L’obesità non ostacola la protesi d’anca mini invasiva


L’obesità è uno dei più gravi problemi di salute pubblica nel 21° secolo e il peso corporeo sta diventando un fattore importante nelle procedure ortopediche, in particolare negli interventi di artroprotesi.

Pur tenendo presente il maggiore rischio di revisione cui questo tipo di pazienti incorre rispetto ai quelli con indice di massa corporea normale, anche pazienti obesi possono beneficiare dei risultati di un intervento di artroplastica purché sia un loro obiettivo quello di riportare il loro BMI (Body Mass Index) a livelli normali.

Inoltre è fondamentale rispondere a tutti i pazienti che ci chiedono se la loro obesità sia un fattore discriminate per l’accesso mini invasivo anteriore all’anca. Bene, non esiste alcuna controindicazione chirurgica a tale condizione poichè la mininvasiva anteriore utilizza un passaggio anatomico che solitamente non presenta un forte spessore adiposo rispetto alla massa grassa complessiva del paziente.

La regione in cui si pratica l’incisione si trova al confine tra basso ventre e l’inizio della coscia, tale area non presenta tipicamente grandi spessori adiposi consentendo perciò un passaggio agevole della strumentazione e dell’impianto. L’unico aspetto che sottolineiamo essere importante è l’obiettivo generale di riportare il peso a valori più prossimi alla normalità.


Patologie | La displasia dell’anca

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La displasia dell’anca nei bambini e nei neonati consiste in una non corretta forma della testa del femore e dell’acetabolo. Il termine più usato per questa condizione è displasia congenita dell’anca. Colpisce 1/2 bambini su 1000.

L’articolazione dell’anca collega il femore al bacino. Nella displasia la testa del femore non si adatta correttamente all’interno del cotile perché troppo poco profondo. Il femore può anche lussarsi da esso nei casi più gravi. Ciò può determinare una testa femorale di forma irregolare e lassità legamentosa.

Finché la displasia viene trattata in tempo, i bambini possono crescere normalmente, avendo piena articolata delle anche e condurre una vita normale. La causa di questa “anomalia” dell’articolazione non è del tutto chiara, ma si ritiene che possano sussistere fattori come ereditarietà, posizionamento nel grembo materno (i bambini che si trovano in posizione podalica avrebbero più probabilità di avere anche meno stabili rispetto a quelli in posizione normale), la posizione del bambino durante il primo anno di vita, la risposta del bambino agli ormoni della gravidanza.

Una testa del femore con evidenti segni di artrosi

Quando la displasia è diagnosticata nei primi anni di vita si può correggere con dei tutori esterni. Se invece viene diagnosticata tardi, quando il bambino sta già camminando, il trattamento può essere più complicato e gli esiti possono essere meno prevedibili.

Questa patologia può colpire una o entrambe le anche. I bambini affetti da displasia richiedono un trattamento, senza il quale la situazione può portare a gravi conseguenze nel corso della vita adulta come dolore e rigidità articolare, fino al danno articolare vero e proprio che esita inevitabilmente alla sostituzione protesica dell’anca.

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Popolazione | Le fratture del femore da osteoporosi un problema in crescita esponenziale

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Un nuovo studio sulle fratture da osteoporosi, rilasciato dalla International Osteoporosis Foundation (IOF), prevede che il Brasile vedrà una esplosione del numero di questi tipo di freatture nei prossimi anni. Attualmente, circa il 20% della popolazione del Brasile ha più di 50 anni e il 4,3% è di età compresa tra 70 in sù. Con l’aumento dell’aspettativa di vita media si stima che verso il 2050, la popolazione totale salirà a 260 milioni. Gli oltre 50enni saranno saliti al 37% mentre saranno al 14% (circa 36 milioni di persone) quelli di età compresa tra 70 anni e oltre. Queste proiezioni sono molto utili alle autorità sanitarie, nonché alle istituzioni sociali che si prendono cura degli anziani. In Brasile, si verificano da 153 a 343 fratture dell’anca per ogni 100.000 persone di età compresa tra 50 e oltre. Questi numeri si prevede aumentino del 16% nel 2020 e del 32% nel 2050

Il Dr. Bruno Muzzi Camargos, Presidente della Associação Brasileira da Avaliação da Saúde Óssea e Osteometabolismo (ABrASSO), ha dichiarato: “Date le proiezioni future, le fratture da osteoporosi sono diventate un problema molto urgente. Dobbiamo attuare misure a livello nazionale per la prevenzione, garantendo nel contempo che le persone a rischio – e soprattutto le persone che hanno già subito una frattura – siano adeguatamente monitorate e trattate per prevenire future fratture. Questa è l’unica soluzione per affrontare questa imminente ondata di fratture del femore prossimale tipiche dell’anziano”.

