Un articolo pubblicato sul “Philadelphia Inquirer” evidenzia la crescente popolarità degli approcci mininvasivi nella protesi d’anca

Un articolo pubblicato sul Philadelphia Inquirer evidenzia la crescente popolarità degli approcci mininvasivi della chirurgia protesica dell’anca.

Ci fa piacere notare quanto il nostro lavoro, iniziato nel lontano 2003, abbia avuto il giusto riconoscimento nel tempo. Inizialmente affrontare un percorso basato sulla chirurgia mininvasiva anteriore, in controtendenza a tutti gli approcci più diffusi come quello laterale o postero-laterale, voleva dire scostarsi completamente da tutto ciò che allora era considerato il gold standard.

I tre principali accessi chirurgici all’anca a confronto. In GIALLO quello anteriore, in CELESTE quello laterale ed in VERDE il posterolaterale

Sapevamo ed eravamo profondamente convinti che i grandi vantaggi dell’approccio anteriore mininvasivo avrebbero ben presto evidenziato i loro pregi. Ed oggi, 18 anni dopo l’inizio di questa avventura, ne raccogliamo i frutti.

Ovviamente teniamo sempre in considerazione che l’intervento di sostituzione protesica dell’anca è un atto di grande chirurgia e necessita comunque forte competenza e perizia, e come per tutti gli ambiti della chirurgia presenta rischi operatori anche indipendenti dalla volontà e dalla grande abilità del chirurgo.

Ciò detto, I risultati del nostro percorso iniziato nel 2003 non sono tardati ad essere evidenti e sono stati ovviamente esclusivamente i pazienti a comunicarceli.

Il passaggio inter-muscolare dell’approccio mininvasivo anteriore all’anca

Spesso i pazienti chiedono quale sia la terapia di riabilitazione post-operatoria relativa all’accesso anteriore mininvasivo e successivamente quali possano essere le attivà sportive compatibili o più semplicemente entro quali limiti si possa praticare del movimento.

Le caratteristiche peculiari dell’accesso mininvasivo anteriore, ovvero passare il tra i muscoli senza inciderli o staccarli, facilitano la ripresa del movimento poiché l’assenza di danno muscolare consente a tutti i muscoli dell’anca di partecipare attivamente alla ripresa del movimento senza ostacolarne il processo grazie all’assenza di dolore.

Non sarà necessario limitare alcuni movimenti per evitare il rischio di lussazioni poiché grazie alla integrità di tutti i muscoli coinvolti nei movimenti dell’anca questo pericolo non esiste

Inoltre la natura stessa dell’accesso, situato sul lato anteriore, previene questa evenienza poiché nei movimenti di flessione, ovvero quando ci si accuccia o ci si siede, l’escursione di movimento dell’anca volge verso i glutei, zona assolutamente non interessata dall’intervento.

Il passaggio anatomico inter-muscolare caratteristico della mininvasiva anteriore consente di lavorare sull’anca senza effettuare alcun distacco o incisione e ciò permette al paziente di poter contare sull’integrità dei motori muscolari, questo a vantaggio di tutti i movimenti e di attività sportive eventualmente praticate.

The Philadelphia Inquirer - Organizations - OpenDataPhilly

Di seguito, riportiamo un estratto dell’articolo del Philadelphia Inquirer:

Circa mezzo milione di persone negli Stati Uniti hanno subito un intervento chirurgico di sostituzione dell’anca nel 2019, secondo C. Lowry Barnes, presidente dell’Associazione dei chirurghi dell’anca e del ginocchio, con sede a Little Rock, Ark. Questo dato è in aumento rispetto ai circa 375.000 di solo 5 anni fà . Si stima che circa 1 milione di anche verranno protesizzate ogni anno entro il 2030, in parte grazie allo stile di vita sempre più attivo degli americani e alla fiducia nelle nuove tecnologie mediche.

Sono stati compiuti sviluppi significativi negli approcci chirurgici negli interventi di protesi d’anca, con per esempio la robotica per garantire la precisione nel posizionamento della protesi. Sempre più persone optano per l’approccio anteriore, in cui i pazienti sono in posizione supina ed il chirurgo entra dalla parte anteriore tra i gruppi muscolari. “È proprio come separare le tende, quindi ti offre una finestra sull’anca senza staccare i muscoli”, ha detto Nelson, professore di chirurgia ortopedica alla Penn Medicine.

