Protesidanca.net | La dismetria degli arti inferiori e l’artrosi

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Accade non raramente di avere un arto leggermente più lungo o più corto dell’altro senza che però non ci si faccia caso fino a quando un ortopedico non ce lo faccia notare. Ciò può essere o meno collegato alla presenza di artrosi degenerativa nell’articolazione dell’anca.

Quando un paziente sta per sottoporsi all’intervento di protesi d’anca, l’ortopedico tiene ben conto di questa dismetria in fase di planning pre-operatorio. Ciò restituisce al paziente la corretta lunghezza degli arti e lo aiuta nel suo percorso di riabilitazione.

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Alcune differenze in lunghezza possono essere comunque esistere a prescindere dall’artrosi e accompagnano il paziente dalla sua nascita. Ad esempio differenze nelle strutture cartilaginee possono dare effetto a una dismetria. Esiti da fratture (mal allineamenti) della tibia o del femore possono causare il non corretto posizionamento dell’articolazione dell’anca e alla lunga provocare artrosi degenerativa precoce.

Il corpo umano spesso è molto bravo a compensare questo non allineamento ma ciò non vuol dire che alla lunga il paziente non ne paghi le conseguenze.

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Quando la sostituzione totale dell’anca diventa inevitabile, il chirurgo in fase preoperatoria deve valutare tutti questi fattori funzionali e strutturali attraverso immagini ai raggi X, risonanze o TAC. Questi esami permettono al chirurgo di valutare ad esempio l’allungamento del femore oltre che un eccessivo varismo o valgismo del collo femorale rispetto alla diafisi.

Durante l’intervento chirurgico vengono ulteriormente ricontrollate queste misure mediante componenti di prova dell’impianto. Viene eseguita una valutazione intraoperatoria della lunghezza dell’arto e conseguentemente la scelta della protesi definitiva.

Il Planning pre-operatorio

L’atto chirurgico in sé non è che la “punta dell’iceberg” di un progetto che comincia ben prima del giorno dell’intervento. Quando il paziente è difronte alla prospettiva di affrontare un intervento di protesi d’anca mininvasiva anteriore, intraprende un percorso che step dopo step costituisce il planning pre-operatorio, ovvero il progetto dell’intervento vero e proprio.

Dopo gli esami clinici di rito al paziente vengono prescritti particolari proiezioni radiografiche dell’area da trattare, sulla quale vengono eseguite tutte le necessarie misurazioni per valutare dimensioni e orientamenti della protesi. Tutti i dati raccolti in questa fase vengono messi in relazione con lo status scheletrico del paziente valutato clinicamente. In questa fase si rilevano per esempio eventuali dismetrie (asimmetrie nella lunghezza degli arti) ed altri parametri biometrici da tenere in considerazione in fase chirurgica.

Il Dr Cammarano a sinistra, e il Dr De Peppo

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