Artroscopia dell’anca | Uno studio dell’ HSS di NY dimostra i rischi per i pazienti con artrosi

Hospital-for-Special-SurgeryUno studio condotto da ricercatori dell’Hospital for Special Surgery (HSS) di  (NY) dimostra che la chirurgia artroscopica non può essere l’opzione migliore per i pazienti con problemi all’anca, soprattutto per chi ha più di sessant’anni e l’artrosi.

Analizzando i database di pazienti provenienti da California e Florida, i ricercatori hanno studiato il numero di pazienti sottoposti all’intervento di artroprotesi entro due anni dalla chirurgia artroscopica dell’anca. Lo studio, pubblicato su Arthroscopy: The Journal of Arthroscopic and Related Surgery ha evidenziato che più di un terzo dei pazienti di età compresa da 60 a 69 anni sono sono stati alla fine sottoposti ad intervento di sostituzione protesica dell’anca. Hanno sottolineato inoltre che l’obesità contribuisce all’aumento di questa percentuale.
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“Abbiamo pubblicato questo studio perché la chirurgia artroscopica dell’anca è cresciuta enormemente negli ultimi dieci anni”, ha detto William Schairer, il capo equipe, “Tra il 2006 e il 2010, il numero di artroscopie dell’anca eseguite negli Stati Uniti è aumentato più del 600%”

L’artroscopia non era una procedura molto comune 10 anni fa. Si tratta di una procedura difficile tecnicamente da eseguire, secondo David Mayman, un chirurgo ortopedico all’HSS e Senior Author dello studio. “Negli ultimi dieci anni, la tecnologia ha fatto passi da gigante rendendo l’artroscopia più accessibile ed efficiente. Ma non tutti i pazienti sono indicati ad un intervento di questo tipo e uno degli obiettivi del nostro studio è stato quello di evidenziarne le caratteristiche”.Stryker

Per questo studio, i ricercatori hanno identificato 7.351 pazienti nei database di California e Florida sottoposti ad artroscopia dell’anca con un follow-up di due anni dal 2005 al 2012. I pazienti sono stati divisi in gruppi in base alla loro età: quelli di età inferiore ai 40; quelli di età compresa da 40 a 49; di età compresa da 50 a 59; da 60 a 69; e 70 o più anziani. I ricercatori hanno anche evidenziato che i pazienti avevano una diagnosi di artrosi dell’anca prima della chirurgia artroscopica e identificato coloro che erano obesi.

Solo il 3% dei pazienti di età inferiore ai 40 sono poi stati sottoposti ad un intervento di protesi d’anca, rispetto al 35% dei pazienti che erano da 60 a 69, che è il gruppo di età con più probabilità di artrosi. thigh

“C’è una crescente preoccupazione per quanto riguarda l’efficacia di artroscopia in pazienti con artrosi dell’anca pre-esistente”, ha detto il dottor Schairer. “Precedenti studi su minore casistica hanno anche evidenziato una prognosi peggiore tale da sconsigliare l’artroscopia nei pazienti con artrosi anche lieve. Si tratta di informazioni importanti che pongono l’attenzione sulla necessità di valutare bene i casi prima di optare per una artroscopia. Ciò per evitare conseguenze a breve e medio termine”.

“L’artroscopia rappresenta un importante progresso nel trattamento di alcune patologie ma non l’artrosi dell’anca”, ha concluso il dottor Mayman.

Riferimento: William W. Schairer, Benedetto U. Nwachukwu, Frank McCormick, Stephen Lyman, David Mayman. L’artroscopia dell’anca e il rischio di conversione a protesi totale: un’analisi sulla popolazione. Fonte: Hospital for Special Surgery

 

Tribologia | Il problema delle protesi con accoppiamento metallo-metallo

Da uno studio pubblicato sulla rivista online BMJ nel mese di aprile 2016 è risultato che le protesi d’anca con testa metallica su cotile metallico impiantate dal 2006 sono più a a rischio di revisione rispetto ad altri accoppiamenti. Sono state fatte ricerche per scoprire i fattori di rischio associati con il fallimento precoce.emanuele.caldarella_bmj

L’uso del metallo su metallo nelle protesi d’anca si è ridotto vertiginosamente negli ultimi cinque anni a causa dell’alto tasso di revisione dovuto probabilmente al rilascio di ioni metallici causato dall’attrito della grande testa metallica direttamente sull’inserto sempre metallico del cortile. Bisogna tenere in considerazione però che migliaia di impianti continuano a rimanere al loro posto. La questione dello studio dei materiali di attrito (tribologia) è da sempre al centro degli obiettivi di un’azienda che opera questo settore e negli anni ormai si è evidenziato che la stragrande maggioranza degli accoppiamenti che il chirurgo ha scelto come elettivi si divide tra polietilene e ceramica e ceramica con ceramica (ndr).