La moderna sostituzione protesica dell’anca è stata sviluppata negli anni ’60 con l’approccio laterale, in cui il medico pratica una lunga incisione sul lato dell’anca, dividendo i muscoli abduttori, consentendo all’anca di essere lussata e vista dal chirurgo. Il più comune oggi è l’approccio posteriore, in cui i pazienti sono sdraiati su un fianco e il chirurgo entra dietro i muscoli abduttori. Ma il metodo anteriore sta guadagnando popolarità man mano che sempre più chirurghi imparano ad utilizzarlo. Si approccia l’anca dalla parte anteriore, nell’intervallo tra due gruppi di muscoli.” Pubblicato sul Philadelphia Inquirer il 7 ottobre 2021.

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Approccio anteriore all’anca

Cos’è l’artrosi e come si affronta un percorso di cura

Artrosi

L’ artrosi è una malattia degenerativa, cronica e progressiva delle articolazioni. E’ molto diffusa e ne soffrono oltre 4 milioni di persone in Italia. Colpisce la maggior parte delle persone anziane, ma può colpire anche soggetti giovani. E’ legata solitamente a traumi pregressi, obesità, malformazioni degli arti e attività lavorative usuranti.

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Sintomi

Il sintomo più frequente lamentato dal malato è il dolore. Si accentua con il movimento e si riduce con il riposo. Raramente insorge durante il sonno. Con il progredire della malattia può essere presente anche a riposo e accompagnarsi alla sensazione di rigidità e limitazione funzionale, più o meno invalidante.

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Diagnosi

Una accurata visita medica e alcune indagini radiografiche consentono di porre una diagnosi corretta. Ma è difficile fare una diagnosi precoce, in anticipo sul decorso della malattia, poiché generalmente i sintomi compaiono quando le lesioni degenerative sono già evidenti ed evolute.

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Terapia

Le indicazioni terapeutiche che si possono fornire comprendono: terapie fisiche e riabilitative, farmaci antiinfiammatori non steroidei ad azione analgesica, trattamento infiltrativo intra-articolare con sostanze atte a migliorare la lubrificazione dell’articolazione.

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L’intervento di artroprotesi

Quando la malattia è evoluta e l’inabilità e il dolore sono irreversibili, la soluzione chirurgica ortopedica, rappresentata dall’intervento di artroprotesi, può offrire grandi vantaggi e migliorare consistentemente la qualità di vita. Nelle immagini un esempio di artroprotesi d’anca con stelo anatomico non cementato.

Spesso i pazienti ci chiedono quale sia la terapia di riabilitazione post-operatoriarelativa all’accesso anteriore mininvasivo e successivamente quali possano essere le attivà sportive compatibili o più semplicemente entro quali limiti si possa praticare del movimento.

Le caratteristiche peculiari dell’accesso mininvasivo anteriore, ovvero passare il tra i muscoli senza inciderli o staccarli, facilitano la ripresa del movimento poiché l’assenza di danno muscolare consente a tutti i muscoli  dell’anca di partecipare attivamente alla ripresa del movimento senza ostacolarne il processo grazie all’assenza di dolore.

Se soffri di artrosi dell’anca non continuare a sopportare il dolore, contattaci per programmare un percorso risolutivo su misura per te.

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Repetita iuvant | Vieni a scoprire perché ogni anno centinaia di persone si affidano alla Protesi d’Anca Mininvasiva Anteriore

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Parlano i numeri

Per il Dr. Germano Cammarano ed il Dr. Marco De Peppo, la protesi d’anca con accesso mininvasivo anteriore è una realtà suffragata da migliaia di pazienti operati con successo.

 Primi utilizzatori in Italia sin dal 2003
Prima equipe in Italia per numero di pazienti operati
Primo centro di riferimento in Italia dal 2003

L’equipe del Dr. Cammarano e del Dr. De Peppo è oggi custode di una ragguardevole esperienza maturata in quasi vent’anni di  casistica che premia chi sin dalle origini ha creduto che le nuove frontiere della protesica dell’anca dovessero innanzi tutto aiutare a ridurre al minimo i danni ai tessuti molli.

Questo consente oggi di controllare meglio il dolore post-operatorio, accelerare la riabilitazione e permettere ai pazienti di recuperare il loro stile di vita più rapidamente. Tutto ciò, unito a nuovi impianti protesici, tecnologie innovative e strumentari specifici, permette oggi di eseguire routinariamente centinaia di interventi mini-invasivi ogni anno.

