Studi scientifici | Una valutazione sul recupero funzionale nei pazienti trattati con tecnica mininvasiva anteriore

E’ stato dimostrato da uno studio effettuato dall’equipe Prof. Nogler dell’Università di Innsbruck che i pazienti operati con la tecnica mininvasiva anteriore hanno un recupero funzionale molto più rapido rispetto a pazienti operati con approccio tradizionale e particolarmente l’antero-laterale.

17 pazienti sono stati operati utilizzando un approccio antero-laterale tradizionale (AL), 16 utilizzando un approccio anteriore diretto mininvasivo (DA). Una analisi del moto è stata eseguita il giorno prima dell’intervento chirurgico e successivamente dopo 6 e 12 settimane dopo l’impianto. Sono stati rilevati parametri come il tempo di percorrenza e la cinematica del cammino, la stasi in posizione bipodalica e cinque stadi di velocità registrati su di una passerella di 9 metri.
Schermata 2016-02-04 alle 22_Fotor_Fotor

Trascorse 6 settimane dall’intervento soltanto sul gruppo DA, è stato osservato un miglioramento significativo rispetto allo stato pre-operatorio. Tra le 6 e 12 settimane sempre il gruppo DA ha mostrato un marcato miglioramento nella gamma totale dei movimenti dell’anca sia nel piano sagittale che nei piani coronali.

Questo sottolinea quanto la scelta dell’approccio mininvasivo anteriore sia molto efficace e determinate proprio nei primi tre mesi immediatamente successivi all’intervento, notoriamente il periodo più importante della guarigione.

Fonte: A prospective randomized assessment of earlier functional recovery in THA patients treated by minimally invasive direct anterior approach: A gait analysis study | Clinbiomech.com

 

Anatomia | I vantaggi della protesi d’anca mininvasiva anteriore

IMG_6259_Fotor LIGHT GREY

Quali sono i vantaggi offerti dall’accesso mini-invasivo anteriore?

  • Un più rapido recupero post operatorio poiché permette al chirurgo di lavorare tra i muscoli e i tessuti senza staccarli o tagliarli mantenendoli integri.
  • Minore dolore muscolare = immediata ripresa della funzionalità dell’articolazione
  • Aiuta a prevenire il rischio di lussazioni protesiche mantenendo la nuova articolazione in sede proprio grazie alla conservazione integrale delle strutture muscolari. 
  • Rende minore la perdita ematica intra-operatoria.

 Perché scegliere l’accesso mininvasivo anteriore?

DA_Muscle_Hip-5116a1e46bf92b1043c0d1ceef075433a51e4c56171e3ee0d6db42f523c9a37c-2

Perche è una via anatomica che sfrutta l’interstizio tra i muscoli sartorio e retto femorale (medialmente) ed il tensore della fascia lata (lateralmente) per accedere all’anca, senza inciderli o staccarli. 

SIOT 2009 5

Passare tra i muscoli senza inciderli o staccarli

Ogni altro accesso chirurgico all’anca, laterale (freccia azzurra) o postero-laterale (freccia verde) necessita l’incisione o il distacco delle inserzioni muscolari. Un passaggio anatomico inter-muscolare consente invece a chi pratica la mininvasiva anteriore di lavorare sull’anca senza effettuare alcun distacco o incisione. Tutto questo grazie anche all’impiego di nuovi impianti protesici e strumentari specifici

SIOT 2009 4

Il risultato è una immediata ripresa funzionale e la consapevolezza di avere al loro posto integre, tutte le strutture muscolo-tendinee dell’articolazione. Questo protegge il paziente dal rischio di lussazione insito negli interventi di artroprotesi d’anca e accelera di conseguenza il recupero post-operatorio.

Riprendere la vita di ogni giorno

Dopo ogni intervento chirurgico si apre una nuova fase per il paziente, quella che dal suo punto di vista diventa la più importante: la guarigione.

Ogni sforzo da parte del chirurgo è finalizzato al successo di questa ultima fase che rappresenta l’obbiettivo d’eccellenza che egli si prefigge prima di ogni atto chirurgico. 

