Protesi | Uno studio sui problemi degli steli modulari

Mayo-Clinic-Da uno studio pubblicato sul The Journal of Bone and Joint Surgery (JBJS), ha evidenziato le complicazioni relativamente rare ma potenzialmente catastrofiche dal fallimento di protesi a stelo modulare comunemente usate nella chirurgia protesica dell’anca.

La comunità scientifica attualmente ritiene che i vantaggi ottenuti dalla modularità siano superiori ai rischi, ma questo studio solleva ancora una volta la questione del rischio-beneficio. La decisione di pubblicare questo lavoro è stata presa grazie a un caso clinico pubblicato sul JBJS dal professor R. Presley Swann chirurgo presso la Mayo Clinic nell’agosto 2015. Si tratta di tre pazienti che hanno subito una completa dissociazione testa-collo modulare da sette a quattordici anni dopo l’impianto di una protesi d’anca a componenti modulari.

74894-4137945

I fallimenti di questo tipo sugli impianti modulari rappresentano un’opportunità unica per medici e l’industria ortopedica di lavorare insieme per condurre studi multicentrici al fine di capire meglio e prevenire questi esiti rari ma gravi.

“La pubblicazione di questi studi ci aiuta a compiere la nostra missione di servire la comunità ortopedica”, ha commentato Marc Swiontkowski, MD, Editor per JBJS. “Identificare queste eventualità ci permette di scoprire se questi episodi sono in relazione tra loro oppure no e valutare di conseguenza azioni correttive da compiere in collaborazione con le aziende del settore”.

Record | La donna più anziana di Inghilterra operata di protesi d’anca a 112 anni

Gladys_Hooper-800x500_c
Gladys Hooper, 113 anni, è stata ufficialmente riconosciuta dal Guinness World Records come la persona più anziana ad essere sottoposta ad un intervento di protesi d’anca

Un impianto di protesi d’anca eseguito a Sheffield è stato protagonista di un’. Alla tenera età di 112 anni, Gladys Hooper è stato ufficialmente riconosciuta dal Guinness World Records come la persona più anziana ad avere una protesi all’anca.

L’intervento è stato eseguito alla fine del 2015 presso il St. Mary Hospital sull’Isola di Wight dal chirurgo ortopedico Jason Millington utilizzando una protesi a stelo cementato. Gladys, ex pianista, si era fratturata l’anca cadendo in casa sua. L’ex pianista una volta effettuata l’operazione sul finire del 2015 è stata in grado di celebrare il suo 113° compleanno con la sua famiglia nel mese di gennaio.

Il St. Mary Hospital sull'Isola di Wight
Il St. Mary Hospital sull’Isola di Wight

L’evoluzione tecnologica dei materiali e delle procedure chirurgiche mininvasive consentono oggi ora recupero funzionale ed il ritorno alla vita quotidiana anche a pazienti molto anziani. Forse è proprio con questi pazienti che la chirurgia mininvasivo dell’anca esalta le sue caratteristiche, consentendo al chirurgo di non incidere o staccare i muscoli preservandoli nella loro integrità e consentendo una minore perdita ematica.

Artroscopia dell’anca | Uno studio dell’ HSS di NY dimostra i rischi per i pazienti con artrosi

Hospital-for-Special-SurgeryUno studio condotto da ricercatori dell’Hospital for Special Surgery (HSS) di  (NY) dimostra che la chirurgia artroscopica non può essere l’opzione migliore per i pazienti con problemi all’anca, soprattutto per chi ha più di sessant’anni e l’artrosi.