La chirurgia mininvasiva anteriore nella sostituzione protesica dell’anca, rappresenta oggi uno dei più alti standard come soluzione rapida e riabilitativa in un quadro generale cosi complesso.

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Quali sono i vantaggi offerti dall’accesso mini-invasivo anteriore?

  • Un più rapido recupero post operatorio poiché permette al chirurgo di lavorare tra i muscoli e i tessuti senza staccarli o tagliarli mantenendoli integri.
  • Minore dolore muscolare = immediata ripresa della funzionalità dell’articolazione
  • Aiuta a prevenire il rischio di lussazioni protesiche mantenendo la nuova articolazione in sede proprio grazie alla conservazione integrale delle strutture muscolari. 
  • Rende minore la perdita ematica intra-operatoria.

 Perché scegliere l’accesso mininvasivo anteriore?

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Perche è una via anatomica che sfrutta l’interstizio tra i muscoli sartorio e retto femorale (medialmente) ed il tensore della fascia lata (lateralmente) per accedere all’anca, senza inciderli o staccarli. 

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Passare tra i muscoli senza inciderli o staccarli

Ogni altro accesso chirurgico all’anca, laterale (freccia azzurra) o postero-laterale (freccia verde) necessita l’incisione o il distacco delle inserzioni muscolari. Un passaggio anatomico inter-muscolare consente invece a chi pratica la mininvasiva anteriore di lavorare sull’anca senza effettuare alcun distacco o incisione. Tutto questo grazie anche all’impiego di nuovi impianti protesici e strumentari specifici

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Il risultato è una immediata ripresa funzionale e la consapevolezza di avere al loro posto integre, tutte le strutture muscolo-tendinee dell’articolazione. Questo protegge il paziente dal rischio di lussazione insito negli interventi di artroprotesi d’anca e accelera di conseguenza il recupero post-operatorio.

Riprendere la vita di ogni giorno

Dopo ogni intervento chirurgico si apre una nuova fase per il paziente, quella che dal suo punto di vista diventa la più importante: la guarigione.

Ogni sforzo da parte del chirurgo è finalizzato al successo di questa ultima fase che rappresenta l’obbiettivo d’eccellenza che egli si prefigge prima di ogni atto chirurgico. 

Migliaia di casi maturati in quasi vent’anni di esperienza contribuiscono oggi a fare dell’accesso mini-invasivo all’anca una scelta sempre più condivisa, sia da parte dei pazienti che dei chirurghi.

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Per il Prof. Germano Cammarano ed il Prof. Marco de Peppo, la protesica d’anca con accesso mininvasivo anteriore è una realtà suffragata da migliaia di pazienti operati con successo.

Prima struttura in Italia a utilizzarla sin dal 2003

Prima struttura in Italia per numero di pazienti operati

Primo centro di riferimento in Italia dal 2003

 Chirurgia mini invasiva, nuove tecnologie ed una grande esperienza maturata in tanti anni di casi comportano vantaggi concreti. Vieni a conoscerli di persona.

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Protesidanca.net | L’impingment femoro-acetabolare dell’anca come fattore di rischio di artrosi dell’anca

L’artrosi precoce dell’anca negli adulti è spesso attribuita al cosiddetto impingement femoro-acetabolare dell’anca (FAI). Questo può però causare problematiche anche nei giovani sportivi che con la loro intensa attività motoria accelerano i fenomeni che possono sviluppare il fenomeno dell’artrosi. un danno articolare.

