Hip Team Roma | La Protesi d’Anca Mininvasiva Anteriore e l’uso dei caschi protettivi: un connubio inscindibile

Il Dr Cammarano ed il Dr De Peppo durante un intervento di protesi d’anca mininvasiva anteriore

L’uso dei caschi durante l’esecuzione di interventi di artroprotesi sta diventando sempre più importante e diffuso. Questo tipo di dispositivi soltanto pochi anni fà non veniva preso nella giusta considerazione nonostante il rischio di infezioni sia da sempre il principale pericolo per il paziente in sala operatoria.

Ma come funzionano? Prima dell’esecuzione di un intervento il chirurgo indossa un casco simile a quello di un ciclista ma con un ventilatore elettrico montato sulla cima. La ventilazione è necessaria poiché sopra il casco l’infermiere di sala poserà una copertura sterile contenente la visiera protettiva. Da questo momento la ventilazione sarà necessaria al corretta respirazione dell’operatore.

Ecco come appare il casco prima di essere coperto dal cappuccio sterile monouso

L’uso di questi dispositivi non comporta grandi investimenti da parte della struttura sanitaria pubblica o privata ma il loro impiego abbassa enormemente il rischio infettivo durante interventi complessi come quelli di artroprotesi. Questo dispositivo, unito alle ultime tecniche chirurgiche mini invasive, alza sicuramente il livello di offerta sanitaria della struttura che ne adotta l’uso.

Adottiamo l’uso dei caschi protettivi fin dall’inizio della nostra avventura con la chirurgia mininvasiva anteriore dell’anca, cioè dal 2003 . In tutti questi anni abbiamo tenuto sempre sotto controllo ogni rischio grazie all’aggiornamento progressivo di tutti gli strumenti che ce lo hanno consentito e continueremo a farlo sempre nel futuro.

Il Dr Cammarano a sinistra, e il Dr De Peppo

La più grande casistica in Italia

“PASSARE TRA I MUSCOLI SENZA INCIDERLI O STACCARLI”


Per visite in STUDIO a ROMA chiamare:

Dott. G. Cammarano +39 329 1214372 – ARS Medica 06 362081

Dott. M. de Peppo +39 329 1214439 – ARS Medica 06 362081

INVIATECI LE VOSTRE IMMAGINI RADIOGRAFICHE

INFO@PROTESIDANCA.IT

CONTATTI


Clinica ARS Medica

Approccio anteriore all’anca

La protesi d’Anca Mininvasiva Anteriore a Roma dal 2003

 Perché scegliere l’accesso mininvasivo anteriore?

Spesso i pazienti chiedono quale sia la terapia di riabilitazione post-operatoriarelativa all’accesso anteriore mininvasivo e successivamente quali possano essere le attivà sportive compatibili o più semplicemente entro quali limiti si possa praticare del movimento.

Le caratteristiche peculiari dell’accesso mininvasivo anteriore, ovvero passare il tra i muscoli senza inciderli o staccarli, facilitano la ripresa del movimento poiché l’assenza di danno muscolare consente a tutti i muscoli  dell’anca di partecipare attivamente alla ripresa del movimento senza ostacolarne il processo grazie all’assenza di dolore.

DA_Muscle_Hip-5116a1e46bf92b1043c0d1ceef075433a51e4c56171e3ee0d6db42f523c9a37c-2

Non sarà necessario limitare alcuni movimenti per evitare il rischio di lussazioni poiché grazie alla integrità di tutti i muscoli coinvolti nei movimenti dell’anca questo pericolo non esiste

Inoltre la natura stessa dell’accesso, situato sul lato anteriore, previene questa evenienza poiché nei movimenti di flessione, ovvero quando ci si accuccia o ci si siede, l’escursione di movimento dell’anca volge verso i glutei, zona assolutamente non interessata dall’intervento.

Il passaggio anatomico inter-muscolare caratteristico della mininvasiva anteriore consente di lavorare sull’anca senza effettuare alcun distacco o incisione e ciò permette al paziente di poter contare sull’integrità dei motori muscolari, questo a vantaggio di tutti i movimenti e di attività sportive eventualmente praticate.

La via inter-muscolare

L’accesso chirurgico mininvasivo anteriore è una via anatomica che sfrutta l’interstizio tra i muscoli sartorio e retto femorale (medialmente) ed il tensore della fascia lata (lateralmente) per accedere all’anca, senza inciderli o staccarli. 