Analizzando i database di pazienti provenienti da California e Florida, i ricercatori hanno studiato il numero di pazienti sottoposti all’intervento di artroprotesi entro due anni dalla chirurgia artroscopica dell’anca. Lo studio, pubblicato su Arthroscopy: The Journal of Arthroscopic and Related Surgery ha evidenziato che più di un terzo dei pazienti di età compresa da 60 a 69 anni sono sono stati alla fine sottoposti ad intervento di sostituzione protesica dell’anca. Hanno sottolineato inoltre che l’obesità contribuisce all’aumento di questa percentuale.
HipArthroscopy

“Abbiamo pubblicato questo studio perché la chirurgia artroscopica dell’anca è cresciuta enormemente negli ultimi dieci anni”, ha detto William Schairer, il capo equipe, “Tra il 2006 e il 2010, il numero di artroscopie dell’anca eseguite negli Stati Uniti è aumentato più del 600%”

L’artroscopia non era una procedura molto comune 10 anni fa. Si tratta di una procedura difficile tecnicamente da eseguire, secondo David Mayman, un chirurgo ortopedico all’HSS e Senior Author dello studio. “Negli ultimi dieci anni, la tecnologia ha fatto passi da gigante rendendo l’artroscopia più accessibile ed efficiente. Ma non tutti i pazienti sono indicati ad un intervento di questo tipo e uno degli obiettivi del nostro studio è stato quello di evidenziarne le caratteristiche”.Stryker

Per questo studio, i ricercatori hanno identificato 7.351 pazienti nei database di California e Florida sottoposti ad artroscopia dell’anca con un follow-up di due anni dal 2005 al 2012. I pazienti sono stati divisi in gruppi in base alla loro età: quelli di età inferiore ai 40; quelli di età compresa da 40 a 49; di età compresa da 50 a 59; da 60 a 69; e 70 o più anziani. I ricercatori hanno anche evidenziato che i pazienti avevano una diagnosi di artrosi dell’anca prima della chirurgia artroscopica e identificato coloro che erano obesi.

Solo il 3% dei pazienti di età inferiore ai 40 sono poi stati sottoposti ad un intervento di protesi d’anca, rispetto al 35% dei pazienti che erano da 60 a 69, che è il gruppo di età con più probabilità di artrosi. thigh

“C’è una crescente preoccupazione per quanto riguarda l’efficacia di artroscopia in pazienti con artrosi dell’anca pre-esistente”, ha detto il dottor Schairer. “Precedenti studi su minore casistica hanno anche evidenziato una prognosi peggiore tale da sconsigliare l’artroscopia nei pazienti con artrosi anche lieve. Si tratta di informazioni importanti che pongono l’attenzione sulla necessità di valutare bene i casi prima di optare per una artroscopia. Ciò per evitare conseguenze a breve e medio termine”.

“L’artroscopia rappresenta un importante progresso nel trattamento di alcune patologie ma non l’artrosi dell’anca”, ha concluso il dottor Mayman.

Riferimento: William W. Schairer, Benedetto U. Nwachukwu, Frank McCormick, Stephen Lyman, David Mayman. L’artroscopia dell’anca e il rischio di conversione a protesi totale: un’analisi sulla popolazione. Fonte: Hospital for Special Surgery

 

Video | Come funzionano i muscoli dell’anca?

In un video tratto dal sito anatomylearning una chiara descrizione dei muscoli che agiscono sul movimento dell’anca. Veri e propri motori muscolari che gestiscono una articolazione fondamentale per il nostro equilibrio in movimento.

 

 

Studi scientifici | Il rischio di frattura dell’anca può incidere maggiormente su pazienti con protesi di ginocchio

Stryker-Knee-ReplacementRicercatori svedesi hanno pubblicato i risultati preliminari di uno studio che si è basa sull’analisi di 15 anni di cartelle cliniche (1987-2002) che coprono l’intera popolazione svedese nata tra il 1902 e il 1952.