Lo studio ha esaminato lo stato di 434 pazienti con protesi d’anca metallo su metallo operati nel nord dell’Inghilterra e monitorati per una media di 7,5 anni dopo l’intervento. Ne è risultato che 71 protesi sono state sostituite con un tasso di revisione del 16,4 % che i ricercatori descrivono come inaccettabile.

In più, in oltre il 40 % dei casi esaminati la superficie del cono della testa non era perfetta. Questo difetto era significativamente associato con l’eccessivo rilascio di particelle di metallo alla base delle reazioni biologiche che causano questo alto tasso di fallimenti. Nel 19% dei casi esaminati inoltre è stata riscontrata una abbondante colorazione scura dei tessuti limitrofi, visibile ad occhio nudo (metallosi). Si è evidenziato inoltre che gli impianti relativi alle donne avevano anche una più alta probabilità di fallire. Questo anche perché molte più donne rispetto agli uomini sono state operate di protesi d’anca bilaterale.

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I dati del Registro Nazionale congiunto per l’Inghilterra e il Galles per il 2014 indicano che sono state impiantate 11.871 protesi metallo su metallo suggerendo i ricercatori a calcolare che 180.000 persone in tutto il mondo deambulando con con questo tipo di protesi. Questi pazienti potrebbero essere a rischio di un precoce intervento chirurgico di revisione.

Riferimento: studio retrospettivo delle prestazioni del metallo Pinnacle su metallo (MoM) nelle protesi totale d’anca – David John Langton, Raghavendra Prasad Sidaginamale, Peter Avery, Sue Waller, Ghanshyabhai Tank, James Lord, Thomas Joyce, Nick Cooke, Raj Logishetty, Antoni Viraf Francesco Nargol. BMJ aperto. Fonte: Medical News Today

Protesidanca.net | La dismetria degli arti inferiori e l’artrosi

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Accade non raramente di avere un arto leggermente più lungo o più corto dell’altro senza che però non ci si faccia caso fino a quando un ortopedico non ce lo faccia notare. Ciò può essere o meno collegato alla presenza di artrosi degenerativa nell’articolazione dell’anca.

Quando un paziente sta per sottoporsi all’intervento di protesi d’anca, l’ortopedico tiene ben conto di questa dismetria in fase di planning pre-operatorio. Ciò restituisce al paziente la corretta lunghezza degli arti e lo aiuta nel suo percorso di riabilitazione.

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Alcune differenze in lunghezza possono essere comunque esistere a prescindere dall’artrosi e accompagnano il paziente dalla sua nascita. Ad esempio differenze nelle strutture cartilaginee possono dare effetto a una dismetria. Esiti da fratture (mal allineamenti) della tibia o del femore possono causare il non corretto posizionamento dell’articolazione dell’anca e alla lunga provocare artrosi degenerativa precoce.

Il corpo umano spesso è molto bravo a compensare questo non allineamento ma ciò non vuol dire che alla lunga il paziente non ne paghi le conseguenze.

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Quando la sostituzione totale dell’anca diventa inevitabile, il chirurgo in fase preoperatoria deve valutare tutti questi fattori funzionali e strutturali attraverso immagini ai raggi X, risonanze o TAC. Questi esami permettono al chirurgo di valutare ad esempio l’allungamento del femore oltre che un eccessivo varismo o valgismo del collo femorale rispetto alla diafisi.

Durante l’intervento chirurgico vengono ulteriormente ricontrollate queste misure mediante componenti di prova dell’impianto. Viene eseguita una valutazione intraoperatoria della lunghezza dell’arto e conseguentemente la scelta della protesi definitiva.