SIOT 2009 5

Passare tra i muscoli senza inciderli o staccarli

Ogni altro accesso chirurgico all’anca, laterale (freccia azzurra) o postero-laterale (freccia verde) necessita l’incisione o il distacco delle inserzioni muscolari. Un passaggio anatomico inter-muscolare consente invece a chi pratica la mininvasiva anteriore di lavorare sull’anca senza effettuare alcun distacco o incisione. Tutto questo grazie anche all’impiego di nuovi impianti protesici e strumentari specifici

SIOT 2009 4

Il risultato è una immediata ripresa funzionale e la consapevolezza di avere al loro posto integre, tutte le strutture muscolo-tendinee dell’articolazione. Questo protegge il paziente dal rischio di lussazione insito negli interventi di artroprotesi d’anca e accelera di conseguenza il recupero post-operatorio.

Chirurgia mininvasiva, nuove tecnologie ed una grande esperienza maturata in tanti anni di casi comportano vantaggi concreti. Vieni a conoscerli di persona.


Il Dr Cammarano a sinistra, e il Dr De Peppo

La più grande casistica in Italia

“PASSARE TRA I MUSCOLI SENZA INCIDERLI O STACCARLI”


Per visite in STUDIO a ROMA chiamare:

Dott. G. Cammarano +39 329 1214372 – ARS Medica 06 362081

Dott. M. de Peppo +39 329 1214439 – ARS Medica 06 362081

INVIATECI LE VOSTRE IMMAGINI RADIOGRAFICHE

INFO@PROTESIDANCA.IT

CONTATTI


Clinica ARS Medica

Approccio anteriore all’anca

Com’è fatta e quanto dura una protesi d’anca?

Come è fatta una protesi d’anca?

In una sostituzione totale dell’anca, sia parte del femore che dell’acetabolo del paziente vengono sostituiti con impianti protesici. In particolare, uno stelo in titanio viene inserito nel canale femorale appositamente preparato.

Ancorata conometricamente al collo di questo stelo c’è è una sfera in metallo o in ceramica che sostituisce la testa originale del paziente. Questa sfera articolerà in un cuscinetto (chiamato anche inserto) in polietilene ad alta reticolazione o in ceramica a sua volta ancorato meccanicamente ad un involucro semi sferico sempre in titanio, detto cotile o coppa protesica. Anche il cotile, analogamente al femore, viene preparato con apposite frese sferiche progressive. Una volta raggiunta la dimensione giusta per il paziente, si impianta la relativa componente protesica nella cavità prepara che completerà la nuova articolazione del paziente. 

Grazie ai progressi degli ultimi 30 anni, diversi tipi di materiali da impianto sono stati utilizzati e studiati, assieme anche a nuove procedure chirurgiche e strumentari sempre più evoluti. Ciò consente oggi al chirurgo soluzioni adeguate all’età del paziente e al suo stile di vita.

Fissazione dell’impianto all’osso

Oltre ai materiali relativi agli accoppiamenti testa / inserto acetabolare il chirurgo deve decidere se ancorare la protesi femorale all’osso utilizzando del cemento chirurgico o lasciare che sia l’osso con la sua attività di osteintegrazione a stabilizzare l’impianto ad esso.

Nel primo caso lo stelo femorale è in acciaio e piuttosto liscio, a volte lucidato a specchio. Nel secondo caso lo stelo è in titanio e può avere un’aspetto retto o “assomigliare” al canale femorale copiandone la forma. Questi ultimi sono detti “steli anatomici”.

Qui sopra una artroprotesi d’anca non cementata con stelo anatomico e cotile con inserto in polietilene.

Quanto dura un protesi d’anca?

Molti sono pazienti che ci rivolgono questa domanda. Non c’è una durata specifica sugli impianti, una sorta di “scadenza“. C’è da sottolineare però che negli ultimi 20 anni nuovi materiali soprattutto per quello che riguarda ceramiche e polietileni, hanno spostato questo limite oltre ogni previsione.

Quindi nella prospettiva di affrontare un intervento non c’è più da porsi la questione di quanto duri la protesi ma soprattutto, molto più importante, quella di poter riprendere il più rapidamente possibile il movimento.

Spesso i pazienti chiedono quale sia la terapia di riabilitazione post-operatoriarelativa all’accesso anteriore mininvasivo e successivamente quali possano essere le attivà sportive compatibili o più semplicemente entro quali limiti si possa praticare del movimento.