Sono descritte 3 tipologie di impingement:

PINCER | È causato da un’eccessiva prominenza del bordo ante-rolaterale dell’acetabolo. Questo può verificarsi per un’eccessiva crescita del bordo anteriore oppure per una retroversione dell’acetabolo. Con la flessione, la prominenza acetabolare schiaccia il labbro contro il collo del femore. I microtraumi ripetuti possono creare una problematica del labbro acetabolare. Nel corso del tempo, il danno si puotrà estendere anche all’articolazione vera e propria trasformandosi in artrosi.

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CAM | La testa femorale non ha una forma sferica. Con la flessione, la porzione non sferica della testa ruota all’interno dell’acetabolo creando una forza di taglio sul bordo anterolaterale della superficie articolare acetabolare. Il movimento ripetuto provoca un danno a livello della cartilagine acetabolare andando a provocare problemi al labbro acetabolare solo successivamente. Nel tempo, il labbro sarà danneggiato ma solo dopo che il processo avanza sulla superficie articolare. I maschi sono tre volte più colpiti da questa problematica rispetto alle femmine.

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MISTA I Si tratta di una combinazione tra le due tipologie precedentemente descritte.

La sintomatologia meccanica associata a lesione intra-articolare è tipicamente descritta come intermittente, a volte come una sensazione di blocco o di click. I movimenti peggiori sono il perno sull’anca, la torsione, i movimenti laterali, la massima flessione e il passaggio dalla posizione accovacciata a quella seduta.

Il punto chiave è la diagnosi precoce. Il dolore in un atleta con FAI dovrebbe essere preso come un segnale di avvertimento preoccupante di danno progressivo all’interno dell’articolazione. È importante tenere presente che molti atleti dimostrano elevata tolleranza al dolore e il danneggiamento dell’articolazione può essere grave anche in coloro che continuano ad esprimersi ad alti livelli.

Fondamentale quindi rimane una attenta valutazione clinica da parte del chirurgo con un conseguente piano di trattamento che tenga in considerazione la fase di sviluppo della malattia.

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Approccio anteriore all’anca

Scoperte | Identificata una nuova mutazione genetica connessa alla osteonecrosi del testa femorale

RI-MUHC
McGill University Health Centre (RI-MUHC)

Gli scienziati dell’Istituto di ricerca del McGill University Health Centre (RI-MUHC) hanno scoperto una nuova mutazione genetica legata alla osteonecrosi della testa femorale. Questa scoperta potrebbe consentire ai medici di identificare e trattare la malattia prima che si presentino i sintomi.

L’osteonecrosi o “morte dell’osso” della testa del femore è una grave malattia che è causata da interruzione del flusso di sangue nell’osso della testa. “Si tratta di una malattia gravemente invalidante che di solito è legata a fattori di rischio identificabili come i trattamenti glucocorticoidi, tumori del sangue e in alcuni rari casi, ad una causa genetica”, spiega il Dr Chantal Séguin, ematologo-oncologo presso la Bone Engineering and Vascular Biology Research Lab del RI-MUHC, e autore delll’articolo scientifico pubblicato sul Journal of Medical Genetics.

Attraverso gli studi specialistici condotti presso il MUHC’s Montreal General Hospital, guidati da Séguin e dal chirurgo ortopedico Ed Harvey, i ricercatori hanno diagnosticato l‘osteonecrosi avanzata in quattro di sei fratelli in una famiglia di discendenza europea. Il loro team ha scoperto una mutazione genetica su un gene chiamato TRPV4 (transient receptor potential vanilloidi 4). Il gene TRPV4 è noto a svolgere un ruolo critico nel controllo del flusso di sangue e lo sviluppo delle cellule delle ossa.

Fino a questa nuova scoperta, una sola altra mutazione era stata identificata in alcune famiglie di origine asiatica ed i risultati hanno avuto un potenziale limitato per la diagnosi precoce e la nuova terapia mirata. Anche se la vera origine della malattia è sconosciuta, ben 30.000 nuovi casi sono diagnosticati ogni anno negli Stati Uniti, e l’incidenza è in aumento. Molti pazienti sono sotto i 25 anni al momento della diagnosi.

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“L’identificazione di questo nuova mutazione contribuirà a rivelare i percorsi biologici che portano alla malattia, e contribuire allo sviluppo di nuove terapie che hanno come target la sua causa, piuttosto che i suoi sintomi”, il Dr Chantal Séguin.