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Soffrire di artrosi all’anca è frustrante. Tornare in forma deve essere una grandiosa esperienza!

Il Dr Cammarano a sinistra, e il Dr De Peppo

“Soffrire di artrosi all’anca è frustrante. Tornare in forma deve essere una grandiosa esperienza”


La differenza è tutta nell’esperienza. Il Dott. Cammarano e il Dott. De Peppo sono stati tra i primi in Italia e in Europa a dedicarsi all’accesso mini invasivo anteriore all’ancaDal 2003 partendo dal CTO di Roma migliaia sono i pazienti operati e moltissimi sono stati i chirurghi che hanno frequentato i loro corsi su questo rivoluzionario accesso chirurgico per la protesi d’anca.

La filosofia del Team è fornire ai pazienti la migliore esperienza associata al miglior risultato. Questo processo comincia già alla prima visita e significa attenzione personale ai dettagli e cura del paziente in ogni fase.

Da quel momento il paziente è costantemente in contatto con il Team, 24 ore su 24. L’attenzione personale ai dettagli e la massima focalizzazione sono le caratteristiche principali dell’esperienza del paziente con il Team di protesidnca.net fondato dal Dott. Cammarano e dal Dott. De Peppo.

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La parola ai Pazienti

Questa esperienza si intraprende discutendo con i chirughi i propri obiettivi di recupero del movimento e risolvendo qualsiasi dubbio si possa avere, inoltre programmando l’intervento chirurgico e un piano di assistenza personalizzato in base alle proprie esigenze.

Pianificare con cura l’intervento sia con il SSN che in clinica (Ars Medica), vuol dire anche prepararsi per comprendere al meglio tutti gli aspetti pre e post-operatori per far si che questo delicato momento della propria vita si trasformi in una: GRANDIOSA ESPERIENZA

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Approccio anteriore all’anca

Programmare la protesi d’anca minivasiva anteriore durante il Covid-19

Spesso i pazienti si informano circa la possibilità di essere operati in questa critica fase che stiamo vivendo. Certamente il COVID-19 ha cambiato molto le nostre abitudini, dalle più semplici alle più complesse ed operarsi all’anca certamente è una prospettiva che merita un’attenzione particolare sia in questo periodo che fuori da questa emergenza.

Durante questa emergenza abbiamo continuato a svolgere la nostra attività ambulatoriale e chirurgica regolarmente come è sempre stato, Naturalmente sono state adottate tutte le misure precauzionali del caso ma per ciò che concerne la procedura chirurgica questa è sempre stata effettuata all’interno della massima attenzione alla sterilità.

La tecnologia fa passi da gigante e i nuovi accessi mini invasivi contribuiscono a spostare in avanti l’orizzonte della chirurgia ma il tema più ricorrente in sala operatoria è sempre lo stesso:

la sterilità.

Da quando il paziente entra in sala a quando esce, tutta una serie di accorgimenti fanno da contorno all’atto chirurgico vero e proprio. Dalla disinfezione del campo operatorio, che segue dei passi ben precisi quasi come fosse un rituale, al lavaggio e vestizione del chirurgo cui da qualche anno si è aggiunto l’uso dei:

caschi protettivi

Simili a caschi da Mountain Bike, questi “elmetti” dotati di ventilazione, consentono di ridurre al minimo la possibilità di contaminazione da parte di fluidi. Isolare il chirurgo è importante tanto quanto isolare impaziente in una seduta operatoria. Inutile sottolineare che il loro livello di protezione è enormemente più efficace delle tradizionali mascherine e cappellini non sterili.

Studi scientifici hanno dimostrato che l’uso di questi caschi abbassa notevolmente il rischio di infezione derivante da fattori esterni al campo operatorio.


Da notare che per l’accesso mini invasivo anteriore all’anca il chirurgo può usufruire di speciali modelli dotati di fonte di luce. Infatti dal momento che la via offre una finestra chirurgica davvero piccola (solo 8-10cm) risulta più difficile orientare le luci delle grandi lampade scialitiche all’interno della cavità.

Cosi da qualche anno è disponibile questo speciale modello che favorisce il chirurgo nell’orientare a piacimento un fascio diretto di luce in modo da vedere all’interno di questo spazio straordinariamente minuto.