Il Planning pre-operatorio

L’atto chirurgico in sé non è che la “punta dell’iceberg” di un progetto che comincia ben prima del giorno dell’intervento. Quando il paziente è difronte alla prospettiva di affrontare un intervento di protesi d’anca mininvasiva anteriore, intraprende un percorso che step dopo step costituisce il planning pre-operatorio, ovvero il progetto dell’intervento vero e proprio.

Dopo gli esami clinici di rito al paziente vengono prescritti particolari proiezioni radiografiche dell’area da trattare, sulla quale vengono eseguite tutte le necessarie misurazioni per valutare dimensioni e orientamenti della protesi. Tutti i dati raccolti in questa fase vengono messi in relazione con lo status scheletrico del paziente valutato clinicamente. In questa fase si rilevano per esempio eventuali dismetrie (asimmetrie nella lunghezza degli arti) ed altri parametri biometrici da tenere in considerazione in fase chirurgica.

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Approccio anteriore all’anca

Record | Un 91enne inglese è l’uomo con le protesi d’anca più “vecchie” al mondo

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Per i pazienti più giovani, più attivi, una protesi d’anca deve necessariamente garantire una durata più lunga nel tempo rispetto a pazienti più anziani con una aspettativa di vita meno lunga. Ma ciò come si sa non esclude eccezioni che confermano la regola.

Un uomo di 91 anni è stato riconosciuto dal Guinness World Records come il paziente con le più durevoli protesi d’anca al mondo. Norman Sharp, di Somerset, si sottopose nel novembre 1948 ad una artroprotesi bilaterale d’anca, un operazione ai tempi innovativa, presso il Royal National Orthopaedic Hospital (RNOH) di Stanmore (UK) e questi impianti sono al loro posto da allora, senza nessuna revisione. Secondo gli esperti si tratta di un record senza precedenti.

Le protesi di Norman sono in una lega acciaiosa denominata Vitallium, sviluppata negli Stati Uniti nel 1932, furono impiantate dal chirurgo ortopedico Philip Newman in quella che molti pensano sia stata la prima procedura chirurgica di questo tipo da parte del servizio sanitario nazionale, allora di recente formazione. A ciò si aggiunge che Norman al tempo aveva solo 23 anni.

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Norman Sharp all’epoca dell’intervento

“E ‘stato un evento senza precedenti”, ha commentato il Norman. “Sono stato il primo paziente di Newman ad aver accettato di essere sottoposto ad un evento chirurgico di tale portata scientifica. Molti altri medici erano critici nei suoi confronti. Sono entusiasta a pensare di essere stato parte di qualcosa di pionieristico. E pensare che altre persone hanno beneficiato della mia esperienza mi riempie di orgoglio. Sono molto grato ai medici che mi hanno operato con il coraggio di andare avanti verso l’innovazione. E’ incredibile, oggi la comunità scientifica non si allarga a prevedere la vita di un impianto oltre 15 anni. Sono stato fortunato. Ho guidato la moto e sono andato a ballare, ne ho fatto certamente buon uso”.

John Skinner, ortopedico al RNOH ha commentato: “La storia di Norman è stupefacente. E ‘ancora attivo e ancora felice con le sue protesi dopo tutto questo tempo. Gli impianti sono Vitallium una lega di cromo-cobalto (in uso ancora oggi n.d.r.) ed erano molto innovativi al momento. Le moderne protesi d’anca si sono evolute nel corso degli anni e sono ora una delle operazioni di maggior successo che abbiamo. Sono state definite l’intervento del ventesimo secolo”.

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Come abbiamo già scritto in articoli precedenti, in tutti questi anni i materiali si sono molto evoluti garantendo una sempre migliore efficienza. I traguardi attuali quindi si sono spostati verso gli accessi chirurgici mini invasivi. Tra questi si è affermata la via mini invasiva anteriore come unica soluzione chirurgica senza distacchi o lesioni muscolari. Oggi come allora sono i chirurghi con una chiara visione del futuro che firmano con il loro nome il percorso storico dell’evoluzione scientifica.

