L’Artroscopia dell’Anca

L’artroscopia dell’anca analogamente a quanto concerne la stessa pratica su ginocchio e spalla, consente di osservare e intervenire sull’articolazione senza dover accedere a cielo aperto. Utilizzata inizialmente a scopo diagnostico, negli ultimi anni si è affermata anche come soluzione al trattamento vero e proprio della patologia.

Per poter intervenire sono sufficienti delle piccole incisioni atte a far passare gli strumenti come la telecamera ed un piccolo strumento adatto a rimuovere o aspirare i frammenti da trattare. L’artroscopia dell’anca si utilizza per il trattamento del morbo di Perthes (una malattia degenerativa della testa del femore), in caso di impingement femoro-acetabolare (conflitto anomalo tra testa femorale e acetabolo), per la cura della displasia dell’anca (sviluppo anomalo dell’articolazione), osteotomie del collo femorale o dell’acetabolo, per risolvere problemi come rimozione di cisti o corpi estranei.

Occorre tener presente che l’artroscopia dell’anca non è risolutiva quando il paziente presenta uno stato di artrosi avanzata, Cioè quando le superfici articolari sono ormai compromesse. In questo caso l’unico intervento risolutivo resta la protesi d’anca.

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Approccio anteriore all’anca

Cos’e’ la necrosi della testa del femore? Si può curare?

L’osteonecrosi dell’anca e una patologia che si verifica quando viene interrotto l’afflusso di sangue alla testa del femore. 

Poiché le cellule ossee hanno bisogno di un costante apporto di sangue per rimanere in salute, l’osteonecrosi può portare alla distruzione dell’articolazione dell’anca e d’una grave artrite.

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A sinistra una testa sana. A destra una testa affetta da osteonecrosi.

L’osteonecrosi è anche chiamata necrosi avascolare o necrosi asettica. Sebbene possa verificarsi in qualsiasi altro osso, l’osteonecrosi colpisce più spesso l’anca ed esattamente la testa femorale.

L’anca è un giunto sferico. L’incavo è formato dall’acetabolo, che fa parte del bacino. La sfera è la testa del femore, che è l’estremità superiore del femore.

La superficie della sfera e dell’acetabolo sono rivestiti di cartilagine articolare, una sostanza liscia e scivolosa che protegge le ossa e consente loro di scivolare facilmente l’una sull’altra.

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Risonanza magnetica che evidenzia la osteonecrosi della testa.

Causa

Nell’osteonecrosi, l’osso nella testa del femore muore lentamente. L’osteonecrosi dell’anca si sviluppa quando viene interrotto l’afflusso di sangue alla testa del femore. 

Senza un adeguato nutrimento, l’osso nella testa del femore muore e gradualmente collassa. Di conseguenza, anche la cartilagine articolare che copre le ossa dell’anca collassa, portando a un’artrite disabilitante.

L’osteonecrosi può colpire chiunque, ma è più comune nelle persone di età compresa tra 40 e 65 anni. Gli uomini sviluppano l’osteonecrosi dell’anca più spesso delle donne.

Fattori di rischio

Non è sempre noto ciò che provoca la mancanza di afflusso di sangue, ma i medici hanno identificato una serie di fattori di rischio come lesioni, lussazioni, fratture e altre lesioni all’anca possono danneggiare i vasi sanguigni e compromettere la circolazione alla testa del femore.

Il consumo eccessivo di alcol nel tempo può causare la formazione di depositi di grasso nei vasi sanguigni e può aumentare i livelli di cortisone, con conseguente riduzione del flusso sanguigno all’osso.

Medicinali corticosteroidi. Molte malattie, tra cui l’asma, l’artrite reumatoide e il lupus eritematoso sistemico, sono trattate con farmaci steroidi. 

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Sebbene non sia noto esattamente perché questi farmaci possano portare all’osteonecrosi, la ricerca mostra che esiste una correlazione tra la malattia e l’uso a lungo termine di corticosteroidi.

L’osteonecrosi si sviluppa in più fasi. Il dolore all’anca è in genere il primo sintomo. Dolore sordo o più intenso nella zona inguinale o del gluteo. Man mano che la malattia progredisce, diventa sempre più difficile stare in piedi e muovere l’articolazione.

Potrebbero essere necessari da diversi mesi a oltre un anno affinché la malattia progredisca. È importante diagnosticare precocemente l’osteonecrosi.