Migliaia di casi maturati in quasi vent’anni di esperienza contribuiscono oggi a fare dell’accesso mini-invasivo all’anca una scelta sempre più condivisa, sia da parte dei pazienti che dei chirurghi.

15thAnniversary-1-570x227

Per il Prof. Germano Cammarano ed il Prof. Marco de Peppo, la protesica d’anca con accesso mininvasivo anteriore è una realtà suffragata da migliaia di pazienti operati con successo.

Prima struttura in Italia a utilizzarla sin dal 2003

Prima struttura in Italia per numero di pazienti operati

Primo centro di riferimento in Italia dal 2003

 Chirurgia mini invasiva, nuove tecnologie ed una grande esperienza maturata in tanti anni di casi comportano vantaggi concreti. Vieni a conoscerli di persona.

IMG_6259_Fotor LIGHT GREY
Il Dr Cammarano a sinistra, e il Dr De Peppo

Per visite in STUDIO a ROMA chiamare:

Dott. G. Cammarano +39 329 1214372 – ARS MEDICA 06 362081

Dott. M. de Peppo +39 329 1214439 – ARS MEDICA 06 362081

protesidanca.net

Protesi | Uno studio sui problemi degli steli modulari

Mayo-Clinic-Da uno studio pubblicato sul The Journal of Bone and Joint Surgery (JBJS), ha evidenziato le complicazioni relativamente rare ma potenzialmente catastrofiche dal fallimento di protesi a stelo modulare comunemente usate nella chirurgia protesica dell’anca.

La comunità scientifica attualmente ritiene che i vantaggi ottenuti dalla modularità siano superiori ai rischi, ma questo studio solleva ancora una volta la questione del rischio-beneficio. La decisione di pubblicare questo lavoro è stata presa grazie a un caso clinico pubblicato sul JBJS dal professor R. Presley Swann chirurgo presso la Mayo Clinic nell’agosto 2015. Si tratta di tre pazienti che hanno subito una completa dissociazione testa-collo modulare da sette a quattordici anni dopo l’impianto di una protesi d’anca a componenti modulari.

74894-4137945

I fallimenti di questo tipo sugli impianti modulari rappresentano un’opportunità unica per medici e l’industria ortopedica di lavorare insieme per condurre studi multicentrici al fine di capire meglio e prevenire questi esiti rari ma gravi.

“La pubblicazione di questi studi ci aiuta a compiere la nostra missione di servire la comunità ortopedica”, ha commentato Marc Swiontkowski, MD, Editor per JBJS. “Identificare queste eventualità ci permette di scoprire se questi episodi sono in relazione tra loro oppure no e valutare di conseguenza azioni correttive da compiere in collaborazione con le aziende del settore”.

Record | La donna più anziana di Inghilterra operata di protesi d’anca a 112 anni

Gladys_Hooper-800x500_c
Gladys Hooper, 113 anni, è stata ufficialmente riconosciuta dal Guinness World Records come la persona più anziana ad essere sottoposta ad un intervento di protesi d’anca

Un impianto di protesi d’anca eseguito a Sheffield è stato protagonista di un’. Alla tenera età di 112 anni, Gladys Hooper è stato ufficialmente riconosciuta dal Guinness World Records come la persona più anziana ad avere una protesi all’anca.

L’intervento è stato eseguito alla fine del 2015 presso il St. Mary Hospital sull’Isola di Wight dal chirurgo ortopedico Jason Millington utilizzando una protesi a stelo cementato. Gladys, ex pianista, si era fratturata l’anca cadendo in casa sua. L’ex pianista una volta effettuata l’operazione sul finire del 2015 è stata in grado di celebrare il suo 113° compleanno con la sua famiglia nel mese di gennaio.

