Studi scientifici | Le cellule senescenti, il futuro per curare l’osteoartrite

L’osteoartrite (OA), nota anche come malattia degenerativa, è una condizione in cui la cartilagineil tessuto che protegge l’osso delle articolazioni – si logora, finendo per far sfregare direttamente le ossa una contro l’altra. Ciò può causare dolore, gonfiore, e limitata articolarità. La OA è la forma più comune di artrite negli Stati Uniti e colpisce circa 27 milioni di americani adulti.

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Non esiste una cura per l’OA, solo terapie che possono aiutare a gestire i sintomi. Queste includono farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS) e corticosteroidi (cortisone). Nei casi gravi si rendere necessaria la sostituzione protesica dell’anca, un intervento oggi molto diffuso e che grazie a nuovi materiali ed accessi chirurgici mininvasivi offe una rapida ripresa funzionale a vantaggio di pazienti sempre più giovani.

Uno studio cellulare sui ratti situato negli Stati Uniti qualche anno fà ha indicato una futura strada per la prevenzione ed il trattamento della OA. Per eseguire lo studio, il team ha utilizzato un modello di trapianto di cellule senescenti (cellule al termine del loro ciclo riproduttivo) . Ciò ha comportato un prelievo di cellule sia senescenti che non senescenti dalla cartilagine dell’orecchio dei topi, per poi iniettarle nelle articolazioni del ginocchio dei roditori.

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Nel corso di un periodo di 10 giorni, i ricercatori hanno scoperto che l’accumulo di cellule senescenti intorno alle articolazioni del ginocchio dei roditori ha causato loro una serie di sintomi e caratteristiche tipiche dell’OA, tra cui dolore, danni della cartilagine e mobilità compromessa.

L’assenza di tali sintomi è stata prerogativa dei campioni iniettati con cellule non senescenti. Questi risultati, dicono gli autori, forniscono la prova di un nesso causale tra la senescenza cellulare e la OA, oltre ad aprire la strada verso nuovi modi per ritardare, prevenire o trattare l’OA.

Il Dr Cammarano a sinistra, e il Dr De Peppo

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E’ tempo di tornare in movimento e fare le cose che amiamo fare. Facciamo il primo passo verso la comprensione delle soluzioni.

Ritornare allo sport dopo una protesi d’anca

Le cause del dolore all’anca

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Le articolazioni sono coinvolte in quasi tutte le attività che facciamo. Movimenti come camminare, piegarsi e girare richiedono l’uso di dell’anca e del ginocchio. Quando l’anca ha un problema, il dolore che ne consegue può gravemente limitare la capacità di muoversi e lavorare.

Artrosi

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La radiografia di un bacino che evidenzia segni di artrosi alle anche

L’artrosi degenerativa consiste nell’usura che coinvolge prima la cartilagine e successivamente le ossa dell’articolazione. Questo processo una volta giunto al suo stadio terminale rende il movimento, ma anche il solo stare seduti o al letto, molto doloroso costringendo l’osso della testa femorale ad articolarsi direttamente contro l’osso dell’acetabolo. 

Artrite reumatoide

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E’ una malattia autoimmune nella quale il sistema immunitario scatena le proprie difese contro il proprio organismo di appartenenza, mettendo in atto una sorta di “autoagressione“. La risposta immunitaria dell’organismo influisce negativamente sul rivestimento delle articolazioni, causando infiammazione cronica e dolore. La membrana sinoviale (riveste tendini, capsule articolari e ossa) si ispessisce e si infiamma. La conseguenza è una produzione eccessiva di liquido sinoviale prodotta all’interno dell’articolazione che causa un’infiammazione cronica che danneggia la cartilagine. Questo si traduce in perdita di cartilagine, dolori e rigidità.

Necrosi avascolare

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Si verifica quando l’osso è privato del suo normale apporto di sangue. Senza una corretta nutrizione sanguigna la struttura del tessuto osseo si indebolisce, può collassare e danneggiare il cartilagine. Ciò è particolarmente frequente nell’anca e più comunemente riguarda la testa di femorale già di base poco nutrita da vasi sanguigni.

Se, in presenza di queste patologie, non si è trovato un adeguato sollievo con i farmaci e altri trattamenti conservativi, la sostituzione protesica dell’anca si rende necessaria consentendo il ritorno alle normali attività quotidiane e per chi lo desidera, il ritorno allo sport.

Approccio anteriore all’anca

Quali sono i vantaggi offerti dall’accesso mininvasivo anteriore all’anca?

  • Un più rapido recupero post operatorio poiché permette al chirurgo di lavorare tra i muscoli e i tessuti senza staccarli o tagliarli mantenendoli integri.
  • Minore dolore muscolare = immediata ripresa della funzionalità dell’articolazione
  • Aiuta a prevenire il rischio di lussazioni protesiche mantenendo la nuova articolazione in sede proprio grazie alla conservazione integrale delle strutture muscolari. 
  • Rende minore la perdita ematica intra-operatoria.
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