Gli studi di imaging aiuteranno il medico a confermare la diagnosi come radiografie, Tac e risonanza magnetica.

Trattamento

Nella fase iniziale della malattia, il medico segue assiduamente il suo sviluppo e si limita a trattamenti di tipo conservativo. Se nel corso dei mesi la situazione dovesse precipitare in una grave forma di artrite ed al parziale collasso delle strutture ossee e cartilaginee della testa del femore allora la prospettiva di una sostituzione protesica dell’anca si renderà senz’altro necessaria.


Alessandra, 56 anni Fitness Trainer ed ex atleta della nazionale di nuoto sincronizzato, ci racconta la sua esperienza. Dopo 3 anni di sofferenza alle anche, per una grave coxartrosi bilaterale, si è sottoposta al primo dei due interventi in programma di protesi d’anca mini invasiva. Ci racconta come grazie all’intervento con accesso mini invasivo anteriore, sia stato facile recuperare in fretta e tornare presto in palestra ad allenarsi ed allenare i suoi numerosi allievi del Due Ponti Sporting Club di Roma.

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Patologie dell’anca | La osteonecrosi della testa del femore

L’osteonecrosi dell’anca e una patologia che si verifica quando viene interrotto l’afflusso di sangue alla testa del femore. 

Poiché le cellule ossee hanno bisogno di un costante apporto di sangue per rimanere in salute, l’osteonecrosi può portare alla distruzione dell’articolazione dell’anca e d’una grave artrite.

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A sinistra una testa sana. A destra una testa affetta da osteonecrosi.

L’osteonecrosi è anche chiamata necrosi avascolare o necrosi asettica. Sebbene possa verificarsi in qualsiasi altro osso, l’osteonecrosi colpisce più spesso l’anca ed esattamente la testa femorale.

L’anca è un giunto sferico. L’incavo è formato dall’acetabolo, che fa parte del bacino. La sfera è la testa del femore, che è l’estremità superiore del femore.

La superficie della sfera e dell’acetabolo sono rivestiti di cartilagine articolare, una sostanza liscia e scivolosa che protegge le ossa e consente loro di scivolare facilmente l’una sull’altra.

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Risonanza magnetica che evidenzia la osteonecrosi della testa.

Causa

Nell’osteonecrosi, l’osso nella testa del femore muore lentamente. L’osteonecrosi dell’anca si sviluppa quando viene interrotto l’afflusso di sangue alla testa del femore. 

Senza un adeguato nutrimento, l’osso nella testa del femore muore e gradualmente collassa. Di conseguenza, anche la cartilagine articolare che copre le ossa dell’anca collassa, portando a un’artrite disabilitante.

L’osteonecrosi può colpire chiunque, ma è più comune nelle persone di età compresa tra 40 e 65 anni. Gli uomini sviluppano l’osteonecrosi dell’anca più spesso delle donne.

Fattori di rischio

Non è sempre noto ciò che provoca la mancanza di afflusso di sangue, ma i medici hanno identificato una serie di fattori di rischio come lesioni, lussazioni, fratture e altre lesioni all’anca possono danneggiare i vasi sanguigni e compromettere la circolazione alla testa del femore.

Il consumo eccessivo di alcol nel tempo può causare la formazione di depositi di grasso nei vasi sanguigni e può aumentare i livelli di cortisone, con conseguente riduzione del flusso sanguigno all’osso.

Medicinali corticosteroidi. Molte malattie, tra cui l’asma, l’artrite reumatoide e il lupus eritematoso sistemico, sono trattate con farmaci steroidi. 

Sebbene non sia noto esattamente perché questi farmaci possano portare all’osteonecrosi, la ricerca mostra che esiste una correlazione tra la malattia e l’uso a lungo termine di corticosteroidi.

L’osteonecrosi si sviluppa in più fasi. Il dolore all’anca è in genere il primo sintomo. Dolore sordo o più intenso nella zona inguinale o del gluteo. Man mano che la malattia progredisce, diventa sempre più difficile stare in piedi e muovere l’articolazione.

Potrebbero essere necessari da diversi mesi a oltre un anno affinché la malattia progredisca. È importante diagnosticare precocemente l’osteonecrosi.

Gli studi di imaging aiuteranno il medico a confermare la diagnosi come radiografie, Tac e risonanza magnetica.