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Video | I muscoli della coscia e il segreto della mininvasiva

In questo video sono ben descritti i percorsi dei muscoli della coscia. Proprio all’inizio l’autore descrive il tragitto dei due muscoli che interessano particolarmente l’accesso miminvasvo anteriore all’anca e cioè: Tensore della fascia lata e Sartorio. 

Proprio sotto la zona della loro biforcazione, subito dopo aver lasciato la loro inserzione sull’ala iliaca, si possono intravedere la testa del femore e l’acetabolo. Questo è il punto in cui il chirurgo inserisce i divaricatori per poi procedere con la protesizzazione d’anca. Unica finestra anatomica intermuscolare possible, questa zona rappresenta il fulcro attorno al quale ruota tutta la grande esperienza dei chirurghi che hanno scelto questo accesso come loro fiore all’occhiello.

Approccio anteriore all'anca
Approccio anteriore all’anca
Al CTO di Roma la grande via anteriore alll’anca si pratica da più di trent’anni e quindi nel 2003 al tempo in cui le nuove tecnologie lo hanno permesso, è stato più facile incominciare quel percorso che oggi lo pone come centro con la più lunga esperienza in Italia.

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Video | Come funzionano i muscoli dell’anca?

In un video tratto dal sito anatomylearning una chiara descrizione dei muscoli che agiscono sul movimento dell’anca. Veri e propri motori muscolari che gestiscono una articolazione fondamentale per il nostro equilibrio in movimento.

 

 

Stryker e la produzione degli impianti con stampa in 3D

Da un post su 3dprintingindustry.com

I lettori 3DPI sono estranei alle tematiche ortopediche riguardanti l’adozione di stampa 3D in campo medico ma è interessante sapere che nel corso del 2016 vedremo solo aumentare gli investimenti in tal senso da parte del’indistra del medical device. Un forte segnale che la stampa 3D sta diventando pratica medica tradizionale è la notizia pubblicata da Fortune 500 che Stryker Corporation (colosso americano del settore ortopedico) basa la sua produzione su tecnologia 3D printing.

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Kevin Lobo, CEO di Stryker, ha confermato che la stampa 3D sarà sempre più utilizzata per creare nuovi prodotti e per dare a Stryker un vantaggio competitivo sul mercato. Questa nascente tecnologia utilizza geometrie che possono essere prodotte solo attraverso la stampa 3D. Allo stato attuale sono in produzione impianti del ginocchio e presto ci saranno componenti per la chirurgia spinale.

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Il CEO aggiunge anche che l’obiettivo non è quello di sostituire interamente la produzione, ma espandere il portafoglio esistente,. “Per il prossimo futuro, almeno per i prossimi tre, quattro anni”, spiega, “… non si tratta di cercare di sostituire i nostri prodotti e ridurre i costi. Nel corso del tempo, forse in dieci anni da oggi potrebbe anche accadere, ma a medio termine, siamo concentrati sui prodotti innovativi. La stampa 3D in metallo (tecnologia 3D MultiJet Fusion) è molto diversa da quella in plastica che può essere funzionante su di scrivania in un ufficio. Con il metallo è tutto molto più complicato. Abbiamo lavorato su questo progetto per molti anni acquisendo il know-how necessario su come programmare le macchine e ottimizzare la produzione che è differente da prodotto a prodotto”.

CEO Stryker Kevin Lobo
CEO Stryker Kevin Lobo

“Data la complessità di tale tecnologia, in particolare in un contesto critico come la medicina, l’azienda non è ancora pronta a sostituire l’intero processo di produzione con il 3D. Al contrario, aumentando progressivamente il numero di prodotti 3D e tenendo l’occhio anche sulla robotica (altro campo in cui Stryker sta investendo molto ndr), siamo certi che avremo i nostri clienti potranno contare presto su prodotti veramente unici”.

Info su 3dprintingindustry.com

Protesidanca.net | La Protesi d’Anca Mininvasiva Anteriore spiegata ai pazienti

Il Dr Cammarano a sinistra e il Dr De Peppo

Da quando è iniziata la nostra avventura nel lontano 2003 con il primo intervento di protesi d’anca mininvasiva anteriore a Roma e in Italia , abbiamo sempre desiderato creare un sito web rivolto ai pazienti che potesse rispondere adeguatamente a molte delle domande che quotidianamente ci sentiamo rivolgere.