Le caratteristiche peculiari dell’accesso mininvasivo anteriore, ovvero passare il tra i muscoli senza inciderli o staccarli, facilitano la ripresa del movimento poiché l’assenza di danno muscolare consente a tutti i muscoli  dell’anca di partecipare attivamente alla ripresa del movimento senza ostacolarne il processo grazie all’assenza di dolore.

Approccio anteriore all’anca
IMG_6259_Fotor LIGHT GREY

15thAnniversary-1-570x227

– La più grande casisitica in Italia –


Per visite in STUDIO a ROMA chiamare:

Dott. G. Cammarano +39 329 1214372 – ARS MEDICA  06 362081

Dott. M. de Peppo +39 329 1214439 – ARS MEDICA 06 362081


info@protesidanca.it

In alternativa potete riempire il form alla pagina dei contatti per essere richiamati.

Protesi d’anca mininvasiva anteriore | Quanto durano e come sono fatte le protesi?

Come è fatta una protesi d’anca?

In una sostituzione totale dell’anca, sia parte del femore che l’acetabolo del paziente vengono sostituiti con impianti protesici. In particolare, uno stelo in titanio viene inserito nel canale femorale appositamente preparato.

Attaccato al collo di questo stelo c’è è una sfera in metallo o in ceramica che sostituisce la testa originale del paziente. Questa sfera articolerà in un cuscinetto (chiamato anche inserto) in polietilene ad alta reticolazione o in ceramica a sua volta ancorato meccanicamente ad un involucro semi sferico sempre in titanio, detto cotile o coppa protesica. Questo involucro è inserito al bacino e completarà la nuova articolazione del paziente. 

Grazie ai progressi degli ultimi 30 anni, diversi tipi di materiali da impianto sono stati utilizzati e studiati, assieme anche a nuove procedure chirurgiche e strumentari sempre più evoluti. Ciò consente oggi al chirurgo soluzioni adeguate all’età del paziente e al suo stile di vita.

Fissazione dell’impianto all’osso

Oltre ai materiali relativi agli accoppiamenti testa / inserto acetabolare il chirurgo deve decidere se ancorare la protesi femorale all’osso utilizzando del cemento chirurgico o lasciare che sia l’osso con la sua attività di osteintegrazione a stabilizzare l’impianto ad esso.

Nel primo caso lo stelo femorale è in acciaio e piuttosto liscio, a volte lucidato a specchio. Nel secondo caso lo stelo è in titanio e può avere un’aspetto retto o “assomigliare” al canale femorale copiandone la forma. Questi ultimi sono detti “steli anatomici”.

Qui sopra una artroprotesi d’anca non cementata con stelo anatomico e cotile con inserto in polietilene.

Quanto dura un protesi d’anca?

Molti sono pazienti che ci rivolgono questa domanda. Non c’è una durata specifica sugli impianti, una sorta di “scadenza“. C’è da sottolineare però che negli ultimi 20 anni nuovi materiali soprattutto per quello che riguarda ceramiche e polietileni, hanno spostato questo limite oltre ogni previsione.

Quindi nella prospettiva di affrontare un intervento non c’è più da porsi la questione di quanto duri la protesi ma soprattutto, molto più importante, quella di poter riprendere il più rapidamente possibile il movimento.

IMG_6259_Fotor LIGHT GREY

15thAnniversary-1-570x227

– La più grande casisitica in Italia –


Per visite in STUDIO a ROMA chiamare:

Dott. G. Cammarano +39 329 1214372 – ARS MEDICA  06 362081

Dott. M. de Peppo +39 329 1214439 – ARS MEDICA 06 362081


info@protesidanca.it

In alternativa potete riempire il form alla pagina dei contatti per essere richiamati.

Protesi d’anca mininvasiva anteriore e robotica: due percorsi ben diversi

Nell’ultimo decennio sono stati introdotti sistemi di navigazione assistita e sistemi robotici per facilitare il posizionamento intra-operatorio degli impianti. I sistemi robotici richiedono una TAC pre-operatoria per creare una sorta di mappa dell’anatomia scheletrica del paziente.

Essi sono stati dedicati inizialmente alla chirurgia del ginocchio che per le sue peculiarità gode di maggiori benefici potendo usufruire di una guida robotica. Questo perché differentemente dall’anca, l’anatomia stessa del ginocchio (la sua forma) offre meno punti di riferimento ed una guida di navigazione può facilitare il posizionamento delle componenti protesiche.