Trattamento

Nella fase iniziale della malattia, il medico segue assiduamente il suo sviluppo e si limita a trattamenti di tipo conservativo. Se nel corso dei mesi la situazione dovesse precipitare in una grave forma di artrite ed al parziale collasso delle strutture ossee e cartilaginee della testa del femore allora la prospettiva di una sostituzione protesica dell’anca si renderà senz’altro necessaria.


Alessandra, 56 anni Fitness Trainer ed ex atleta della nazionale di nuoto sincronizzato, ci racconta la sua esperienza. Dopo 3 anni di sofferenza alle anche, per una grave coxartrosi bilaterale, si è sottoposta al primo dei due interventi in programma di protesi d’anca mini invasiva. Ci racconta come grazie all’intervento con accesso mini invasivo anteriore, sia stato facile recuperare in fretta e tornare presto in palestra ad allenarsi ed allenare i suoi numerosi allievi del Due Ponti Sporting Club di Roma.

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Studi | Fumare aumenta il rischio di fallimento di protesi d’anca e di ginocchio


Fumare pregiudica la capacità del corpo di rigenerare osso. Due studi presentati all’American Academy of Orthopaedic Surgeons hanno esaminato gli effetti del fumo sulle protesi. Un forum per fumatori ha fornito una valida testimonianza su come i chirurghi ortopedici possono incoraggiare i pazienti e aiutarli a smettere di fumare prima dell’intervento.

Nel primo studio la chirurgia totale di sostituzione del ginocchio (TKR) nei fumatori aveva un tasso di revisione più alto di 10 volte rispetto ai non fumatori. L’inchiesta ha riguardato 621 pazienti con TKR, inclusi 131 fumatori (età media 62 anni). Tutti i pazienti fumatori erano incoraggiati a partecipare ad un programma per smettere fumare prima della chirurgia TKR.  I risultati clinici, compresi dolore, funzione e articolazione, sono stati valutati dopo l’intervento chirurgico in entrambi i gruppi.

Il gruppo fumatori ha avuto 13 fallimenti di protesi di ginocchio (10 per cento) rispetto ai 5 del gruppo non fumatori (1 per cento). Anche il tasso di complicanze mediche è stato “significativamente più elevato” nel gruppo di fumatori con 27 pazienti che presentano complicazioni rispetto ai 6 dei non fumatori. Le complicanze includono trombosi venosa profonda (DVT) o coaguli di sangue, anemia, problemi cardiaci e insufficienza renale acuta.

Il secondo studio ha esaminato gli effetti del fumo su pazienti sottoposti a revisioni acetaboli. Il tasso di fallimento nei fumatori era del 9,1 per cento, contro il 3,4 per cento nei non fumatori.

Durante il Forum sui danni del fumo gli esperti hanno fornito testimonianze di pazienti che hanno smesso di fumare prima e durante il trattamento ortopedico i quali riportano non solo meno dolore di quelli che fumano, ma anche migliori risultati.

Fonte: opnews

L’obesità non ostacola la protesi d’anca mini invasiva


L’obesità è uno dei più gravi problemi di salute pubblica nel 21° secolo e il peso corporeo sta diventando un fattore importante nelle procedure ortopediche, in particolare negli interventi di artroprotesi.

Pur tenendo presente il maggiore rischio di revisione cui questo tipo di pazienti incorre rispetto ai quelli con indice di massa corporea normale, anche pazienti obesi possono beneficiare dei risultati di un intervento di artroplastica purché sia un loro obiettivo quello di riportare il loro BMI (Body Mass Index) a livelli normali.

Inoltre è fondamentale rispondere a tutti i pazienti che ci chiedono se la loro obesità sia un fattore discriminate per l’accesso mini invasivo anteriore all’anca. Bene, non esiste alcuna controindicazione chirurgica a tale condizione poichè la mininvasiva anteriore utilizza un passaggio anatomico che solitamente non presenta un forte spessore adiposo rispetto alla massa grassa complessiva del paziente.

La regione in cui si pratica l’incisione si trova al confine tra basso ventre e l’inizio della coscia, tale area non presenta tipicamente grandi spessori adiposi consentendo perciò un passaggio agevole della strumentazione e dell’impianto. L’unico aspetto che sottolineiamo essere importante è l’obiettivo generale di riportare il peso a valori più prossimi alla normalità.


