Sterilità | L’uso dei caschi protettivi nell’intervento di protesi d’anca mininvasiva anteriore

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LA PROTESI D’ANCA MININVASIVA ANTERIORE A ROMA DAL 2003

“Passare tra i muscoli senza inciderli o staccarli”



La tecnologia fa passi da gigante, i nuovi accessi mini invasivi contribuiscono a spostare in avanti l’orizzonte della chirurgia ma il tema più ricorrente in sala operatoria è sempre lo stesso:

la sterilità.

Da quando il paziente entra in sala a quando esce, tutta una serie di accorgimenti fanno da contorno all’atto chirurgico vero e proprio. Dalla disinfezione del campo operatorio, che segue dei passi ben precisi quasi come fosse un rituale, al lavaggio e vestizione del chirurgo cui da qualche anno si è aggiunto l’uso dei:

caschi protettivi


Essi chiudono la testa del chirurgo all’interno di un involucro che riveste questi “elmetti” dotati di ventola per introdurre aria. I caschi consentono di ridurre al minimo la possibilità di contaminazione da chirurgo a paziente e viceversa.

Inutile sottolineare che il loro livello di protezione è enormemente più efficace delle tradizionali mascherine e cappellini non sterili.

Studi scientifici hanno dimostrato che l’uso di questi caschi abbassa notevolmente il rischio di infezione derivante da fattori esterni al campo operatorio.


Da notare che per l’accesso mini invasivo anteriore all’anca il chirurgo può usufruire di speciali modelli dotati di fonte di luce. Infatti dal momento che la via offre una finestra davvero piccola (solo 8-10cm) risulta più difficile orientare le luci delle grandi lampade scialitiche all’interno della cavità.

Cosi da qualche anno è disponibile questo speciale modello che favorisce il chirurgo nell’orientare a piacimento un fascio diretto di luce in modo da vedere all’interno di questo spazio straordinariamente minuto.

Passare tra i muscoli senza inciderli o staccarli

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Dott. G. Cammarano +39 329 1214372 – Studio  06 362081

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Innovazione | La stampa 3D per produrre protesi d’anca e di ginocchio

E’ ormai noto che la stampa 3D può essere usata per fare praticamente qualsiasi cosa dalle pistole agli occhiali da vista. Al posto dell’inchiostro utilizzato dalle loro controparti 2-D, le stampanti 3-D utilizzano materiali che vanno dalla plastica alla ceramica, ai metalli che, strato per strato, creano oggetti tridimensionali basati su file digitali.

Chiamata anche produzione additiva, il processo supporta un alto grado di personalizzazione, rendendolo particolarmente attraente per la creazione di soluzioni personalizzate ai problemi, inclusi naturalmente quelli della sanità.

In ambito ortopedico le multinazionali del settore hanno già da tempo intrapreso la produzione di impianti protesici in Titanio con stampa 3-D strato per strato. Questa tecnologia consente un accuratissimo design della protesi e della superficie, fondamentali per ottenere il miglior ancoraggi possibile all’osso.

Nuove tecnologie ed accessi chirurgici mini invasivi consentono oggi ai pazienti livelli di performance mai raggiunti fino ad ora. Affidarsi ad un Team di esperti dalla grande esperienza è il primo passo verso il ritorno alle nostra vita


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Innovazione | Accesso mini invasivo anteriore all’anca e robotica

Gli interventi di chirurgia robotica ortopedica sono una realtà già da più di qualche anno ma non tutti sanno esattamente di cosa si tratta. Si tratta di una tecnologia che permette al chirurgo di operare un paziente con l’ausilio di un braccio meccanico (componente robotica) e quindi poter prevenire mal posizionamenti delle componenti protesiche. Bisogna tener presente che l’accesso chirurgico resta prerogativa del chirurgo quindi gli accessi mini-invasivi all’anca (come quello anteriore) dipendono sempre dall’esperienza dell’uomo e non dal robot. La macchina non serve a passare tra i muscoli senza inciderli o staccarli ma aiuta nella fase di resezione ossea a posizionare correttamente la protesi.

