Studi scientifici | L’anestesia regionale riduce sensibilmente il ricovero ospedaliero

L’uso di anestesie regionali rispetto alla generale è associato ad una discreta riduzione della durata della degenza ospedaliera, secondo uno studio di oltre 56.000 adulti sottoposti a sostituzione proteica dell’anca tra il 2004 e il 2011.

Mark Neumann (Perelman School of Medicine at the University of Pennsylvania) e colleghi, fatto un confronto tra anestesia regionale (epidurale o spinale) e anestesia generale a 30 giorni e la durata del ricovero ospedaliero dopo un intervento di protesi d’anca su frattura con pazienti da i 50 anni in su.

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Il team ha analizzato 56,729 pazienti di cui il 28% operati con anestesia regionale e il 72% con la generale. Nel complesso i ricercatori non hanno osservato alcuna differenza significativa della mortalità secondo la tecnica di anestesia utilizzata. Hanno invece notato che gli operati con anestesia regionale generalmente vengono dimessi una giornata in anticipo rispetto agli altri pazienti operati con la generale.

“I nostri risultati possono avere implicazioni per la pratica clinica e la politica sanitaria a vantaggio dei pazienti e dei costi di ricovero a livello nazionale”, ha commentato Neumann.

Riferimento: Neumann, M.D., Rosenbaum, P.R., Ludwig, J.M., et al. (2014) tecnica di anestesia, la mortalità e la durata del soggiorno dopo un intervento chirurgico per frattura d’anca. JAMA 311 (24), 2508-2517

 

News | La tele-assistenza medica potrà integrare la visita vera e propria?

medicalL’assistenza sanitaria moderna sta erodendo ampie risorse e i paesi spendono tra il 2% e il 18% del loro PIL per la salute dei cittadini. Tuttavia, sappiamo che l’onere dell’assistenza sanitaria continua ad aumentare, la popolazione sta invecchiando e i trattamenti medici stanno diventando sempre più complessi. Abbracciare nuove tecnologie può aiutare a mantenere una buona qualità di assistenza sanitaria pur mantenendo un obiettivo di riduzione dei costi?

Il numero di appuntamenti ambulatoriali è in crescita. Nel Regno Unito negli anni 2012/13, ci sono stati oltre 94 milioni gli appuntamenti, un incremento del 3,3% rispetto all’anno precedente. Nuovi modelli di assistenza sanitaria sono in via di sviluppo ed è fondamentale che la qualità delle cure e l’accesso alle stesse venga garantita pur contenendone i costi.

In Inghilterra (Southampton), alcuni pazienti selezionati con malattia infiammatoria intestinale ed una diagnosi chiara con sintomi stabili sono seguiti da “remoto” con questionari, esami del sangue e indagini di routine. Se i risultati sono soddisfacenti, il paziente può rimanere in contatto con la clinica virtuale pur restando che se un nuovo problema viene identificato il paziente viene immediatamente convocato per una vera e propria visita.

Come per tutte le cose la tecnologia non sostituisce l’intervento diretto tra le persone ma si inserisce tra queste integrandone le funzioni e l’efficacia.

Fonte: opnews

 

News | UK: Azioni legali legate a protesi d’anca metallo su metallo

Più di 1000 pazienti hanno intrapreso in Inghilterra una azione legale contro alcune delle più importanti case di produzione di protesi al mondo per gli effetti degli impianti d’anca metallo su metallo. Le rivendicazioni discusse presso l’Alta Corte inglese riguardano 11 diversi dispositivi protesici d’anca prodotti da importanti aziende del settore come Depuy, Zimmer e Smith & Nephew.

I ricorrenti sostengono che la loro protesi favorisce la produzione di detriti metallici con la conseguente probabilità di intervento sostitutivo. Molti dei dispositivi sono associati a tassi di insuccesso che superano i livelli guida rilasciati dal NICE.

Le alternative al metallo su metallo oggi disponibili sul mercato sono ceramica su polietilene e ceramica su ceramica. Si tratta di accoppiamenti che offrono una elevatissima casistica sostenuta dalla più che consolidata affidabilità nei risultati a lungo termine (ndr).

Fonte: Opnews

Popolazione | 7 milioni di persone negli Stati Uniti “camminano” con protesi d’anca o di ginocchio

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Sappiamo che più di 1 milione di protesi d’anca e di ginocchio vengono eseguite ogni anno negli Stati Uniti. Ma quante persone ci sono “in giro” in questo momento in tutto?

Gli autori di questo post (chirurghi della Mayo Clinic) pubblicato sul The Journal of Bone & Joint Surgery hanno concluso che circa 7 milioni di residenti negli Stati Uniti al 2010 (poco più del 2%) vivono con una protesi d’anca o di ginocchio.

Di questo 2% è risultato che lo 0,83% sono pazienti con protesi d’anca, mentre il restante 1,52% sono pazienti con protesi di ginocchio. Con l’età la percentuale aumenta diventando un 5,26% per l’anca e un 10,38% per il ginocchio dopo gli 80 anni di età, ma gli autori hanno anche notato uno aumento delle percentuali riguardo i pazienti più giovani.

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Da notare che il numero totale delle persone coinvolte per l’anca e per il ginocchio sono simili a quelli per l’ictus (6,8 milioni) e per l’infarto miocardico (7,6 milioni). Anche nel caso improbabile che l’incidenza annuale di tali protesi articolari rimanga stabile, gli autori stimano che 11 milioni di persone vivranno con protesi d’anca o di ginocchia entro il 2030.

Conclude lo studio che tra le molte implicazioni di questi risultati vi è la necessità per il chirurgo ortopedico e le istituzioni nazionali di sviluppare protocolli di follow-up per gestire al meglio una tale mole di casi in crescita costante di pari passo ad una vita attiva anche in età avanzata.

Studi scientifici | L’obesità e la protesi d’anca

obesità-uomo-donnaL’obesità è uno dei più gravi problemi di salute pubblica nel 21 ° secolo e il peso corporeo sta diventando un fattore importante nelle procedure ortopediche, in particolare negli interventi di artroprotesi. Due nuovi studi pubblicati a Febbraio scorso sul Journal of Bone & Joint Surgery fanno luce sulla relazione tra indice di massa corporea (BMI) e gli esiti su artroprotesi d’anca.

In uno studio sulla base di 21.361 sostituzioni protesiche d’anca consecutive ha riscontrato associazioni tra l’aumento del BMI e l’incremento delle percentuali di revisione dell’impianto, lussazione dell’anca, infezioni sia superficiali che profonde.

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In particolare, dopo un follow-up medio di sei anni, rispetto al gruppo con BMI normale, il gruppo di obesi ha avuto una probabilità di 4,5 volte superiore di subire una revisione e di 7,7 volte più alta di avere complicanze.

Nonostante questi risultati occorre sottolineare, conclude lo studio, che anche i pazienti obesi possono comunque beneficiare dei risultati di un intervento di artroplastica purché sia un loro obiettivo quello di riportare il loro BMI a livelli normali.