Patologie | La displasia dell’anca

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La displasia dell’anca nei bambini e nei neonati consiste in una non corretta forma della testa del femore e dell’acetabolo. Il termine più usato per questa condizione è displasia congenita dell’anca. Colpisce 1-2 bambini su 1000.

L’articolazione dell’anca collega il femore al bacino. Nella displasia la testa del femore non si adatta correttamente all’interno del cotile perché troppo poco profondo. Il femore può anche lussarsi da esso nei casi più gravi. Ciò può determinare una testa femorale di forma irregolare e lassità legamentosa.

Questa patologia può colpire una o entrambe le anche. I bambini affetti da displasia richiedono un trattamento, senza il quale la situazione può portare a gravi conseguenze nel corso della vita adulta come dolore e rigidità articolare. Finché la displasia viene trattata in tempo, i bambini possono crescere normalmente, avendo piena articolata delle anche e condurre una vita normale.

La causa di questa “anomalia” dell’articolazione non è del tutto chiara, ma si ritiene che possano sussistere i seguenti fattori influenti:

Ereditarietà – Altri casi nella storia famigliare.
Posizionamento nel grembo materno – I bambini che si trovano in posizione podalica avrebbero più probabilità di avere anche meno stabili rispetto a quelli in posizione normale.
La posizione del bambino durante il primo anno di vita – Particolari metodi di fasciature che tendono a tenere estesi gli arti inferiori del bambino possono incidere negativamente
La risposta del bambino agli ormoni della gravidanza – Si pensa che essi possano compromettere la formazione dei legamenti e cosi rendere l’anca meno stabile.

Quando la displasia è diagnosticata nei primi anni di vita si può correggere con dei tutori esterni. Se invece viene diagnosticata tardi, quando il bambino sta già camminando, il trattamento può essere più complicato e gli esiti possono essere meno prevedibili.

 

Anatomia | La valutazione della dismetria degli arti inferiori nella protesi d’anca

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Molte persone non se rendono conto, ma una delle loro gambe è più o meno lunga rispetto all’altra. Nel corso del tempo, questo potrebbe portare all’artrosi e quindi un giorno ad una protesi d’anca. Alcune differenze nella lunghezza degli arti sono causate da diversità anatomiche da un lato all’altro, per esempio femori di lunghezze diverse, la cartilagine tra femore e tibia più o meno sottile, le rotazioni del bacino, ecc. Anche una piccola differenza strutturale può causare a dismetrie significative nella simmetria degli arti.

Esempio di Planning pre-operatorio
Esempio di Planning pre-operatorio

Il chirurgo non può semplicemente prendere la vecchia articolazione dell’anca, toglierla e metterne una nuova. Una attenta pianificazione, tecniche chirurgiche all’avanguardia e la corretta scelta delle componenti dell’impianto (taglia stelo, dimensione del cotile e lunghezza della testa) sono fattori importanti per ripristinare la corretta lunghezza dell’arto ed evitare una ulteriore dismetria. Prima di procedere alla chirurgia occorre definire e classificare la dismetria delineando un piano di cura che prenda in considerazione la situazione preo-peratoria, intraoperatoria (durante l’intervento chirurgico) e la valutazione del post-operatorio di questo problema.

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Popolazione | Le fratture del femore da osteoporosi un problema in crescita esponenziale

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Un nuovo studio sulle fratture da osteoporosi, rilasciato dalla International Osteoporosis Foundation (IOF), prevede che il Brasile vedrà una esplosione del numero di questi tipo di freatture nei prossimi anni. Attualmente, circa il 20% della popolazione del Brasile ha più di 50 anni e il 4,3% è di età compresa tra 70 in sù. Con l’aumento dell’aspettativa di vita media si stima che verso il 2050, la popolazione totale salirà a 260 milioni. Gli oltre 50enni saranno saliti al 37% mentre saranno al 14% (circa 36 milioni di persone) quelli di età compresa tra 70 anni e oltre. Queste proiezioni sono molto utili alle autorità sanitarie, nonché alle istituzioni sociali che si prendono cura degli anziani. In Brasile, si verificano da 153 a 343 fratture dell’anca per ogni 100.000 persone di età compresa tra 50 e oltre. 4_4_20070517172343Questi numeri si prevede aumentino del 16% nel 2020 e del 32% nel 2050. Il Dr. Bruno Muzzi Camargos, Presidente della Associação Brasileira da Avaliação da Saúde Óssea e Osteometabolismo (ABrASSO), ha dichiarato: “Date le proiezioni future, le fratture da osteoporosi sono diventate un problema molto urgente. Dobbiamo attuare misure a livello nazionale per la prevenzione, garantendo nel contempo che le persone a rischio – e soprattutto le persone che hanno già subito una frattura – siano adeguatamente monitorate e trattate per prevenire future fratture. Questa è l’unica soluzione per affrontare questa imminente ondata di fratture del femore prossimale tipiche dell’anziano”.

