Programmare la protesi d’anca minivasiva anteriore durante il Covid-19

Spesso i pazienti si informano circa la possibilità di essere operati in questa critica fase che stiamo vivendo. Certamente il COVID-19 ha cambiato molto le nostre abitudini, dalle più semplici alle più complesse ed operarsi all’anca certamente è una prospettiva che merita un’attenzione particolare sia in questo periodo che fuori da questa emergenza.

Durante questa emergenza abbiamo continuato a svolgere la nostra attività ambulatoriale e chirurgica regolarmente come è sempre stato, Naturalmente sono state adottate tutte le misure precauzionali del caso ma per ciò che concerne la procedura chirurgica questa è sempre stata effettuata all’interno della massima attenzione alla sterilità.

La tecnologia fa passi da gigante e i nuovi accessi mini invasivi contribuiscono a spostare in avanti l’orizzonte della chirurgia ma il tema più ricorrente in sala operatoria è sempre lo stesso:

la sterilità.

Da quando il paziente entra in sala a quando esce, tutta una serie di accorgimenti fanno da contorno all’atto chirurgico vero e proprio. Dalla disinfezione del campo operatorio, che segue dei passi ben precisi quasi come fosse un rituale, al lavaggio e vestizione del chirurgo cui da qualche anno si è aggiunto l’uso dei:

caschi protettivi

Simili a caschi da Mountain Bike, questi “elmetti” dotati di ventilazione, consentono di ridurre al minimo la possibilità di contaminazione da parte di fluidi. Isolare il chirurgo è importante tanto quanto isolare impaziente in una seduta operatoria. Inutile sottolineare che il loro livello di protezione è enormemente più efficace delle tradizionali mascherine e cappellini non sterili.

Studi scientifici hanno dimostrato che l’uso di questi caschi abbassa notevolmente il rischio di infezione derivante da fattori esterni al campo operatorio.


Da notare che per l’accesso mini invasivo anteriore all’anca il chirurgo può usufruire di speciali modelli dotati di fonte di luce. Infatti dal momento che la via offre una finestra chirurgica davvero piccola (solo 8-10cm) risulta più difficile orientare le luci delle grandi lampade scialitiche all’interno della cavità.

Cosi da qualche anno è disponibile questo speciale modello che favorisce il chirurgo nell’orientare a piacimento un fascio diretto di luce in modo da vedere all’interno di questo spazio straordinariamente minuto.

Il Dr Cammarano a sinistra, e il Dr De Peppo

La più grande casistica in Italia

“PASSARE TRA I MUSCOLI SENZA INCIDERLI O STACCARLI”


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Clinica ARS Medica

Approccio anteriore all’anca

Aziende | L’eredità del fondatore della Stryker Corporation in un video pubblicato dalla compagnia stessa nel 2015

La Stryker è una delle più grandi aziende del mercato ortopedico, alcuni dei suoi prodotti sono importanti punti di riferimento del mercato.

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Storia | 1957 nasce la protesi d’anca Austin Moore

520L’articolo di Austin Moore “The Self-Locking Metal Hip Prosthesis” fu pubblicato su The Journal of Bone & Joint Surgery nel 1957. Il Dr. Moore, specialista e pioniere della chirurgia dell’anca, era ben consapevole dei problemi connessi con le fratture del collo del femore. In precedenza aveva già progettato un dispositivo interno per la fissazione e la gestione di queste lesioni. Per i pazienti non esattamente indicati e per quelli cui la fissazione aveva fallito, studiò un metodo alternativo per la gestione di queste fratture.

evolution-of-hip-prosthesis-8-638Quattordici anni prima della pubblicazione di questo articolo divenuto di importanza storica, il Dr Moore pubblicò sul The Journal (luglio 1943), in cui documentò l’uso di una protesi metallica per sostituire l’estremità prossimale del femore per un paziente con un tumore del femore a cellule giganti. Alcuni anni più tardi il paziente morì per altre cause ed il suo femore fu recuperato in autopsia. I campioni dimostrarono una osteointegrazione soddisfacente dell’impianto nel femore prossimale e questo incoraggiò il Dr. Moore a sperimentare una serie di modelli di protesi femorali prossimali.

Lo studio del design e l’utilizzo degli impianti sono accuratamente descritti in questo articolo, che viene ampiamente illustrato con radiografie e campioni autoptici della protesi in evoluzione e che alla fine divenne nota come la protesi d’anca Austin Moore.IndianJOrthop_2012_46_3_297_96387_u8

Con questo articolo il Dr. Moore inaugurò il trattamento con endoprotesi per le fratture del collo del femore che è ormai lo standard di cura in gran parte del mondo per questa patologia. Durante lo sviluppo di questa tecnica, ha dimostrato l’importanza dell’osteointegrazione come metodo di stabilizzare delle protesi, l’importanza di una buona tecnica chirurgica e il valore di lungo periodo di follow-up nella gestione di pazienti con protesi d’anca. Il fatto che l’impianto che ha progettato 60 anni è stato usato fino al finire degli anni ’90 la dice lunga sulla sua visione.