Questa nuova scoperta potrebbe anche aiutare a comprendere meglio i meccanismi biologici nelle osteonecrosi indotte dall’uso di glucocorticoidi, o più comunemente, steroidi. I glucocorticoidi sono una famiglia di farmaci usati in tutto il mondo sia come un agente anti-infiammatorio che come farmaco importante in molti trattamenti chemioterapici. E ‘anche noto che le persone che utilizzano il farmaco steroideo per varie malattie sono a rischio e si stima che oltre 60 milioni di persone stanno attualmente assumendo questo farmaco in tutto il mondo.

Fonte: opnewsMcGill University Health Centre

Reference: Wayne Mah, Swapnil K Sonkusare, Tracy Wang, Bouziane Azeddine, Mihaela Pupavac, Jian Carrot-Zhang, Kwangseok Hong, Jacek Majewski, Edward J Harvey, Laura Russell, Colin Chalk, David S Rosenblatt, Mark T Nelson, Chantal Séguin. Gain-of-function mutation inTRPV4identified in patients with osteonecrosis of the femoral head. Journal of Medical Genetics, 2016

Studi scientifici | L’obesità e la protesi d’anca

obesità-uomo-donnaL’obesità è uno dei più gravi problemi di salute pubblica nel 21 ° secolo e il peso corporeo sta diventando un fattore importante nelle procedure ortopediche, in particolare negli interventi di artroprotesi. Due nuovi studi pubblicati a Febbraio scorso sul Journal of Bone & Joint Surgery fanno luce sulla relazione tra indice di massa corporea (BMI) e gli esiti su artroprotesi d’anca.

In uno studio sulla base di 21.361 sostituzioni protesiche d’anca consecutive ha riscontrato associazioni tra l’aumento del BMI e l’incremento delle percentuali di revisione dell’impianto, lussazione dell’anca, infezioni sia superficiali che profonde.

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In particolare, dopo un follow-up medio di sei anni, rispetto al gruppo con BMI normale, il gruppo di obesi ha avuto una probabilità di 4,5 volte superiore di subire una revisione e di 7,7 volte più alta di avere complicanze.

Nonostante questi risultati occorre sottolineare, conclude lo studio, che anche i pazienti obesi possono comunque beneficiare dei risultati di un intervento di artroplastica purché sia un loro obiettivo quello di riportare il loro BMI a livelli normali.

Patologie | Necrosi della testa femorale

Il Dr Cammarano e il Dr De Peppo durante un intervento di protesi d’anca Mininvasiva Anteriore | Ars Medica – Roma
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Nella testa femorale a destra si notano zone scure di rarefazione ossea

L’osteonecrosi della testa del femore si manifesta quando viene meno il giusto approvvigionamento di sangue alla testa del femore. Il risultato è la morte delle cellule ossee della testa e il conseguente crollo strutturale. L’osteonecrosi è anche chiamata necrosi avascolare o necrosi asettica.

Prof. Alexander Munro
Prof. Alexander Munro

Fu il medico scozzese Alexander Munro ad identificarla per primo nella prima metà dell’800. Il Prof. Cruveilhier fu il primo ad attribuire il disturbo ad un’aberrazione della circolazione sanguigna nella testa del femore. Da allora la diagnosi di questo disturbo è via via cresciuta grazie all’evoluzione tecnologica tecnologia e ad una maggiore consapevolezza.

L’osteonecrosi è ormai una malattia comunemente riconosciuta con una significativa morbilità (frequenza percentuale di una malattia in una collettività). La fase finale del processo è la grave distruzione della testa femorale con la degenerazione risultante dell’articolazione dell’anca. In molti pazienti, anche l’identificazione precoce non altera il risultato. Purtroppo, i pazienti che sono affetti da osteonecrosi sono giovani, di solito dal terzo al sesto decade di vita.

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Nella testa femorale a destra zone chiare che indicano sclerotizzazione dell’osso

L’osteonecrosi può essere di origine traumatica o atraumatica. La forma traumatica ha un evento causale originante e viene isolata al particolare frammento osseo coinvolto. La forma atraumatica ha più eziologie e può coinvolgere più ossa. La forma traumatica di osteonecrosi si verifica nel 10% delle fratture del collo del femore composte, il 15-30% delle fratture del collo del femore scomposte e il 10% delle lussazioni dell’anca.