Il St. Mary Hospital sull'Isola di Wight
Il St. Mary Hospital sull’Isola di Wight

L’evoluzione tecnologica dei materiali e delle procedure chirurgiche mininvasive consentono oggi ora recupero funzionale ed il ritorno alla vita quotidiana anche a pazienti molto anziani. Forse è proprio con questi pazienti che la chirurgia mininvasivo dell’anca esalta le sue caratteristiche, consentendo al chirurgo di non incidere o staccare i muscoli preservandoli nella loro integrità e consentendo una minore perdita ematica.

Patologie | Necrosi della testa femorale

Il Dr Cammarano e il Dr De Peppo durante un intervento di protesi d’anca Mininvasiva Anteriore | Ars Medica – Roma
1341227242940Original
Nella testa femorale a destra si notano zone scure di rarefazione ossea

L’osteonecrosi della testa del femore si manifesta quando viene meno il giusto approvvigionamento di sangue alla testa del femore. Il risultato è la morte delle cellule ossee della testa e il conseguente crollo strutturale. L’osteonecrosi è anche chiamata necrosi avascolare o necrosi asettica.

Prof. Alexander Munro
Prof. Alexander Munro

Fu il medico scozzese Alexander Munro ad identificarla per primo nella prima metà dell’800. Il Prof. Cruveilhier fu il primo ad attribuire il disturbo ad un’aberrazione della circolazione sanguigna nella testa del femore. Da allora la diagnosi di questo disturbo è via via cresciuta grazie all’evoluzione tecnologica tecnologia e ad una maggiore consapevolezza.

L’osteonecrosi è ormai una malattia comunemente riconosciuta con una significativa morbilità (frequenza percentuale di una malattia in una collettività). La fase finale del processo è la grave distruzione della testa femorale con la degenerazione risultante dell’articolazione dell’anca. In molti pazienti, anche l’identificazione precoce non altera il risultato. Purtroppo, i pazienti che sono affetti da osteonecrosi sono giovani, di solito dal terzo al sesto decade di vita.

necrosi1
Nella testa femorale a destra zone chiare che indicano sclerotizzazione dell’osso

L’osteonecrosi può essere di origine traumatica o atraumatica. La forma traumatica ha un evento causale originante e viene isolata al particolare frammento osseo coinvolto. La forma atraumatica ha più eziologie e può coinvolgere più ossa. La forma traumatica di osteonecrosi si verifica nel 10% delle fratture del collo del femore composte, il 15-30% delle fratture del collo del femore scomposte e il 10% delle lussazioni dell’anca.

L’assunzione di corticosteroidi (cortisone) contribuisce alla forma atraumatica di osteonecrosi nel 5-25% dei pazienti. Il rapporto maschio-femmina è di circa 4:1. Almeno il 50% dei pazienti con osteonecrosi atraumatica dell’anca sono predisposti a quella bilaterale. Altre ossa possono essere coinvolte nella forma atraumatica, compresa la spalla, il ginocchio e l’astragalo.

La soluzione quando l’articolazione dell’anca è ormai compromessa è la artroprotesi d’anca. Terapie conservative non hanno gli esiti sperati nella quasi totalità dei casi lasciando al paziente la sola opzione protesica. Tecniche mininvasive applicate alla sostituzione totale dell’anca sono oggi un forte contributo ad una veloce ripresa funzionale soprattutto per il paziente giovane ed affetto da questa patologia.

Approccio anteriore all’anca

Dal 2003 a Roma l’equipe del Dr Cammarano e del Dr De Peppo sono stati i primi a Roma e in Italia a dedicarsi alla protesi d’anca con accesso mininvasivo anteriore contribuendo fortemente al successo di questo intervento oggi sempre più richiesto da giovani pazienti ad alta richiesta funzionale.

Quali sono i vantaggi dell’accesso mininvasivo anteriore?