Dove l’uso del robot fa la differenza quindi? La differenza sostanzialmente si nota di più nella protesi di ginocchio totale e mono-compartimentale. Vista la natura stessa di questo intervento che è basato su numerosi tagli sull’osso e l’uso di uno strumentario piuttosto complicato. Sul ginocchio grazie al robot è garantita l’estrema precisione del posizionamento delle componenti grazie ad un accurato plenning pre-operatoriio basato su TAC ed al braccio meccanico che guida quello dell’uomo lungo tutto il percorso delle resezioni ossee. Tutto ciò inoltre consente la quasi assenza dello strumentario chirurgico, ciò libera il chirurgo dal suo ingombro e consente un intervento che sul ginocchio è sicuramente più accurato e meno invasivo.

Sterilità | L’uso dei caschi abbatte il rischio delle infezioni


La tecnologia fa passi da gigante, i nuovi accessi mini invasivi contribuiscono a spostare in avanti l’orizzonte della chirurgia ma il tema più ricorrente in sala operatoria è sempre lo stesso: la sterilità.

Da quando il paziente entra in sala a quando esce, tutta una serie di accorgimenti fanno da contorno all’atto chirurgico vero e proprio. Dalla disinfezione del campo operatorio, che segue dei passi ben precisi quasi come fosse un rituale, al lavaggio e vestizione del chirurgo cui da qualche anno si è aggiunto l’uso dei cosiddetti Steril Shield (barriere sterili).


Veri e propri caschi che chiudono la testa del chirurgo per poter escludere qualsiasi possibilità di contaminazione derivante dalle tradizionali mascherine e cappellini non sterili. Studi scientifici hanno dimostrato che l’uso di questi caschi abbassa notevolmente il rischio di infezione derivante da fattori esterni al campo operatorio.


Da notare che per l’accesso mini invasivo anteriore all’anca il chirurgo può usufruire di speciali modelli dotati di fonte di luce. Infatti dal momento che la via offre una finestra davvero piccola (solo 8-10cm) risulta più difficile orientare le luci delle grandi lampade scialitiche all’interno della cavità. Cosi da qualche anno è disponibile questo speciale modello che favorisce il chirurgo nell’orientare a piacimento un fascio diretto di luce in modo da vedere all’interno di questo spazio straordinariamente minuto.

 

Innovazione | Un nuovo materiale 3-D per la rigenerazione ossea

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Un gruppo di ricerca della Northwestern Engineering ha sviluppato un nuovo materiale per stampa 3-D per produrre un biomateriale sintetico che induce rigenerazione ossea. Una scoperta che potrebbe aiutare i pazienti pediatrici cui è molto difficile coprire i difetti di tessuto osseo. “Gli adulti hanno più opzioni quando si tratta di innesti ossei”, ha commentato il Prof. Shah, che ha guidato la ricerca. “I pazienti pediatrici no e spesso necessitano di più interventi durante la loro crescita”. Il nuovo studio, testato con cellule staminali umane all’interno di modelli animali, è stato pubblicato online il 28 settembre dalla rivista Science Translational Medicine.

Il biomateriale per stampa 3-D studiato dal Prof. Shah è una miscela di idrossiapatite e un polimero biodegradabile utilizzato in molte applicazioni mediche tra cui le suture. Le caratteristiche elastiche e la microporosità ne fanno un prodotto molto promettente per le applicazioni 3-D che sono all’orizzonte della medicina. “Quando si inseriscono le cellule staminali sulle nostre impalcature 3-D, esse si trasformano in cellule ossee. Questo accade in assenza di altre sostanze ostro-induttive”.

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“Siamo in grado di incorporare nella matrice antibiotici per ridurre la possibilità di infezione dopo l’intervento chirurgico”, ha detto Shah. “Siamo anche in grado di combinare l’inchiostro con diversi tipi di fattori di crescita, se necessario, per migliorare ulteriormente la rigenerazione. E ‘davvero un materiale multifunzionale “.

Uno dei maggiori vantaggi, tuttavia, è che il prodotto finale può essere personalizzato per il paziente. In tradizionali trapianti di osso autologo questo, dopo il prelievo per esempio dalla cresta iliaca, deve essere modellato e plasmato per adattarsi esattamente all’area dove è necessario. Quindi oltre un problema di adattamento meccanico questo procedimento è anche doloroso. Invece il modello 3D il paziente avrebbe il proprio innesto già compatibile con la sede e senza essere stato prelevato da un’altra sede del suo corpo con conseguente assenza di dolore post operatorio.

Shah immagina che gli ospedali potranno produrre i loro modelli 3D direttamente sul posto in fase di planning preparatorio, “questo potrebbe cambiare il mondo della chirurgia cranio-facciale e ortopedica in un imminente futuro”.