Occorre quindi fare un distinguo. Il posizionamento delle componenti protesiche e la via chirurgica mininvasiva anteriore all’anca sono due argomenti ben differenti. Come dicevamo sopra a differenza del ginocchio l’articolazione dell’anca offre un più agevole determinazione della posizione delle componenti protesiche.

Tanto il femore che l’acetabolo infatti possono essere ottimamente posizionati riferendosi all’anatomia scheletrica del paziente semplicemente con utilizzo dei raggi X, TAC ed un buon planning pre-operatorio.

Fondamentale quindi parlando dell’anca è l’approccio chirurgico, esso infatti è determinante per il veloce recupero post-operatorio del paziente. Passare tra i muscoli senza inciderli o staccarli vuol dire lasciare intatti i motori muscolari, fondamentali per una veloce ripresa funzionale ed un pronto recupero alla vita quotidiana. Ed il robot perciò che concerne la chirurgia anatomica anteriore dell’anca non può aiutare il chirurgo.

Fondamentale quindi, fortunatamente, resta sempre l’esperienza e l’abilità del chirurgo che con le sue conoscenze anatomiche sa districarsi tra le varie strutture anatomiche che incontra avvicinandosi all’articolazione.

Inoltre ciò consente un notevole risparmio di perdita ematica durante l’intervento chirurgico ed un’ottima stabilità articolare (bassissimo rischio di lussazione) una volta concluso l’impianto della protesi.

Gli accessi chirurgici mininvasivi negli ultimi anni hanno rappresentato certamente il più grande passo avanti fatto da chirurgia ortopedica soprattutto dell’anca.

In particolar modo l’ultimo decennio appena concluso ha visto l’affermazione dell’accesso mininvasivo anteriore all’anca. Per la verità anche nei primi anni del 2000, in Europa alcuni centri d’eccellenza di chirurgia dell’anca, come quello diretto dal Dr. Cammarano ed ora dal suo successore il Dr. De Peppo, hanno con forza sostenuto questa via chirurgica suffragata oggi da migliaia di casi già operati a partire dai primi anni del 2000.

Ad oggi probabilmente tra tutte le novità che si sono viste negli ultimi 20 anni di sviluppo di quella che oggi viene considerata la chirurgia ortopedica di maggior successo, la protesi d’anca con l’accesso mininvasivo anteriore rappresenta una splendida realtà che conta decine di migliaia di pazienti operati con successo in tutto il mondo.

 Chirurgia mini invasiva, nuove tecnologie ed una grande esperienza maturata in tanti anni di casi omportano vantaggi concreti. Vieni a conoscerli di persona.

La più grande casistica in Italia

“PASSARE TRA I MUSCOLI SENZA INCIDERLI O STACCARLI”


Per visite in STUDIO a ROMA chiamare:

Dott. G. Cammarano +39 329 1214372 – ARS Medica 06 362081

Dott. M. de Peppo +39 329 1214439 – ARS Medica 06 362081

INVIATECI LE VOSTRE IMMAGINI RADIOGRAFICHE

INFO@PROTESIDANCA.IT

CONTATTI


Clinica ARS Medica

Approccio anteriore all’anca

Sterilità | L’uso dei caschi protettivi nell’intervento di protesi d’anca mininvasiva anteriore

15thAnniversary-1-570x227

LA PROTESI D’ANCA MININVASIVA ANTERIORE A ROMA DAL 2003

“Passare tra i muscoli senza inciderli o staccarli”



La tecnologia fa passi da gigante, i nuovi accessi mini invasivi contribuiscono a spostare in avanti l’orizzonte della chirurgia ma il tema più ricorrente in sala operatoria è sempre lo stesso:

la sterilità.

Da quando il paziente entra in sala a quando esce, tutta una serie di accorgimenti fanno da contorno all’atto chirurgico vero e proprio. Dalla disinfezione del campo operatorio, che segue dei passi ben precisi quasi come fosse un rituale, al lavaggio e vestizione del chirurgo cui da qualche anno si è aggiunto l’uso dei:

caschi protettivi


Essi chiudono la testa del chirurgo all’interno di un involucro che riveste questi “elmetti” dotati di ventola per introdurre aria. I caschi consentono di ridurre al minimo la possibilità di contaminazione da chirurgo a paziente e viceversa.