  • Un più rapido recupero post operatorio poiché permette al chirurgo di lavorare tra i muscoli e i tessuti senza staccarli o tagliarli mantenendoli integri.
  • Minore dolore muscolare = immediata ripresa della funzionalità dell’articolazione
  • Aiuta a prevenire il rischio di lussazioni protesiche mantenendo la nuova articolazione in sede proprio grazie alla conservazione integrale delle strutture muscolari. 
  • Rende minore la perdita ematica intra-operatoria.
Il Dr Cammarano a sinistra, e il Dr De Peppo

La più grande casistica in Italia

“PASSARE TRA I MUSCOLI SENZA INCIDERLI O STACCARLI”


Per visite in STUDIO a ROMA chiamare:

Dott. G. Cammarano +39 329 1214372 – ARS Medica 06 362081

Dott. M. de Peppo +39 329 1214439 – ARS Medica 06 362081

INVIATECI LE VOSTRE IMMAGINI RADIOGRAFICHE

INFO@PROTESIDANCA.IT

CONTATTI


Clinica ARS Medica

Approccio anteriore all’anca

Artroscopia dell’anca | Uno studio dell’ HSS di NY dimostra i rischi per i pazienti con artrosi

Hospital-for-Special-SurgeryUno studio condotto da ricercatori dell’Hospital for Special Surgery (HSS) di  (NY) dimostra che la chirurgia artroscopica non può essere l’opzione migliore per i pazienti con problemi all’anca, soprattutto per chi ha più di sessant’anni e l’artrosi.

Analizzando i database di pazienti provenienti da California e Florida, i ricercatori hanno studiato il numero di pazienti sottoposti all’intervento di artroprotesi entro due anni dalla chirurgia artroscopica dell’anca. Lo studio, pubblicato su Arthroscopy: The Journal of Arthroscopic and Related Surgery ha evidenziato che più di un terzo dei pazienti di età compresa da 60 a 69 anni sono sono stati alla fine sottoposti ad intervento di sostituzione protesica dell’anca. Hanno sottolineato inoltre che l’obesità contribuisce all’aumento di questa percentuale.
HipArthroscopy

“Abbiamo pubblicato questo studio perché la chirurgia artroscopica dell’anca è cresciuta enormemente negli ultimi dieci anni”, ha detto William Schairer, il capo equipe, “Tra il 2006 e il 2010, il numero di artroscopie dell’anca eseguite negli Stati Uniti è aumentato più del 600%”

L’artroscopia non era una procedura molto comune 10 anni fa. Si tratta di una procedura difficile tecnicamente da eseguire, secondo David Mayman, un chirurgo ortopedico all’HSS e Senior Author dello studio. “Negli ultimi dieci anni, la tecnologia ha fatto passi da gigante rendendo l’artroscopia più accessibile ed efficiente. Ma non tutti i pazienti sono indicati ad un intervento di questo tipo e uno degli obiettivi del nostro studio è stato quello di evidenziarne le caratteristiche”.Stryker

Per questo studio, i ricercatori hanno identificato 7.351 pazienti nei database di California e Florida sottoposti ad artroscopia dell’anca con un follow-up di due anni dal 2005 al 2012. I pazienti sono stati divisi in gruppi in base alla loro età: quelli di età inferiore ai 40; quelli di età compresa da 40 a 49; di età compresa da 50 a 59; da 60 a 69; e 70 o più anziani. I ricercatori hanno anche evidenziato che i pazienti avevano una diagnosi di artrosi dell’anca prima della chirurgia artroscopica e identificato coloro che erano obesi.

Solo il 3% dei pazienti di età inferiore ai 40 sono poi stati sottoposti ad un intervento di protesi d’anca, rispetto al 35% dei pazienti che erano da 60 a 69, che è il gruppo di età con più probabilità di artrosi. thigh

“C’è una crescente preoccupazione per quanto riguarda l’efficacia di artroscopia in pazienti con artrosi dell’anca pre-esistente”, ha detto il dottor Schairer. “Precedenti studi su minore casistica hanno anche evidenziato una prognosi peggiore tale da sconsigliare l’artroscopia nei pazienti con artrosi anche lieve. Si tratta di informazioni importanti che pongono l’attenzione sulla necessità di valutare bene i casi prima di optare per una artroscopia. Ciò per evitare conseguenze a breve e medio termine”.