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Approccio anteriore all’anca

Attori, cantanti, ex atleti. Sempre più numerose le celebrità operate di protesi d’anca

Occorre sottolineare che atleti, star del cinema o dello spettacolo, fino a poco tempo fa erano poco inclini ad ammettere di avere una protesi d’anca. Negli ultimi anni grazie ad accessi chirurgici mininvasivi, nuovi materiali e nuovi strumentari questo intervento è stato esteso a pazienti sempre più giovani e attivi. Questo ha contribuito fortemente al crescere della popolarità di questo intervento.

D’altra parte della comunità scientifica viene ritenuto come uno degli interventi maggiormente di successo nella storia dell’ortopedia. Il beneficio che il paziente ne ricava è tale da restituirgli tutte quelle attività motorie e la libertà di movimento che tristemente aveva dovuto abbandonare.

Di conseguenza la richiesta funzionale è sempre più alta e di pari passo si evolvono percorsi fast track per un rapido recupero ed un ritorno veloce al movimento.

Terry Gene Bollea, meglio noto come il suo nome d’arte Hulk Hogan, cita le sue protesi ad entrambe le anche tra i numerosi interventi chirurgici cui si è sottoposto. Hulk sembra orgoglioso dei suoi interventi e alcuni sono andati in onda per il suo reality show, Hogan Knows Best. La prima protesi d’anca di Hulk Hogan fu effettuata nel 2004. Nel 2012 anche l’altro lato portava i segni dell’artrosi e si sottopose così al secondo intervento.

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Lou Ferrigno, attore ed ex Body Builder, ha interpretato il super eroe della Marvel, The Incredible Hulk. Ha vinto per due volte consecutive il titolo di Mr. Universo. Secondo quanto ha detto in un’intervista sostiene che i lunghi anni di allenamenti come culturista professionista hanno compromesso le sue anche.

L’ex Sexiest Man (People Magazine, 1992)  Nick Nolte si è sottoposto ad un intervento chirurgico di sostituzione dell’anca nel novembre 2014.

Steve Carell, attore, si è sottoposto ad un intervento di protesi d’anca nel novembre del 2013. Si è infortunato all’articolazione dell’anca giocando a hockey su ghiaccio 12 anni prima e ha sopportato il dolore fino a quando, stanco, ha deciso di sottoporsi all’intervento. 

Carrel dopo aver descritto la sala operatoria come una camera di tortura ha commentato: “Ho visto diverse operazioni di sostituzione dell’anca con accesso anteriore su YouTube prima del mio intervento. Vederlo è stato vantaggioso, perché ti possono venire in mente domande da porre al tuo chirurgo per avere un quadro della situazione più completo”.

Dopo una caduta sugli sci nel 2007 che gli procurò una frattura femorale Arnold Schwarzenegger, fu noto che sullo stesso arto aveva una protesi d’anca già dal 2002. 

Eddie Van Halen fu operato all’anca addirittura nel 1999 a causa di necrosi avascolare della testa. Eddie commentando il suo intervento ha detto che era sveglio durante l’operazione grazie ad un’anestesia epidurale. Aveva solo 44 anni il giorno dell’intervento.

L’accesso mininvasivo anteriore all’anca. Una realtà affermata.

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Per la Divisione di Ortopedia Generale del Dott. G. Cammarano e del Dott. M. de Peppo, la protesica d’anca con accesso mininvasivo anteriore è una realtà suffragata da migliaia di pazienti operati con successo.

  • Prima struttura in Italia a utilizzarla sin dal 2003
  • Prima struttura in Italia per numero di pazienti operati
  • Primo centro di riferimento in Italia dal 2003
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L’equipe, che opera da sempre a Roma è oggi custode di una ragguardevole esperienza che premia chi sin dalle origini ha creduto che le nuove frontiere della protesica dell’anca dovessero innanzi tutto aiutare a ridurre al minimo i danni ai tessuti molli.

Questo consente oggi di controllare meglio il dolore post-operatorio, accelerare la riabilitazione e permettere ai pazienti di recuperare il loro stile di vita più rapidamente. Tutto ciò, unito a nuovi impianti protesici, tecnologie innovative e strumentari specifici, permette oggi di eseguire routinariamente centinaia di interventi mini-invasivi ogni anno.


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 Perché scegliere l’accesso mininvasivo anteriore?

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Da quando nell’ormai lontano 2003, per primi in Italia e tra i pochi al mondo, abbiamo deciso di intraprendere questo nuovo percorso, l’accesso mininvasivo anteriore all’anca è sempre cresciuto in popolarità.