Inutile sottolineare che il loro livello di protezione è enormemente più efficace delle tradizionali mascherine e cappellini non sterili.

Studi scientifici hanno dimostrato che l’uso di questi caschi abbassa notevolmente il rischio di infezione derivante da fattori esterni al campo operatorio.


Da notare che per l’accesso mini invasivo anteriore all’anca il chirurgo può usufruire di speciali modelli dotati di fonte di luce. Infatti dal momento che la via offre una finestra davvero piccola (solo 8-10cm) risulta più difficile orientare le luci delle grandi lampade scialitiche all’interno della cavità.

Cosi da qualche anno è disponibile questo speciale modello che favorisce il chirurgo nell’orientare a piacimento un fascio diretto di luce in modo da vedere all’interno di questo spazio straordinariamente minuto.

Passare tra i muscoli senza inciderli o staccarli

15thAnniversary-1-570x227

Protesidanca.net

Per visite in STUDIO chiamare:

Dott. G. Cammarano +39 329 1214372 – Studio  06 362081

Dott. M. de Peppo +39 329 1214439 – Studio  06 362081

 

La doppia mobilità e gli altri accoppiamenti nella protesi d’anca

5oowcbnr
Cotile a doppia mobilità

Molte persone ci chiedono informazioni su sistemi di accoppiamento nella protesi d’anca. Uno di questi è la doppia mobilità.

Nel corso degli ultimi anni l’evoluzione dei materiali, le nuove tecnologie ed i nuovi accessi chirurgici mini invasivi, hanno fatto grandi passi in avanti mettendo a disposizione del paziente e del chirurgo nuove soluzioni.

Uno degli argomenti più trattati dalla comunità scientifica è il sistema di accoppiamento protesico tra femore e acetabolo. Così come avviene per l’osso, anche per la protesi d’anca il punto sottoposto a maggiore stress meccanico è proprio tra le due superfici di contatto della testa del femore e della cavità acetabolare.

anca3.png
Artrosi dell’anca

Il consumo precoce delle componenti di sostituzione protesica è da sempre il pericolo numero uno e la ricerca di nuovi materiali e soluzioni rappresenta l’arma per combatterlo.

La scienza che si occupa di questo problema, ovvero dello studio degli attriti, è la tribologia. Quindi le soluzioni di cui si occupa rappresentano i materiali e i sistemi di accoppiamento a disposizione del chirurgo relativamente alla protesi d’anca che sta utilizzando. Attualmente vengono utilizzate principalmente tre tipi di soluzioni.

Ceramica con polietilene

trident-showing-poly.jpgIn questo tipo di accoppiamento la testa è in ceramica e l’inserto (cioè il materiale che riveste l’interno del cotile protesico) è in polietilene di ultima generazione. Negli anni si sono succedute diverse generazioni di polietilene in quanto le prime mostravano segni di usura precoce.

Grazie ai nuovi sistemi di sterilizzazione e a nuovi polietileni ad alta reticolazione oggi questa soluzione offre standard qualitativi elevatissimi ed è il sistema di accoppiamento più utilizzato rispetto alla media, soprattutto per pazienti sportivi. Le proprietà plastiche del polietilene fanno anche sì che si possano costruire inserti con protezioni contro la lussazione involontaria della protesi.

Ceramica con ceramica

774XLfit_Acetabular_CupIn questo tipo di accoppiamento, oltre la testa anche l’inserto è in ceramica, cioè dello stesso materiale della testa. Si utilizza generalmente per pazienti giovani in quanto la resistenza all’attrito è molto elevata grazie al bassissimo coefficiente di usura della ceramica. Questo tipo di materiale però non consente la produzione di inserti anti-lussanti come nel caso del polietilene.

Doppia mobilità

 

5oowcbnrUltimamente è stato ripreso in considerazione un sistema di doppia articolazione che non è nuovo presso la comunità scientifica ma grazie a nuovi materiali sta vivendo una nuova giovinezza. Si tratta di un sistema a doppia mobilità che funziona attraverso la doppia articolazione che si viene a formare tra la testa e una grande cupola e tra quest’ultima e la coppa acetabolare.

Schermata 2019-08-31 alle 10.33.05È un ottimo sistema da utilizzare su pazienti anziani e/o tendenti alla lussazione non volontaria ovvero che hanno delle articolazioni poco resistenti dal punto di vista muscolare. Questa sorta di doppia articolazione ovvero di doppia mobilità amplifica l’escursione di movimento della protesi riducendone le possibilità di lussazione.