“L’artroscopia rappresenta un importante progresso nel trattamento di alcune patologie ma non l’artrosi dell’anca”, ha concluso il dottor Mayman.

Riferimento: William W. Schairer, Benedetto U. Nwachukwu, Frank McCormick, Stephen Lyman, David Mayman. L’artroscopia dell’anca e il rischio di conversione a protesi totale: un’analisi sulla popolazione. Fonte: Hospital for Special Surgery

 

Tribologia | Il problema delle protesi con accoppiamento metallo-metallo

Da uno studio pubblicato sulla rivista online BMJ nel mese di aprile 2016 è risultato che le protesi d’anca con testa metallica su cotile metallico impiantate dal 2006 sono più a a rischio di revisione rispetto ad altri accoppiamenti. Sono state fatte ricerche per scoprire i fattori di rischio associati con il fallimento precoce.emanuele.caldarella_bmj

L’uso del metallo su metallo nelle protesi d’anca si è ridotto vertiginosamente negli ultimi cinque anni a causa dell’alto tasso di revisione dovuto probabilmente al rilascio di ioni metallici causato dall’attrito della grande testa metallica direttamente sull’inserto sempre metallico del cortile. Bisogna tenere in considerazione però che migliaia di impianti continuano a rimanere al loro posto. La questione dello studio dei materiali di attrito (tribologia) è da sempre al centro degli obiettivi di un’azienda che opera questo settore e negli anni ormai si è evidenziato che la stragrande maggioranza degli accoppiamenti che il chirurgo ha scelto come elettivi si divide tra polietilene e ceramica e ceramica con ceramica (ndr).

Lo studio ha esaminato lo stato di 434 pazienti con protesi d’anca metallo su metallo operati nel nord dell’Inghilterra e monitorati per una media di 7,5 anni dopo l’intervento. Ne è risultato che 71 protesi sono state sostituite con un tasso di revisione del 16,4 % che i ricercatori descrivono come inaccettabile.

In più, in oltre il 40 % dei casi esaminati la superficie del cono della testa non era perfetta. Questo difetto era significativamente associato con l’eccessivo rilascio di particelle di metallo alla base delle reazioni biologiche che causano questo alto tasso di fallimenti. Nel 19% dei casi esaminati inoltre è stata riscontrata una abbondante colorazione scura dei tessuti limitrofi, visibile ad occhio nudo (metallosi). Si è evidenziato inoltre che gli impianti relativi alle donne avevano anche una più alta probabilità di fallire. Questo anche perché molte più donne rispetto agli uomini sono state operate di protesi d’anca bilaterale.

metalosis

I dati del Registro Nazionale congiunto per l’Inghilterra e il Galles per il 2014 indicano che sono state impiantate 11.871 protesi metallo su metallo suggerendo i ricercatori a calcolare che 180.000 persone in tutto il mondo deambulando con con questo tipo di protesi. Questi pazienti potrebbero essere a rischio di un precoce intervento chirurgico di revisione.

Riferimento: studio retrospettivo delle prestazioni del metallo Pinnacle su metallo (MoM) nelle protesi totale d’anca – David John Langton, Raghavendra Prasad Sidaginamale, Peter Avery, Sue Waller, Ghanshyabhai Tank, James Lord, Thomas Joyce, Nick Cooke, Raj Logishetty, Antoni Viraf Francesco Nargol. BMJ aperto. Fonte: Medical News Today

Protesidanca.net | La dismetria degli arti inferiori e l’artrosi

images-4

Accade non raramente di avere un arto leggermente più lungo o più corto dell’altro senza che però non ci si faccia caso fino a quando un ortopedico non ce lo faccia notare. Ciò può essere o meno collegato alla presenza di artrosi degenerativa nell’articolazione dell’anca.