Abbiamo visto affermarsi tra i pazienti questo nuovo approccio sempre di più e con orgoglio oggi possiamo dire che il merito di questa straordinaria storia di successo è anche il nostro.

Ci siamo fatti spazio attraverso i due approcci più utilizzati (laterale e postero-laterale) non senza la diffidenza che normalmente circonda chi si spinge verso nuove strade spostando più in avanti i propri limiti.

Ma dove risiede il segreto di questo successo? Cosa fa dell’accesso mininvasivo anteriore all’anca una via chirurgica cosi speciale?

La “mini anteriore” è una via anatomica che sfrutta l’interstizio tra i muscoli sartorio e retto femorale (medialmente) ed il tensore della fascia lata (lateralmente) per accedere all’anca, senza inciderli o staccarli.

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Passare tra i muscoli senza inciderli o staccarli

Ogni altro accesso chirurgico all’anca, laterale (freccia azzurra) o postero-laterale (freccia verde) necessita l’incisione o il distacco delle inserzioni muscolari. Un passaggio anatomico inter-muscolare consente invece a chi pratica la mininvasiva anteriore di lavorare sull’anca senza effettuare alcun distacco o incisione. Tutto questo grazie anche all’impiego di nuovi impianti protesici e strumentari specifici

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Il risultato è una immediata ripresa funzionale e la consapevolezza di avere al loro posto integre, tutte le strutture muscolo-tendinee dell’articolazione. Questo protegge il paziente dal rischio di lussazione insito negli interventi di artroprotesi d’anca e accelera di conseguenza il recupero post-operatorio.

 Chirurgia mini-invasiva, nuove tecnologie ed una grande esperienza maturata in tanti anni di casi comportano vantaggi concreti. Vieni a conoscerli di persona.

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Un nostro autista provvederà a portarti in clinica (ARS Medica) per l’appuntamento ed alla fine della visita ti riporterà alla destinazione convenuta.

Per prenotare il servizio è sufficiente richiederlo alla pagina dei contatti (o scriverci alla mail  info@protesidanca.it) specificando nome, cognome numero di telefono. Sarete ricontattati al più presto dal nostro staff per organizzare l’appuntamento.

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Protesi d’anca | Pazienti sempre più giovani con sempre più alta richiesta funzionale

L’artrosi non è una patologia esclusiva della terza età; colpisce spesso anche i giovani. Tra questi soprattutto i maschi sportivi sono quelli più penalizzati. Statisticamente l’artrosi è la malattia cronica più diffusa tra gli over 75 nel nostro Paese e riguarda soprattutto le donne (circa il 60% contro il 40%degli uomini).

Parlando di artrosi dell’anca, essa porta ad una degenerazione della cartilagine con conseguente dolore intenso all’inguine che si irradia al ginocchio e anche al gluteo. Secondo il RIAP (Registro italiano artro-protesi) sono oltre 90.000 le persone affette da artrosi che ricorrono all’intervento di protesi d’anca ogni anno.

Tra queste negli ultimi anni anche giovani, prevalentemente maschi quarantenni e sportivi. Una intensa e prolungata attività sportiva può costituire un fattore di rischio di usura della cartilagine ed a una conseguente artrosi dell’anca.

Negli ultimi anni si è abbassata la media dell’età dei pazienti operati e nel contempo si è alzata di molto la richiesta funzionale. Questo ha avuto un effetto sulla domanda che si è notevolmente focalizzata sull’accesso mini invasivo anteriore atto a garantire una rapida ripresa del movimento ed una performance adeguata al ritorno alle attività sportive non agonistiche.

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Covid 19 | Allarme ospedali, un milione gli interventi rimandati

Da ilmessagero.it| Allarme ospedali, un milione gli interventi rimandati

«Almeno un milione di ricoveri rimandanti per pandemia in quattro mesi, tra cui oltre mezzo milione per interventi chirurgici non urgenti, che vanno dalla protesi d’anca all’ernia del disco, passando per la chirurgia dermatologica». Con «pesanti ricadute sulle liste d’attesa per tutto il 2020 e oltre».

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A spiegarlo è Americo Cicchetti, direttore dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica di Roma, in relazione all’emergenza coronavirus. Tutte le attività che gli ospedali fanno in maniera programmata in questi mesi sono spostate al 100%, sia per conguagliare risorse nei reparti Covid che per proteggere pazienti e sanitari con il distanziamento sociale necessario ad arginare la diffusione del virus.

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