L’assunzione di corticosteroidi (cortisone) contribuisce alla forma atraumatica di osteonecrosi nel 5-25% dei pazienti. Il rapporto maschio-femmina è di circa 4:1. Almeno il 50% dei pazienti con osteonecrosi atraumatica dell’anca sono predisposti a quella bilaterale. Altre ossa possono essere coinvolte nella forma atraumatica, compresa la spalla, il ginocchio e l’astragalo.

La soluzione quando l’articolazione dell’anca è ormai compromessa è la artroprotesi d’anca. Terapie conservative non hanno gli esiti sperati nella quasi totalità dei casi lasciando al paziente la sola opzione protesica. Tecniche mininvasive applicate alla sostituzione totale dell’anca sono oggi un forte contributo ad una veloce ripresa funzionale soprattutto per il paziente giovane ed affetto da questa patologia.

Approccio anteriore all’anca

Dal 2003 a Roma l’equipe del Dr Cammarano e del Dr De Peppo sono stati i primi a Roma e in Italia a dedicarsi alla protesi d’anca con accesso mininvasivo anteriore contribuendo fortemente al successo di questo intervento oggi sempre più richiesto da giovani pazienti ad alta richiesta funzionale.

Quali sono i vantaggi dell’accesso mininvasivo anteriore?

  • Un più rapido recupero post operatorio poiché permette al chirurgo di lavorare tra i muscoli e i tessuti senza staccarli o tagliarli mantenendoli integri.
  • Minore dolore muscolare = immediata ripresa della funzionalità dell’articolazione
  • Aiuta a prevenire il rischio di lussazioni protesiche mantenendo la nuova articolazione in sede proprio grazie alla conservazione integrale delle strutture muscolari. 
  • Rende minore la perdita ematica intra-operatoria.
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Protesidanca.net | La Mininvasiva Anteriore a Roma dal 2003 | Comprendere le cause del dolore all’anca ci aiuta a trovare una soluzione

E’ tempo di tornare in movimento e fare le cose che amiamo fare. Facciamo il primo passo verso la comprensione delle soluzioni.

Ritornare allo sport dopo una protesi d’anca

Le cause del dolore all’anca

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Le articolazioni sono coinvolte in quasi tutte le attività che facciamo. Movimenti come camminare, piegarsi e girare richiedono l’uso di dell’anca e del ginocchio. Quando l’anca ha un problema, il dolore che ne consegue può gravemente limitare la capacità di muoversi e lavorare.

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La radiografia di un bacino che evidenzia segni di artrosi alle anche

L’artrosi degenerativa consiste nell’usura che coinvolge prima la cartilagine e successivamente le ossa dell’articolazione. Questo processo una volta giunto al suo stadio terminale rende il movimento, ma anche il solo stare seduti o al letto, molto doloroso costringendo l’osso della testa femorale ad articolarsi direttamente contro l’osso dell’acetabolo. 

Artrite reumatoide

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E’ una malattia autoimmune nella quale il sistema immunitario scatena le proprie difese contro il proprio organismo di appartenenza, mettendo in atto una sorta di “autoagressione“. La risposta immunitaria dell’organismo influisce negativamente sul rivestimento delle articolazioni, causando infiammazione cronica e dolore. La membrana sinoviale (riveste tendini, capsule articolari e ossa) si ispessisce e si infiamma. La conseguenza è una produzione eccessiva di liquido sinoviale prodotta all’interno dell’articolazione che causa un’infiammazione cronica che danneggia la cartilagine. Questo si traduce in perdita di cartilagine, dolori e rigidità.

Necrosi avascolare

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Si verifica quando l’osso è privato del suo normale apporto di sangue. Senza una corretta nutrizione sanguigna la struttura del tessuto osseo si indebolisce, può collassare e danneggiare il cartilagine. Ciò è particolarmente frequente nell’anca e più comunemente riguarda la testa di femorale già di base poco nutrita da vasi sanguigni.

Se, in presenza di queste patologie, non si è trovato un adeguato sollievo con i farmaci e altri trattamenti conservativi, la sostituzione protesica dell’anca si rende necessaria consentendo il ritorno alle normali attività quotidiane e per chi lo desidera, il ritorno allo sport.

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