Quando un paziente sta per sottoporsi all’intervento di protesi d’anca, l’ortopedico tiene ben conto di questa dismetria in fase di planning pre-operatorio. Ciò restituisce al paziente la corretta lunghezza degli arti e lo aiuta nel suo percorso di riabilitazione.

maxresdefault

Alcune differenze in lunghezza possono essere comunque esistere a prescindere dall’artrosi e accompagnano il paziente dalla sua nascita. Ad esempio differenze nelle strutture cartilaginee possono dare effetto a una dismetria. Esiti da fratture (mal allineamenti) della tibia o del femore possono causare il non corretto posizionamento dell’articolazione dell’anca e alla lunga provocare artrosi degenerativa precoce.

Il corpo umano spesso è molto bravo a compensare questo non allineamento ma ciò non vuol dire che alla lunga il paziente non ne paghi le conseguenze.

valgo-varo-2

Quando la sostituzione totale dell’anca diventa inevitabile, il chirurgo in fase preoperatoria deve valutare tutti questi fattori funzionali e strutturali attraverso immagini ai raggi X, risonanze o TAC. Questi esami permettono al chirurgo di valutare ad esempio l’allungamento del femore oltre che un eccessivo varismo o valgismo del collo femorale rispetto alla diafisi.

Durante l’intervento chirurgico vengono ulteriormente ricontrollate queste misure mediante componenti di prova dell’impianto. Viene eseguita una valutazione intraoperatoria della lunghezza dell’arto e conseguentemente la scelta della protesi definitiva.

Il Planning pre-operatorio

L’atto chirurgico in sé non è che la “punta dell’iceberg” di un progetto che comincia ben prima del giorno dell’intervento. Quando il paziente è difronte alla prospettiva di affrontare un intervento di protesi d’anca mininvasiva anteriore, intraprende un percorso che step dopo step costituisce il planning pre-operatorio, ovvero il progetto dell’intervento vero e proprio.

Dopo gli esami clinici di rito al paziente vengono prescritti particolari proiezioni radiografiche dell’area da trattare, sulla quale vengono eseguite tutte le necessarie misurazioni per valutare dimensioni e orientamenti della protesi. Tutti i dati raccolti in questa fase vengono messi in relazione con lo status scheletrico del paziente valutato clinicamente. In questa fase si rilevano per esempio eventuali dismetrie (asimmetrie nella lunghezza degli arti) ed altri parametri biometrici da tenere in considerazione in fase chirurgica.

Il Dr Cammarano a sinistra, e il Dr De Peppo

La più grande casistica in Italia

“PASSARE TRA I MUSCOLI SENZA INCIDERLI O STACCARLI”


Per visite in STUDIO a ROMA chiamare:

Dott. G. Cammarano +39 329 1214372 – ARS Medica 06 362081

Dott. M. de Peppo +39 329 1214439 – ARS Medica 06 362081

INVIATECI LE VOSTRE IMMAGINI RADIOGRAFICHE

INFO@PROTESIDANCA.IT

CONTATTI


Clinica ARS Medica

Approccio anteriore all’anca

Record | Un 91enne inglese è l’uomo con le protesi d’anca più “vecchie” al mondo

Norman-Sharp-800x500_c

Per i pazienti più giovani, più attivi, una protesi d’anca deve necessariamente garantire una durata più lunga nel tempo rispetto a pazienti più anziani con una aspettativa di vita meno lunga. Ma ciò come si sa non esclude eccezioni che confermano la regola.

Un uomo di 91 anni è stato riconosciuto dal Guinness World Records come il paziente con le più durevoli protesi d’anca al mondo. Norman Sharp, di Somerset, si sottopose nel novembre 1948 ad una artroprotesi bilaterale d’anca, un operazione ai tempi innovativa, presso il Royal National Orthopaedic Hospital (RNOH) di Stanmore (UK) e questi impianti sono al loro posto da allora, senza nessuna revisione. Secondo gli esperti si tratta di un record senza precedenti.

Le protesi di Norman sono in una lega acciaiosa denominata Vitallium, sviluppata negli Stati Uniti nel 1932, furono impiantate dal chirurgo ortopedico Philip Newman in quella che molti pensano sia stata la prima procedura chirurgica di questo tipo da parte del servizio sanitario nazionale, allora di recente formazione. A ciò si aggiunge che Norman al tempo aveva solo 23 anni.

