Protesi | Uno studio sui problemi degli steli modulari

Mayo-Clinic-Da uno studio pubblicato sul The Journal of Bone and Joint Surgery (JBJS), ha evidenziato le complicazioni relativamente rare ma potenzialmente catastrofiche dal fallimento di protesi a stelo modulare comunemente usate nella chirurgia protesica dell’anca.

La comunità scientifica attualmente ritiene che i vantaggi ottenuti dalla modularità siano superiori ai rischi, ma questo studio solleva ancora una volta la questione del rischio-beneficio. La decisione di pubblicare questo lavoro è stata presa grazie a un caso clinico pubblicato sul JBJS dal professor R. Presley Swann chirurgo presso la Mayo Clinic nell’agosto 2015. Si tratta di tre pazienti che hanno subito una completa dissociazione testa-collo modulare da sette a quattordici anni dopo l’impianto di una protesi d’anca a componenti modulari.

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I fallimenti di questo tipo sugli impianti modulari rappresentano un’opportunità unica per medici e l’industria ortopedica di lavorare insieme per condurre studi multicentrici al fine di capire meglio e prevenire questi esiti rari ma gravi.

“La pubblicazione di questi studi ci aiuta a compiere la nostra missione di servire la comunità ortopedica”, ha commentato Marc Swiontkowski, MD, Editor per JBJS. “Identificare queste eventualità ci permette di scoprire se questi episodi sono in relazione tra loro oppure no e valutare di conseguenza azioni correttive da compiere in collaborazione con le aziende del settore”.

Artroscopia dell’anca | Uno studio dell’ HSS di NY dimostra i rischi per i pazienti con artrosi

Hospital-for-Special-SurgeryUno studio condotto da ricercatori dell’Hospital for Special Surgery (HSS) di  (NY) dimostra che la chirurgia artroscopica non può essere l’opzione migliore per i pazienti con problemi all’anca, soprattutto per chi ha più di sessant’anni e l’artrosi.

Analizzando i database di pazienti provenienti da California e Florida, i ricercatori hanno studiato il numero di pazienti sottoposti all’intervento di artroprotesi entro due anni dalla chirurgia artroscopica dell’anca. Lo studio, pubblicato su Arthroscopy: The Journal of Arthroscopic and Related Surgery ha evidenziato che più di un terzo dei pazienti di età compresa da 60 a 69 anni sono sono stati alla fine sottoposti ad intervento di sostituzione protesica dell’anca. Hanno sottolineato inoltre che l’obesità contribuisce all’aumento di questa percentuale.
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“Abbiamo pubblicato questo studio perché la chirurgia artroscopica dell’anca è cresciuta enormemente negli ultimi dieci anni”, ha detto William Schairer, il capo equipe, “Tra il 2006 e il 2010, il numero di artroscopie dell’anca eseguite negli Stati Uniti è aumentato più del 600%”

L’artroscopia non era una procedura molto comune 10 anni fa. Si tratta di una procedura difficile tecnicamente da eseguire, secondo David Mayman, un chirurgo ortopedico all’HSS e Senior Author dello studio. “Negli ultimi dieci anni, la tecnologia ha fatto passi da gigante rendendo l’artroscopia più accessibile ed efficiente. Ma non tutti i pazienti sono indicati ad un intervento di questo tipo e uno degli obiettivi del nostro studio è stato quello di evidenziarne le caratteristiche”.Stryker

Per questo studio, i ricercatori hanno identificato 7.351 pazienti nei database di California e Florida sottoposti ad artroscopia dell’anca con un follow-up di due anni dal 2005 al 2012. I pazienti sono stati divisi in gruppi in base alla loro età: quelli di età inferiore ai 40; quelli di età compresa da 40 a 49; di età compresa da 50 a 59; da 60 a 69; e 70 o più anziani. I ricercatori hanno anche evidenziato che i pazienti avevano una diagnosi di artrosi dell’anca prima della chirurgia artroscopica e identificato coloro che erano obesi.

Solo il 3% dei pazienti di età inferiore ai 40 sono poi stati sottoposti ad un intervento di protesi d’anca, rispetto al 35% dei pazienti che erano da 60 a 69, che è il gruppo di età con più probabilità di artrosi. thigh

“C’è una crescente preoccupazione per quanto riguarda l’efficacia di artroscopia in pazienti con artrosi dell’anca pre-esistente”, ha detto il dottor Schairer. “Precedenti studi su minore casistica hanno anche evidenziato una prognosi peggiore tale da sconsigliare l’artroscopia nei pazienti con artrosi anche lieve. Si tratta di informazioni importanti che pongono l’attenzione sulla necessità di valutare bene i casi prima di optare per una artroscopia. Ciò per evitare conseguenze a breve e medio termine”.

“L’artroscopia rappresenta un importante progresso nel trattamento di alcune patologie ma non l’artrosi dell’anca”, ha concluso il dottor Mayman.