Sono stati in grado di dimostrare che le persone operate con la sostituzione totale del ginocchio (TKR Total Knee Replacement) a causa di osteoartrite primaria avevano un basso rischio di frattura dell’anca e fratture vertebrali nel decennio prima della chirurgia; tuttavia, dopo la sostituzione totale del ginocchio, il rischio di frattura dell’anca è aumentato del 4% e il rischio di fratture vertebrali è aumentato del 19% rispetto alla popolazione senza TKR.knee_Norm_diseased-492cbc8aed2ed0cd177585e639b2693169001514c63d60a14371dc09aea5536f

 

L’autore C.H. Vala, della Sahlgrenska Academy in Molndal Svedese, ha detto: Gli studi hanno dimostrato che l’artrosi è associata con la massa ossea maggiore rispetto alla media, quindi ci può essere un livello di attività fisica che diminuisce a causa del dolore per riprendere rapidamente dopo l’intervento mettendo sotto stress l’apparato scheletrico. Il rischio crescente di fratture vertebrali o dell’anca nei dieci anni successivi alla sostituzione totale del ginocchio può essere spiegata con l’aumento di attività fisica prima grazie alla riabilitazione e da altri fattori biomeccanici. Con circa 13.000 protesi totali di ginocchio eseguite in Svezia ogni anno, sono necessarie ulteriori ricerche sulla aumento del rischio di fratture in questo gruppo di popolazione”.

 

Fonte: EurekAlert

Animazione video della tecnica mininvasiva

In questa semplice animazione viene mostrata la via anteriore all’anca e la conseguente protesizzazione del femore e dell’acetabolo. Di facile comprensione, ci permette di osservare l’articolartià dell’anca in relazione all’accesso chirurgico anteriore.

Video messo a disposizione da nucleushealth.com, una società di professionisti che si occupano di realizzare video descrittivi di varie discipline chirurgiche.

Schermata 2016-06-09 alle 16.00.06

 

Protesidanca.net | La Mininvasiva Anteriore a Roma dal 2003 | Comprendere le cause del dolore all’anca ci aiuta a trovare una soluzione

E’ tempo di tornare in movimento e fare le cose che amiamo fare. Facciamo il primo passo verso la comprensione delle soluzioni.

Ritornare allo sport dopo una protesi d’anca

Le cause del dolore all’anca

golfer

Le articolazioni sono coinvolte in quasi tutte le attività che facciamo. Movimenti come camminare, piegarsi e girare richiedono l’uso di dell’anca e del ginocchio. Quando l’anca ha un problema, il dolore che ne consegue può gravemente limitare la capacità di muoversi e lavorare.

Artrosi

arthrose de hanche gauche
La radiografia di un bacino che evidenzia segni di artrosi alle anche

L’artrosi degenerativa consiste nell’usura che coinvolge prima la cartilagine e successivamente le ossa dell’articolazione. Questo processo una volta giunto al suo stadio terminale rende il movimento, ma anche il solo stare seduti o al letto, molto doloroso costringendo l’osso della testa femorale ad articolarsi direttamente contro l’osso dell’acetabolo. 

Artrite reumatoide

artrite-reumatoide-810x323

E’ una malattia autoimmune nella quale il sistema immunitario scatena le proprie difese contro il proprio organismo di appartenenza, mettendo in atto una sorta di “autoagressione“. La risposta immunitaria dell’organismo influisce negativamente sul rivestimento delle articolazioni, causando infiammazione cronica e dolore. La membrana sinoviale (riveste tendini, capsule articolari e ossa) si ispessisce e si infiamma. La conseguenza è una produzione eccessiva di liquido sinoviale prodotta all’interno dell’articolazione che causa un’infiammazione cronica che danneggia la cartilagine. Questo si traduce in perdita di cartilagine, dolori e rigidità.

Necrosi avascolare

necrosi-avascolare-figura-1

Si verifica quando l’osso è privato del suo normale apporto di sangue. Senza una corretta nutrizione sanguigna la struttura del tessuto osseo si indebolisce, può collassare e danneggiare il cartilagine. Ciò è particolarmente frequente nell’anca e più comunemente riguarda la testa di femorale già di base poco nutrita da vasi sanguigni.