15thAnniversary-1-570x227

“Passare tra i muscoli senza inciderli o staccarli”

Da 15 anni la protesi d’anca mini invasiva anteriore a Roma

protesidanca.net

Dr Cammarano & Dr De Peppo | A Roma dal 2003 il primo Centro d’Eccellenza per la protesi d’anca mini invasiva anteriore

 

Negli ultimi  anni l’attenzione del pubblico si è rivolta più ai nuovi accessi chirurgici che alle novità sugli impianti protesici. La curva di sviluppo di questi ultimi infatti ha raggiunto il suo apice ed ha ridotto la sua pendenza dopo i risultati di follow up sempre più incoraggianti.

Le aziende produttrici hanno “cristallizzato” la produzione sugli standard più utilizzati e suffragati da grandi numeri di applicazione piuttosto che spingersi oltre su nuovi design e materiali. Quanto abbiamo a disposizione oggi garantisce ormai già dei livelli di durata più che soddisfacenti.

Ciò non vuol dire di certo che gli impianti e gli strumentari non subiranno altre evoluzioni ma solo che fino a quando non vedremo apparire all’orizzonte qualcosa di veramente nuovo, il materiale che abbiamo a disposizione per l’anca non è niente male.

Una conseguenza a ciò è che il pubblico si orienta di più verso i nuovi accessi chirurgici e tra questi l’accesso anteriore mininvasivo all’anca rappresenta oggi la vera novità di cui si parla.

Una novità che affonda però radici ben profonde nel terreno e più precisamente a Roma, grazie al contributo che dal 2003 il Prof. Cammarano ed il Prof. De Peppo danno a questa via anatomica all’anca.

IMG_6259_Fotor LIGHT GREY
Il Dr Cammarano a sinistra, e il Dr De Peppo


La protesi d’anca con accesso mini invasivo anteriore

Dr. Cammarano – Dr. De Peppo

Cto di Roma

Ars Medica Roma


La protesi d’anca con accesso mininvasivo anteriore

A Roma una realtà affermata da 15 anni


Per la Divisione di Ortopedia Generale del CTO di Roma (da oggi condotta dal Dr De Peppo dopo ben 18 anni di direzione del Dr Cammarano), la protesi d’anca con accesso mininvasivo anteriore è una realtà suffragata da migliaia di pazienti operati con successo.

  • Prima struttura in Italia a utilizzarla sin dal 2003
  • Prima struttura in Italia per numero di pazienti operati
  • Primo centro di riferimento in Italia dal 2003

15thAnniversary-1-570x227

L’equipe del Dott. De Peppo del CTO di Roma è oggi custode di una ragguardevole esperienza che premia chi sin dalle origini ha creduto che le nuove frontiere della protesica dell’anca dovessero innanzi tutto aiutare a ridurre al minimo i danni ai tessuti molli.

Questo consente oggi di controllare meglio il dolore post-operatorio, accelerare la riabilitazione e permettere ai pazienti di recuperare il loro stile di vita più rapidamente. Tutto ciò, unito a nuovi impianti protesici, tecnologie innovative e strumentari specifici, permette oggi di eseguire routinariamente centinaia di interventi mini-invasivi ogni anno.

Per visite in STUDIO chiamare:

Dott. G. Cammarano +39 329 1214372 – Studio  06 362081

Dott. M. de Peppo +39 329 1214439 – Studio  06 362081


Per visite al CTO chiamare:

CUP regionale 8003333


Clinica Ars Medica

CTO di Roma


La doppia mobilità e gli altri accoppiamenti nella protesi d’anca

trident-cupNel corso degli ultimi anni l’evoluzione dei materiali le nuove tecnologie assieme ai nuovi accessi chirurgici hanno fatto grandi passi in avanti mettendo a disposizione del paziente e del chirurgo nuove soluzioni.

Uno degli argomenti più trattati dalla comunità scientifica è il sistema di accoppiamento protesico tra femore e acetabolo. Così come avviene per l’osso con l’artrosi, anche per la protesi d’anca il punto sottoposto a maggiore stress meccanico è proprio tra le due superfici di contatto della testa del femore e della cavità acetabolare.

