

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La radiografia di un bacino che evidenzia segni di artrosi alle anche

L’artrosi degenerativa consiste nell’usura che coinvolge prima la cartilagine e successivamente le ossa dell’articolazione. Questo processo una volta giunto al suo stadio terminale rende il movimento, ma anche il solo stare seduti o al letto, molto doloroso costringendo l’osso della testa femorale ad articolarsi direttamente contro l’osso dell’acetabolo. 

Artrite reumatoide

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E’ una malattia autoimmune nella quale il sistema immunitario scatena le proprie difese contro il proprio organismo di appartenenza, mettendo in atto una sorta di “autoagressione“. La risposta immunitaria dell’organismo influisce negativamente sul rivestimento delle articolazioni, causando infiammazione cronica e dolore. La membrana sinoviale (riveste tendini, capsule articolari e ossa) si ispessisce e si infiamma. La conseguenza è una produzione eccessiva di liquido sinoviale prodotta all’interno dell’articolazione che causa un’infiammazione cronica che danneggia la cartilagine. Questo si traduce in perdita di cartilagine, dolori e rigidità.

Necrosi avascolare

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Si verifica quando l’osso è privato del suo normale apporto di sangue. Senza una corretta nutrizione sanguigna la struttura del tessuto osseo si indebolisce, può collassare e danneggiare il cartilagine. Ciò è particolarmente frequente nell’anca e più comunemente riguarda la testa di femorale già di base poco nutrita da vasi sanguigni.

Se, in presenza di queste patologie, non si è trovato un adeguato sollievo con i farmaci e altri trattamenti conservativi, la sostituzione protesica dell’anca si rende necessaria consentendo il ritorno alle normali attività quotidiane e per chi lo desidera, il ritorno allo sport.

Approccio anteriore all’anca

Quali sono i vantaggi offerti dall’accesso mininvasivo anteriore all’anca?

  • Un più rapido recupero post operatorio poiché permette al chirurgo di lavorare tra i muscoli e i tessuti senza staccarli o tagliarli mantenendoli integri.
  • Minore dolore muscolare = immediata ripresa della funzionalità dell’articolazione
  • Aiuta a prevenire il rischio di lussazioni protesiche mantenendo la nuova articolazione in sede proprio grazie alla conservazione integrale delle strutture muscolari. 
  • Rende minore la perdita ematica intra-operatoria.
Il Dr Cammarano a sinistra, e il Dr De Peppo

La più grande casistica in Italia

“PASSARE TRA I MUSCOLI SENZA INCIDERLI O STACCARLI”


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Prepararsi all’intervento

Il percorso di preparazione all’intervento inizia settimane prima della chirurgia vera e propria. E ‘importante essere nella salute migliore possibile prima dell’atto chirurgico in quanto ciò aiuta fortemente il successivo processo di recupero funzionale. L’elenco che segue descrive alcuni argomenti da discutere con il chirurgo prima della data di intervento.

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Fare esercizio fisico > una migliore forma fisica è un’ottima premessa per essere pronti ad affrontare un percorso di recupero funzionale nel miglior modo possibile. Un fisico più reattivo esegue meglio gli esercizi riabilitativi

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Se possibile: “approfittare” e smettere di fumare > circostanze molto particolari come l’imminenza di un intervento chirurgico possono essere l’occasione giusta per curare di più il nostro corpo  e sentirci più a nostro agio nel condurre un’esistenza in armonia con il nostro corpo.

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Perdere peso > un minor carico sulle articolazioni ci aiuta ad avere un corpo più agile e reattivo pronto ad affrontare un recupero rapido ed efficace. 1 kg in meno meno di peso corrisponde a 4 kg in meno sulle nostre ginocchia…

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Riabilitazione > la conoscenza del nostro percorso riabilitativo ci aiuta ad affrontarlo già preparati E come si è già evidenziato ciò accedere notevolmente il percorso di guarigione. Contribuendo a creare quello che oggi viene chiamato Fast Track.

La protesi anatomica più famosa al mondo

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Recentemente si è affacciata al mercato la terza generazione dello stelo femorale anatomico più famoso al mondo: lo stelo protesico femorale ABG.