Se, in presenza di queste patologie, non si è trovato un adeguato sollievo con i farmaci e altri trattamenti conservativi, la sostituzione protesica dell’anca si rende necessaria consentendo il ritorno alle normali attività quotidiane e per chi lo desidera, il ritorno allo sport.

Approccio anteriore all’anca

Quali sono i vantaggi offerti dall’accesso mininvasivo anteriore all’anca?

  • Un più rapido recupero post operatorio poiché permette al chirurgo di lavorare tra i muscoli e i tessuti senza staccarli o tagliarli mantenendoli integri.
  • Minore dolore muscolare = immediata ripresa della funzionalità dell’articolazione
  • Aiuta a prevenire il rischio di lussazioni protesiche mantenendo la nuova articolazione in sede proprio grazie alla conservazione integrale delle strutture muscolari. 
  • Rende minore la perdita ematica intra-operatoria.
Il Dr Cammarano a sinistra, e il Dr De Peppo

La più grande casistica in Italia

“PASSARE TRA I MUSCOLI SENZA INCIDERLI O STACCARLI”


Per visite in STUDIO a ROMA chiamare:

Dott. G. Cammarano +39 329 1214372 – ARS Medica 06 362081

Dott. M. de Peppo +39 329 1214439 – ARS Medica 06 362081

INVIATECI LE VOSTRE IMMAGINI RADIOGRAFICHE

INFO@PROTESIDANCA.IT

CONTATTI


Clinica ARS Medica

Prepararsi all’intervento

Il percorso di preparazione all’intervento inizia settimane prima della chirurgia vera e propria. E ‘importante essere nella salute migliore possibile prima dell’atto chirurgico in quanto ciò aiuta fortemente il successivo processo di recupero funzionale. L’elenco che segue descrive alcuni argomenti da discutere con il chirurgo prima della data di intervento.

Ocean_Beach_Walk_Whangarei_Heads_1280_400_80_c1

Fare esercizio fisico > una migliore forma fisica è un’ottima premessa per essere pronti ad affrontare un percorso di recupero funzionale nel miglior modo possibile. Un fisico più reattivo esegue meglio gli esercizi riabilitativi

Stop-Smoking

Se possibile: “approfittare” e smettere di fumare > circostanze molto particolari come l’imminenza di un intervento chirurgico possono essere l’occasione giusta per curare di più il nostro corpo  e sentirci più a nostro agio nel condurre un’esistenza in armonia con il nostro corpo.

balance-900x600

Perdere peso > un minor carico sulle articolazioni ci aiuta ad avere un corpo più agile e reattivo pronto ad affrontare un recupero rapido ed efficace. 1 kg in meno meno di peso corrisponde a 4 kg in meno sulle nostre ginocchia…

la-riabilitazione-dopo-l-ictus

Riabilitazione > la conoscenza del nostro percorso riabilitativo ci aiuta ad affrontarlo già preparati E come si è già evidenziato ciò accedere notevolmente il percorso di guarigione. Contribuendo a creare quello che oggi viene chiamato Fast Track.

Fast Track in Ortopedia

article-2184089-1466B186000005DC-963_964x529Dopo ogni intervento chirurgico si apre una nuova fase per il paziente, quella che dal suo punto di vista diventa la più importante: la guarigione. Ogni sforzo da parte del chirurgo è finalizzato al successo di questa ultima fase che rappresenta l’obbiettivo d’eccellenza che egli si prefigge prima di ogni atto chirurgico.

Cosa è necessario sapere prima di sottoporsi ad un intervento di artroprotesi d’anca mininvasiva? Quando e dove prepararsi ad un percorso guida in modo da farsi trovare pronti il giorno dell’intervento? E’ stato dimostrato da studi clinici che i pazienti consapevoli e ben informati del loro percorso pre e post-operatorio, guariscono prima e meglio. E ciò, non meno importante, migliora il flusso dei pazienti in cura aumentando l’efficienza del reparto a beneficio dei cittadini.