Il consumo precoce delle componenti di sostituzione protesica è da sempre il pericolo numero uno e la ricerca di nuovi materiali e soluzioni rappresenta l’arma per combatterlo.

La scienza che si occupa di questo problema, ovvero dello studio degli attriti, è la tribologia. Quindi le soluzioni di cui si occupa rappresentano i materiali e i sistemi di accoppiamento a disposizione del chirurgo relativamente alla protesi d’anca che sta utilizzando. Attualmente vengono utilizzate principalmente tre tipi di soluzioni.

Ceramica con polietilene

In questo tipo di accoppiamento la testa è in ceramica e l’inserto (cioè il materiale d’attrito che riveste l’interno della protesi acetabolare) è in polietilene di ultima generazione. Negli anni si sono succedute diverse generazioni di polietilene in quanto le prime mostravano segni di usura precoce. Grazie ai nuovi sistemi di sterilizzazione e a nuovi polietileni ad alta reticolazione oggi questa soluzione offre standard qualitativi elevatissimi ed è il sistema di accoppiamento più utilizzato rispetto alla media. Le proprietà plastiche del polietilene fanno anche sì che si possano costruire inserti con protezioni contro la lussazione involontaria della protesi.

Ceramica con ceramica

In questo tipo di accoppiamento, oltre la testa anche l’inserto è in ceramica, cioè dello stesso materiale della testa. Si utilizza generalmente per pazienti giovani in quanto la resistenza all’attrito è molto elevata grazie al bassissimo coefficiente di usura della ceramica. Questo tipo di materiale però non consente la produzione di inserti anti-lussanti come nel caso del polietilene.

Doppia mobilità

MBH_Product_Hip-d257476fbd64129b20653a0770b0111e9c8354f3f35ce8a192bc580f719e7546

Ultimamente è stato ripreso in considerazione un sistema di doppia articolazione che non è nuovo presso la comunità scientifica ma grazie a nuovi materiali sta vivendo una nuova giovinezza. Si tratta di un sistema a doppia mobilità che funziona attraverso la doppia articolazione che si viene a formare tra la testa e una grande cupola e tra quest’ultima e la coppa acetabolare. È un ottimo sistema da utilizzare su pazienti anziani e/o tendenti alla lussazione non volontaria ovvero che hanno delle articolazioni poco resistenti dal punto di vista muscolare.

Schermata 2016-06-05 alle 10.41.57

Questa sorta di doppia articolazione ovvero di doppia mobilità amplifica l’escursione di movimento della protesi riducendone le possibilità di lussazione. Da considerare concludendo, che l’inserto utilizzato per questo particolare tipo di accoppiamento è in cromo cobalto. La cronaca del settore ultimamente, riguardo a questo tipo di metallo, è stata un po’ critica in quanto si sono verificati casi di rilascio di ioni metallici provenienti da questo tipo di acciaio, all’interno dell’organismo.



protesidanca.net

 

Innovazione | Accesso mini invasivo anteriore all’anca e robotica

Gli interventi di chirurgia robotica ortopedica sono una realtà già da più di qualche anno ma non tutti sanno esattamente di cosa si tratta. Si tratta di una tecnologia che permette al chirurgo di operare un paziente con l’ausilio di un braccio meccanico (componente robotica) e quindi poter prevenire mal posizionamenti delle componenti protesiche. Bisogna tener presente che l’accesso chirurgico resta prerogativa del chirurgo quindi gli accessi mini-invasivi all’anca (come quello anteriore) dipendono sempre dall’esperienza dell’uomo e non dal robot. La macchina non serve a passare tra i muscoli senza inciderli o staccarli ma aiuta nella fase di resezione ossea a posizionare correttamente la protesi.

Dove l’uso del robot fa la differenza quindi? La differenza sostanzialmente si nota di più nella protesi di ginocchio totale e mono-compartimentale. Vista la natura stessa di questo intervento che è basato su numerosi tagli sull’osso e l’uso di uno strumentario piuttosto complicato. Sul ginocchio grazie al robot è garantita l’estrema precisione del posizionamento delle componenti grazie ad un accurato plenning pre-operatoriio basato su TAC ed al braccio meccanico che guida quello dell’uomo lungo tutto il percorso delle resezioni ossee. Tutto ciò inoltre consente la quasi assenza dello strumentario chirurgico, ciò libera il chirurgo dal suo ingombro e consente un intervento che sul ginocchio è sicuramente più accurato e meno invasivo.