Norman-Sharp-being-treated-in-1948
Norman Sharp all’epoca dell’intervento

“E ‘stato un evento senza precedenti”, ha commentato il Norman. “Sono stato il primo paziente di Newman ad aver accettato di essere sottoposto ad un evento chirurgico di tale portata scientifica. Molti altri medici erano critici nei suoi confronti. Sono entusiasta a pensare di essere stato parte di qualcosa di pionieristico. E pensare che altre persone hanno beneficiato della mia esperienza mi riempie di orgoglio. Sono molto grato ai medici che mi hanno operato con il coraggio di andare avanti verso l’innovazione. E’ incredibile, oggi la comunità scientifica non si allarga a prevedere la vita di un impianto oltre 15 anni. Sono stato fortunato. Ho guidato la moto e sono andato a ballare, ne ho fatto certamente buon uso”.

John Skinner, ortopedico al RNOH ha commentato: “La storia di Norman è stupefacente. E ‘ancora attivo e ancora felice con le sue protesi dopo tutto questo tempo. Gli impianti sono Vitallium una lega di cromo-cobalto (in uso ancora oggi n.d.r.) ed erano molto innovativi al momento. Le moderne protesi d’anca si sono evolute nel corso degli anni e sono ora una delle operazioni di maggior successo che abbiamo. Sono state definite l’intervento del ventesimo secolo”.

First-hip-replacement-going-great-guns-after-67-years

Come abbiamo già scritto in articoli precedenti, in tutti questi anni i materiali si sono molto evoluti garantendo una sempre migliore efficienza. I traguardi attuali quindi si sono spostati verso gli accessi chirurgici mini invasivi. Tra questi si è affermata la via mini invasiva anteriore come unica soluzione chirurgica senza distacchi o lesioni muscolari. Oggi come allora sono i chirurghi con una chiara visione del futuro che firmano con il loro nome il percorso storico dell’evoluzione scientifica.

Schermata 2016-01-27 alle 10.01.30

Studi scientifici | Il rischio di frattura dell’anca può incidere maggiormente su pazienti con protesi di ginocchio

Stryker-Knee-ReplacementRicercatori svedesi hanno pubblicato i risultati preliminari di uno studio che si è basa sull’analisi di 15 anni di cartelle cliniche (1987-2002) che coprono l’intera popolazione svedese nata tra il 1902 e il 1952.

Sono stati in grado di dimostrare che le persone operate con la sostituzione totale del ginocchio (TKR Total Knee Replacement) a causa di osteoartrite primaria avevano un basso rischio di frattura dell’anca e fratture vertebrali nel decennio prima della chirurgia; tuttavia, dopo la sostituzione totale del ginocchio, il rischio di frattura dell’anca è aumentato del 4% e il rischio di fratture vertebrali è aumentato del 19% rispetto alla popolazione senza TKR.knee_Norm_diseased-492cbc8aed2ed0cd177585e639b2693169001514c63d60a14371dc09aea5536f

 

L’autore C.H. Vala, della Sahlgrenska Academy in Molndal Svedese, ha detto: Gli studi hanno dimostrato che l’artrosi è associata con la massa ossea maggiore rispetto alla media, quindi ci può essere un livello di attività fisica che diminuisce a causa del dolore per riprendere rapidamente dopo l’intervento mettendo sotto stress l’apparato scheletrico. Il rischio crescente di fratture vertebrali o dell’anca nei dieci anni successivi alla sostituzione totale del ginocchio può essere spiegata con l’aumento di attività fisica prima grazie alla riabilitazione e da altri fattori biomeccanici. Con circa 13.000 protesi totali di ginocchio eseguite in Svezia ogni anno, sono necessarie ulteriori ricerche sulla aumento del rischio di fratture in questo gruppo di popolazione”.

 

Fonte: EurekAlert