FonteOpnews

Stryker e la produzione degli impianti con stampa in 3D

Da un post su 3dprintingindustry.com

I lettori 3DPI sono estranei alle tematiche ortopediche riguardanti l’adozione di stampa 3D in campo medico ma è interessante sapere che nel corso del 2016 vedremo solo aumentare gli investimenti in tal senso da parte del’indistra del medical device. Un forte segnale che la stampa 3D sta diventando pratica medica tradizionale è la notizia pubblicata da Fortune 500 che Stryker Corporation (colosso americano del settore ortopedico) basa la sua produzione su tecnologia 3D printing.

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Kevin Lobo, CEO di Stryker, ha confermato che la stampa 3D sarà sempre più utilizzata per creare nuovi prodotti e per dare a Stryker un vantaggio competitivo sul mercato. Questa nascente tecnologia utilizza geometrie che possono essere prodotte solo attraverso la stampa 3D. Allo stato attuale sono in produzione impianti del ginocchio e presto ci saranno componenti per la chirurgia spinale.

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Il CEO aggiunge anche che l’obiettivo non è quello di sostituire interamente la produzione, ma espandere il portafoglio esistente,. “Per il prossimo futuro, almeno per i prossimi tre, quattro anni”, spiega, “… non si tratta di cercare di sostituire i nostri prodotti e ridurre i costi. Nel corso del tempo, forse in dieci anni da oggi potrebbe anche accadere, ma a medio termine, siamo concentrati sui prodotti innovativi. La stampa 3D in metallo (tecnologia 3D MultiJet Fusion) è molto diversa da quella in plastica che può essere funzionante su di scrivania in un ufficio. Con il metallo è tutto molto più complicato. Abbiamo lavorato su questo progetto per molti anni acquisendo il know-how necessario su come programmare le macchine e ottimizzare la produzione che è differente da prodotto a prodotto”.

CEO Stryker Kevin Lobo
CEO Stryker Kevin Lobo

“Data la complessità di tale tecnologia, in particolare in un contesto critico come la medicina, l’azienda non è ancora pronta a sostituire l’intero processo di produzione con il 3D. Al contrario, aumentando progressivamente il numero di prodotti 3D e tenendo l’occhio anche sulla robotica (altro campo in cui Stryker sta investendo molto ndr), siamo certi che avremo i nostri clienti potranno contare presto su prodotti veramente unici”.

Info su 3dprintingindustry.com

Protesidanca.net | L’uso dei caschi negli interventi di artroprotesi

Il Dr Cammarano ed il Dr De Peppo durante un intervento di protesi d’anca mininvasiva anteriore

L’uso dei caschi durante l’esecuzione di interventi di artroprotesi sta diventando sempre più importante e diffuso. Questo tipo di dispositivi soltanto pochi anni fà non veniva preso nella giusta considerazione nonostante il rischio di infezioni sia da sempre il principale pericolo per il paziente in sala operatoria.

Ma come funzionano? Prima dell’esecuzione di un intervento il chirurgo indossa un casco simile a quello di un ciclista ma con un ventilatore elettrico montato sulla cima. La ventilazione è necessaria poiché sopra il casco l’infermiere di sala poserà una copertura sterile contenente la visiera protettiva. Da questo momento la ventilazione sarà necessaria al corretta respirazione dell’operatore.

Ecco come appare il casco prima di essere coperto dal cappuccio sterile monouso

L’uso di questi dispositivi non comporta grandi investimenti da parte della struttura sanitaria pubblica o privata ma il loro impiego abbassa enormemente il rischio infettivo durante interventi complessi come quelli di artroprotesi. Questo dispositivo, unito alle ultime tecniche chirurgiche mini invasive, alza sicuramente il livello di offerta sanitaria della struttura che ne adotta l’uso.

Adottiamo l’uso dei caschi protettivi fin dall’inizio della nostra avventura con la chirurgia mininvasiva anteriore dell’anca, cioè dal 2003 . In tutti questi anni abbiamo tenuto sempre sotto controllo ogni rischio grazie all’aggiornamento progressivo di tutti gli strumenti che ce lo hanno consentito e continueremo a farlo sempre nel futuro.

Il Dr Cammarano a sinistra, e il Dr De Peppo

La più grande casistica in Italia

“PASSARE TRA I MUSCOLI SENZA INCIDERLI O STACCARLI”


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