Riferimento: William W. Schairer, Benedetto U. Nwachukwu, Frank McCormick, Stephen Lyman, David Mayman. L’artroscopia dell’anca e il rischio di conversione a protesi totale: un’analisi sulla popolazione. Fonte: Hospital for Special Surgery

 

Video | I muscoli della coscia e il segreto della mininvasiva

In questo video sono ben descritti i percorsi dei muscoli della coscia. Proprio all’inizio l’autore descrive il tragitto dei due muscoli che interessano particolarmente l’accesso miminvasvo anteriore all’anca e cioè: Tensore della fascia lata e Sartorio. 

Proprio sotto la zona della loro biforcazione, subito dopo aver lasciato la loro inserzione sull’ala iliaca, si possono intravedere la testa del femore e l’acetabolo. Questo è il punto in cui il chirurgo inserisce i divaricatori per poi procedere con la protesizzazione d’anca. Unica finestra anatomica intermuscolare possible, questa zona rappresenta il fulcro attorno al quale ruota tutta la grande esperienza dei chirurghi che hanno scelto questo accesso come loro fiore all’occhiello.

Approccio anteriore all'anca
Approccio anteriore all’anca
Al CTO di Roma la grande via anteriore alll’anca si pratica da più di trent’anni e quindi nel 2003 al tempo in cui le nuove tecnologie lo hanno permesso, è stato più facile incominciare quel percorso che oggi lo pone come centro con la più lunga esperienza in Italia.

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Video | Come funzionano i muscoli dell’anca?

In un video tratto dal sito anatomylearning una chiara descrizione dei muscoli che agiscono sul movimento dell’anca. Veri e propri motori muscolari che gestiscono una articolazione fondamentale per il nostro equilibrio in movimento.

 

 

Protesidanca.net | La Protesi d’Anca Mininvasiva Anteriore spiegata ai pazienti

Il Dr Cammarano a sinistra e il Dr De Peppo

Da quando è iniziata la nostra avventura nel lontano 2003 con il primo intervento di protesi d’anca mininvasiva anteriore a Roma e in Italia , abbiamo sempre desiderato creare un sito web rivolto ai pazienti che potesse rispondere adeguatamente a molte delle domande che quotidianamente ci sentiamo rivolgere.

Nel 2015 nasce quindi protesidanca.net un blog esclusivamente rivolto alla gente e non ai professionisti. Un portale di comunicazione ricco di contenuti comprensibili a tutti e testimonianze video dei pazienti grazie alle quali migliaia di persone hanno potuto comprendere al meglio ogni aspetto di questa esperienza.

Oggi protesidanca.net conta più di 50.000 visite all’anno, un vero record per un sito che tratta un argomento così specifico. Siamo orgogliosi di aver raggiunto questo risultato che contribuisce ogni giorno ad aggiornare un pubblico sempre più giovane ed esigente su tutte le più avanzate soluzioni atte a risolvere la malattia artrosica dell’anca.

La più grande casistica in Italia

“PASSARE TRA I MUSCOLI SENZA INCIDERLI O STACCARLI”


Per visite in STUDIO a ROMA chiamare:

Dott. G. Cammarano +39 329 1214372 – ARS Medica 06 362081

Dott. M. de Peppo +39 329 1214439 – ARS Medica 06 362081

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Approccio anteriore all’anca

Fast Track in Ortopedia

article-2184089-1466B186000005DC-963_964x529Dopo ogni intervento chirurgico si apre una nuova fase per il paziente, quella che dal suo punto di vista diventa la più importante: la guarigione. Ogni sforzo da parte del chirurgo è finalizzato al successo di questa ultima fase che rappresenta l’obbiettivo d’eccellenza che egli si prefigge prima di ogni atto chirurgico.

Cosa è necessario sapere prima di sottoporsi ad un intervento di artroprotesi d’anca mininvasiva? Quando e dove prepararsi ad un percorso guida in modo da farsi trovare pronti il giorno dell’intervento? E’ stato dimostrato da studi clinici che i pazienti consapevoli e ben informati del loro percorso pre e post-operatorio, guariscono prima e meglio. E ciò, non meno importante, migliora il flusso dei pazienti in cura aumentando l’efficienza del reparto a beneficio dei cittadini.

Tutto questo ha un nome: Fast Track.

Il Fast Track è un nuovo approccio al paziente e alla cura il cui obbiettivo primario è limitare al minimo il ricovero in ospedale, ottenendo come risultato un ritorno rapido alla vita normale.

Già attivo da tempo in Nord Europa, il Fast Track rivede in generale tutto il percorso pre e post-operatorio del paziente coinvolgendo tutte le figure professionali che ruotano attorno all’intervento, dal medico di base al fisioterapista passando per chirurgo e l’anestesista.

A garantire il successo di questo nuovo protocollo sono sono l’alta specializzazione delle professionalità e dei centri d’eccellenza che lo adottano.