Tutto questo ha un nome: Fast Track.

Il Fast Track è un nuovo approccio al paziente e alla cura il cui obbiettivo primario è limitare al minimo il ricovero in ospedale, ottenendo come risultato un ritorno rapido alla vita normale.

Già attivo da tempo in Nord Europa, il Fast Track rivede in generale tutto il percorso pre e post-operatorio del paziente coinvolgendo tutte le figure professionali che ruotano attorno all’intervento, dal medico di base al fisioterapista passando per chirurgo e l’anestesista.

A garantire il successo di questo nuovo protocollo sono sono l’alta specializzazione delle professionalità e dei centri d’eccellenza che lo adottano.

La protesi anatomica più famosa al mondo

Schermata 2016-03-28 alle 13.35.41

Recentemente si è affacciata al mercato la terza generazione dello stelo femorale anatomico più famoso al mondo: lo stelo protesico femorale ABG.

Nato in Francia negli anni ’80 si affermò presto come protesi antitetica al concetto di stelo retto prodotto largamente dall’industria del settore. Il suo disegno ricopia esattamente il canale midollare del femore umano usando come appoggio principalmente la parte superiore del femore e non invadendo il canale nella parte che pian piano si restringe, causa quest’ultima, di frequenti lamentele dei pazienti circa il dolore di coscia. Una volta infatti gli steli protesici erano molto più lunghi di quelli di oggi e spesso la parte terminale di essi finiva col puntare eccessivamente l’osso in questa stretta zona. Con il tempo e grazie alla sollecitazione dei carichi il conflitto causava spesso dolore.

Schermata 2016-03-28 alle 12.40.58

Schermata 2016-03-28 alle 12.42.51 Schermata 2016-03-28 alle 12.42.37

Con l’avvento di questi steli anatomici di nuova generazione il rischio fu ridotto fino quasi a scomparire. Siamo ormai all’inizio gli anni ’90 e l’impiego degli steli anatomici comincia a diffondersi rapidamente fino a diventare la vera alternativa ai tradizionali steli retti. Con l’inizio del nuovo millennio si passò alla seconda generazione, ovvero alla sua evoluzione. La Stryker lanciò sul mercato lo stelo protesico femorale ABG II. Era più sottile, aveva un incremento di taglie più graduale e soprattutto l’angolo di inclinazione del collo era cambiato da 135° a 130°. Anche questa volta fu un successo, se vogliamo, ancora più grande di quello precedente. Rappresenta oggi il parametro cui si riferisce qualsiasi azienda voglia produrre uno stelo anatomico.Schermata 2016-03-28 alle 12.42.13

Dallo scorso gennaio la storia continua, è stata infatti lanciata sul mercato la terza generazione: lo stelo protesico femorale ANATO. Come è facile notare questa volta oltre agli aggiornamenti biomeccanici si è aggiunto anche un re-styling del brand che è cambiato in ANATO, contrazione del termine anatomico al quale tutto la storia di questo prodotto si riferisce.Schermata 2016-03-28 alle 13.35.41

Ancora più sottile nella sua parte distale, rivestito nella sua parte prossimale con un materiale più ruvido, ma soprattutto disponibile con due diverse inclinazioni del collo: neutro e antiverso. Infatti le due versioni precedenti erano caratterizzate dall’avere un collo protesico spostato in avanti (antiverso) rispettando la naturale inclinazione del collo femorale umano.

Questa nuova caratteristica si adatta ulteriormente a quei pazienti che non hanno delle situazioni anatomiche comuni, ovvero difformi dagli standard sheletrici cui riferisce il design della ABG e della ABG II. Una qualità in più che farà apprezzare questo storico prodotto ancora di più e che valorizzerà ulteriormente l’accesso mini invasivo anteriore, pratica chirurgica che si adatta perfettamente all’uso di questo tipo di steli.