Studi scientifici | L’impingment femoro-acetabolare dell’anca come fattore di rischio di artrosi dell’anca

L’impingment femoro-acetabolare dell’anca* può essere un fattore di rischio di artrosi dell’anca. Un nuovo studio rivela che la presenza di una deformità sottostante, detta camma di conflitto, è associata con danni dell’anca in giovani pazienti in assenza di sintomi di artrosi. I risultati completi sono stati pubblicati su Arthritis & Rheumatism, una rivista della American College of Rheumatology (ACR).

La prova medica segnala che l’artrosi dell’anca rappresenta più di 200.000 protesi sostitutive eseguite negli Stati Uniti ogni anno. Studi hanno dimostrato che l’impingment femoro-acetabolare dell’anca è spesso ho riscontrato in giovani atleti di sesso maschile.
“Dato che questo tipo di deformità sono comuni nei giovani pazienti maschi asintomatici, abbiamo esaminato se le deformità sono associate con i primi segni via artrosi usufruendo di risonanza”, spiega l’autore Dr. Stephan Reichenbach presso l’Istituto di medicina sociale e preventiva dell’Università di Berna, in Svizzera. I ricercatori hanno selezionato un totale di 244 pazienti maschi con un’età media di 20 anni, che non dichiarano dolore alle anche e li hanno sottoposti a risonanza magnetica.

In azzurro le lesioni femoro-acetabolari da impingment

Dall’esame delle immagini della risonanza gli autori riportano un tasso del 24% di deformità nei rapporti articolari. “Il nostro studio è il primo basato sulla determinazione dell’impingment femoro-acetabolare dell’anca come potenziale fattore di rischio per il danno articolare”, ha concluso il dottor Reichenbach. “Studi più lungo termine sono necessari per determinare quanto questa deformazione aumenta il rischio di sviluppare l’osteoartrosi dell’anca.”

*Il “conflitto femoro acetabolare” o “impingement femoro acetabolare”  o “FAI” è una condizione osteoarticolare in cui la testa femorale non ha un adeguato spazio per muoversi all’interno dell’acetabolo. Per questo motivo, quando si compiono dei movimenti con l’anca, si crea un conflitto tra la cartilagine della testa femorale e l’acetabolo. La patologia, se non trattata adeguatamente, può degenerare in una forma di artrosi dell’anca.

Studi scientifici | Qual’è il “ritorno economico” degli investimenti nella chirurgia relativa alle fratture dell’anca

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Più di 300.000 americani ogni anno subiscono fratture alle anche con conseguente intervento protesico o di sintesi. Il tasso di frattura dell’anca aumenta esponenzialmente con l’età e dato l’invecchiamento progressivo della popolazione degli Stati Uniti, questo valore è destinato ad aumentare in modo sostanziale.

Questo aumento vedrà aumentare il relativo onere finanziario per i pazienti, le famiglie, gli assicuratori e il governo. Poiché la chirurgia riduce il rischio di mortalità e migliora la funzionalità fisica di pazienti, è il principale trattamento per la frattura dell’anca. Ma qual’è il “ritorno economico” degli investimenti nella chirurgia relativa alle fratture dell’anca?

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In uno studio pubblicato sul Journal Clinical Orthopaedics and Related Research, i ricercatori hanno stimato l’impatto a lungo termine del trattamento chirurgico e non chirurgico sui pazienti da i 65 anni in sù. Dallo studio è emerso che il risparmio medio per paziente operato rispetto al trattamento non chirurgico è stato di circa 65.000 dollari. Ciò tenendo in considerazione tutti i costi riabilitativi e di lungo degenza.

Nella prospettiva di un invecchiamento generale della popolazione questi sono dati importanti per preparare nuovi piani finanziari atti a gestire le patologie connesse all’anzianità.

Fonte: MNT