Nel 2015 nasce quindi protesidanca.net un blog esclusivamente rivolto alla gente e non ai professionisti. Un portale di comunicazione ricco di contenuti comprensibili a tutti e testimonianze video dei pazienti grazie alle quali migliaia di persone hanno potuto comprendere al meglio ogni aspetto di questa esperienza.

Oggi protesidanca.net conta più di 50.000 visite all’anno, un vero record per un sito che tratta un argomento così specifico. Siamo orgogliosi di aver raggiunto questo risultato che contribuisce ogni giorno ad aggiornare un pubblico sempre più giovane ed esigente su tutte le più avanzate soluzioni atte a risolvere la malattia artrosica dell’anca.

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Approccio anteriore all’anca

Animazione video della tecnica mininvasiva

In questa semplice animazione viene mostrata la via anteriore all’anca e la conseguente protesizzazione del femore e dell’acetabolo. Di facile comprensione, ci permette di osservare l’articolartià dell’anca in relazione all’accesso chirurgico anteriore.

Video messo a disposizione da nucleushealth.com, una società di professionisti che si occupano di realizzare video descrittivi di varie discipline chirurgiche.

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Protesidanca.net | La Mininvasiva Anteriore a Roma dal 2003 | Comprendere le cause del dolore all’anca ci aiuta a trovare una soluzione

E’ tempo di tornare in movimento e fare le cose che amiamo fare. Facciamo il primo passo verso la comprensione delle soluzioni.

Ritornare allo sport dopo una protesi d’anca

Le cause del dolore all’anca

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Le articolazioni sono coinvolte in quasi tutte le attività che facciamo. Movimenti come camminare, piegarsi e girare richiedono l’uso di dell’anca e del ginocchio. Quando l’anca ha un problema, il dolore che ne consegue può gravemente limitare la capacità di muoversi e lavorare.

Artrosi

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La radiografia di un bacino che evidenzia segni di artrosi alle anche

L’artrosi degenerativa consiste nell’usura che coinvolge prima la cartilagine e successivamente le ossa dell’articolazione. Questo processo una volta giunto al suo stadio terminale rende il movimento, ma anche il solo stare seduti o al letto, molto doloroso costringendo l’osso della testa femorale ad articolarsi direttamente contro l’osso dell’acetabolo. 

Artrite reumatoide

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E’ una malattia autoimmune nella quale il sistema immunitario scatena le proprie difese contro il proprio organismo di appartenenza, mettendo in atto una sorta di “autoagressione“. La risposta immunitaria dell’organismo influisce negativamente sul rivestimento delle articolazioni, causando infiammazione cronica e dolore. La membrana sinoviale (riveste tendini, capsule articolari e ossa) si ispessisce e si infiamma. La conseguenza è una produzione eccessiva di liquido sinoviale prodotta all’interno dell’articolazione che causa un’infiammazione cronica che danneggia la cartilagine. Questo si traduce in perdita di cartilagine, dolori e rigidità.

Necrosi avascolare

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Si verifica quando l’osso è privato del suo normale apporto di sangue. Senza una corretta nutrizione sanguigna la struttura del tessuto osseo si indebolisce, può collassare e danneggiare il cartilagine. Ciò è particolarmente frequente nell’anca e più comunemente riguarda la testa di femorale già di base poco nutrita da vasi sanguigni.

Se, in presenza di queste patologie, non si è trovato un adeguato sollievo con i farmaci e altri trattamenti conservativi, la sostituzione protesica dell’anca si rende necessaria consentendo il ritorno alle normali attività quotidiane e per chi lo desidera, il ritorno allo sport.

Approccio anteriore all’anca

Quali sono i vantaggi offerti dall’accesso mininvasivo anteriore all’anca?

  • Un più rapido recupero post operatorio poiché permette al chirurgo di lavorare tra i muscoli e i tessuti senza staccarli o tagliarli mantenendoli integri.
  • Minore dolore muscolare = immediata ripresa della funzionalità dell’articolazione
  • Aiuta a prevenire il rischio di lussazioni protesiche mantenendo la nuova articolazione in sede proprio grazie alla conservazione integrale delle strutture muscolari. 
  • Rende minore la perdita ematica intra-operatoria.
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