Nato in Francia negli anni ’80 si affermò presto come protesi antitetica al concetto di stelo retto prodotto largamente dall’industria del settore. Il suo disegno ricopia esattamente il canale midollare del femore umano usando come appoggio principalmente la parte superiore del femore e non invadendo il canale nella parte che pian piano si restringe, causa quest’ultima, di frequenti lamentele dei pazienti circa il dolore di coscia. Una volta infatti gli steli protesici erano molto più lunghi di quelli di oggi e spesso la parte terminale di essi finiva col puntare eccessivamente l’osso in questa stretta zona. Con il tempo e grazie alla sollecitazione dei carichi il conflitto causava spesso dolore.

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Con l’avvento di questi steli anatomici di nuova generazione il rischio fu ridotto fino quasi a scomparire. Siamo ormai all’inizio gli anni ’90 e l’impiego degli steli anatomici comincia a diffondersi rapidamente fino a diventare la vera alternativa ai tradizionali steli retti. Con l’inizio del nuovo millennio si passò alla seconda generazione, ovvero alla sua evoluzione. La Stryker lanciò sul mercato lo stelo protesico femorale ABG II. Era più sottile, aveva un incremento di taglie più graduale e soprattutto l’angolo di inclinazione del collo era cambiato da 135° a 130°. Anche questa volta fu un successo, se vogliamo, ancora più grande di quello precedente. Rappresenta oggi il parametro cui si riferisce qualsiasi azienda voglia produrre uno stelo anatomico.Schermata 2016-03-28 alle 12.42.13

Dallo scorso gennaio la storia continua, è stata infatti lanciata sul mercato la terza generazione: lo stelo protesico femorale ANATO. Come è facile notare questa volta oltre agli aggiornamenti biomeccanici si è aggiunto anche un re-styling del brand che è cambiato in ANATO, contrazione del termine anatomico al quale tutto la storia di questo prodotto si riferisce.Schermata 2016-03-28 alle 13.35.41

Ancora più sottile nella sua parte distale, rivestito nella sua parte prossimale con un materiale più ruvido, ma soprattutto disponibile con due diverse inclinazioni del collo: neutro e antiverso. Infatti le due versioni precedenti erano caratterizzate dall’avere un collo protesico spostato in avanti (antiverso) rispettando la naturale inclinazione del collo femorale umano.

Questa nuova caratteristica si adatta ulteriormente a quei pazienti che non hanno delle situazioni anatomiche comuni, ovvero difformi dagli standard sheletrici cui riferisce il design della ABG e della ABG II. Una qualità in più che farà apprezzare questo storico prodotto ancora di più e che valorizzerà ulteriormente l’accesso mini invasivo anteriore, pratica chirurgica che si adatta perfettamente all’uso di questo tipo di steli.

Protesidanca.net | L’uso dei caschi negli interventi di artroprotesi

Il Dr Cammarano ed il Dr De Peppo durante un intervento di protesi d’anca mininvasiva anteriore

L’uso dei caschi durante l’esecuzione di interventi di artroprotesi sta diventando sempre più importante e diffuso. Questo tipo di dispositivi soltanto pochi anni fà non veniva preso nella giusta considerazione nonostante il rischio di infezioni sia da sempre il principale pericolo per il paziente in sala operatoria.

Ma come funzionano? Prima dell’esecuzione di un intervento il chirurgo indossa un casco simile a quello di un ciclista ma con un ventilatore elettrico montato sulla cima. La ventilazione è necessaria poiché sopra il casco l’infermiere di sala poserà una copertura sterile contenente la visiera protettiva. Da questo momento la ventilazione sarà necessaria al corretta respirazione dell’operatore.

Ecco come appare il casco prima di essere coperto dal cappuccio sterile monouso

L’uso di questi dispositivi non comporta grandi investimenti da parte della struttura sanitaria pubblica o privata ma il loro impiego abbassa enormemente il rischio infettivo durante interventi complessi come quelli di artroprotesi. Questo dispositivo, unito alle ultime tecniche chirurgiche mini invasive, alza sicuramente il livello di offerta sanitaria della struttura che ne adotta l’uso.

Adottiamo l’uso dei caschi protettivi fin dall’inizio della nostra avventura con la chirurgia mininvasiva anteriore dell’anca, cioè dal 2003 . In tutti questi anni abbiamo tenuto sempre sotto controllo ogni rischio grazie all’aggiornamento progressivo di tutti gli strumenti che ce lo hanno consentito e continueremo a farlo sempre nel futuro.

Il Dr Cammarano a sinistra, e il Dr De Peppo

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